Cape Town, dalle spiagge atlantiche alle Winelands

Cape Town, Camps Bay

Cape Town, Camps BayAbbiamo trascorso una giornata a Cape Town, ora non ci resta che andare alla scoperta dei suoi dintorni, con la splendida costa e gli spettacolari paesaggi che le fanno da cornice. Le spiagge atlantiche, in particolare, sono una meta imperdibile per chi si trova a Cape Town. Dalla stazione di Golden Arrow prendiamo il bus con destinazione Hout bay che in pochi minuti ci lascia alla famosa spiaggia di sabbia fine di Camps Bay, affollata nei weekend e presa d’assalto in estate dagli abitanti della città per godere delle ultime ore di luce del dopo lavoro. Il panorama è da cartolina: la spiaggia deserta fiancheggiata da palme piegate dal vento, dietro Table Mountain, le maestose vette dei 12 Apostoli e Lions Head. Scattiamo qualche foto prima di rifugiarci dal forte vento in un locale sul lungomare, definitivamente accantonata l’idea di fare un tuffo nell’oceano, l’acqua infatti – in estate più fredda che in inverno – tocca al massimo i 13° per via dei ghiacciai che si sciolgono nel vicino Antartide.

Tornando a piedi verso Cape Town, un’incantevole passeggiata lungomare conduce in un paio d’ore di cammino a Sea Point, l’elegante quartiere a sud della città. Dopo i primi 2 km a strapiombo sul mare lungo Victoria Road ci fermiamo alle famose spiagge di Clifton, più riparate dal vento e quindi mete ideali in giornate ventose. Le spiagge, facilmente raggiungibili dalla strada con scalinate ripide e tortuose, sono separate le une dalle altre da enormi massi di granito. First Beach, la “prima” spiaggia, è nota per essere frequentata da surfisti, la “seconda” da studenti che giocano a beach volley, la “terza” da gay e la “quarta”, più accessibile delle altre, ha la nomea di essere la più popolata e glamour. Questo tratto di costa, off-limits per i neri durante l’apartheid, è una zona residenziale tra le più lussuose del Sudafrica con edifici e ville arroccati sulle scogliere e vista mozzafiato sull’oceano. I bagnanti e i joggers, neanche a dirlo, sono prevalentemente bianchi.

Proseguiamo lungo altri 4 spettacolari km di costa costeggiando Bantry Bay e raggiungiamo infine Sea Point, famosa per la promenade lungo mare (di 7 km) e per le sue piscine d’acqua salata, più adatte a un tuffo dato che l’acqua è almeno 10° più calda di quella dell’oceano.

E’ un peccato dover abbandonare la strada panoramica, ma è ora di ritornare a Cape Town. Imbocchiamo Main Road e prendiamo un rikki, il taxi collettivo che fa la spola tra la costa e il centro, questa volta siamo noi gli unici bianchi sul furgone. E’ quasi sera e la fame inizia a farsi sentire, esasperati dalle folate di vento entriamo al Fork in Long Street, che vi raccomandiamo per le raffinate tapas e l’ottima birra.

Stellenbosch, SudafricaL’indomani abbiamo in programma una meta d’eccellenza dell’entroterra di Cape Town, le Winelands. Ci appoggiamo a una guida scozzese, Mac che vive in Sudafrica da diversi decenni. Con R470 a persona si può organizzare un’escursione di mezza giornata: il consiglio è di verificare che le degustazioni siano incluse nel pacchetto o offerte gratuitamente dalle cellars, altrimenti sono a pagamento.

Il nostro tour ci porta attraverso i quartieri residenziali passando davanti al Groote Schuur Hospital, dove nel 1967 Christian Barnard trapiantò per la prima volta un cuore umano. Mac ci racconta che la figlia di un chirurgo nero lotta da anni per rivendicare il ruolo fondamentale del padre nell’operazione, tenuto segreto perché in piena apartheid. Nel frattempo eccoci in prossimità della periferia, dove non lontano dall’aeroporto iniziano i quartieri di misere baracche di latta: è l’enorme township di Langa, una delle tante aree delegate alla gente nera del Sud Africa nel lontano 1927, ben prima quindi dell’era di segregazione razziale del dopoguerra.

Con un breve tratto di 40 km raggiungiamo il cuore della regione, fra colline ricoperte da vigne, punteggiate dal bianco delle tipiche fattorie dei proprietari terrieri. Sulla strada del vino di Stellenbosch, c’è solo l’imbarazzo della scelta nel degustare il prodotto sudafricano tra oltre 100 aziende vinicole. Visitiamo un paio di tenute immerse in splendidi giardini e quando siamo al secondo giro di degustazione, dopo aver apprezzato l’ottima qualità del vino “australiano”, ci rendiamo conto di averne bevuto abbastanza… Mi chiedo come finisca il tour di un intero giorno che prevede minimo 4 aziende vinicole!

Viaggio in SudafricaA pochi km da Stellenbosch si trova il Centro Spier Cheetah Outreach, orientato alla sopravvivenza e tutela dei ghepardi non atti al reinserimento in natura (R90 a persona). Osserviamo da vicino questi splendidi gattoni ambasciatori mentre consumano il loro pasto o si aggirano per la tenuta, portati al guinzaglio dai volontari del centro (con un piccolo sovrapprezzo si può entrare nelle gabbie e addirittura toccarli). Oltre ai ghepardi sono ospitate altre specie in pericolo d’estinzione tra cui gattopardi, caracal, sciacalli e i massicci cani pastori dell’Anatolia, addestrati per la guardia delle greggi dai contadini, ma rispettosi dei ghepardi, agevolandone così la convivenza nelle stesse terre.

La giornata termina a Stellenbosch, insediamento europeo tra i più antichi, fondata nel 1679. E’ una bella e turistica cittadina con storici edifici coloniali e case bianche dal tipico tetto in paglia, circondate da querce gigantesche. Ricca di negozi, ristoranti, alberghi è anche una vivace e importante città universitaria dove le lezioni si tengono in lingua afrikaner. Una sosta d’obbligo è il negozio d’altri tempi in stile vittoriano di Oom Samie Se Winkel in Dorp Street, stipato all’inverosimile da oggetti d’ogni tipo, libri, vino pregiato, utensili, immersi in un intenso profumo di pesce essiccato, tabacco e spezie che rende l’atmosfera ancora più unica e nostalgica. Una città soprattutto di bianchi dove la maggior parte dei neri lavora nei ristoranti o nei bar, ma anche qui le cose stanno cambiando rapidamente e sono già nate aziende vinicole gestite da neri.

 

Il viaggio in Sud Africa continua… Nel leggendario Capo di Buona Speranza