Siracusa, un tuffo nel teatro greco

siracusa, teatro CC Stefano Mortellaro

Ci recitano dal 456 a.C., anno più, anno meno. Con qualche interruzione, d’accordo, ma se amate il teatro e volete per una sera (o più) viverlo come facevano gli antichi Greci che lo consideravano un dono degli Dei, beh dovete per forza andare a Siracusa.

Dall’11 maggio al 30 giugno si terrà infatti il XLVIII Ciclo di Rappresentazioni Classiche. L’iniziativa ha origine nel 1914 quando un gruppo di entusiasti intellettuali, capitanati dal nobile Mario Tommaso Gargallo, decide di ridare vita al teatro greco classico, per tornare a metterlo in scena “come si faceva in origine” – e ovviamente anche dove si faceva in origine. Nasce così quello che oggi conosciamo come INDA, Istituto Nazionale del Dramma Antico, che, da statuto, “provvede a far rivivere la tradizione degli spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa e a promuovere, attraverso un’opera di divulgazione e di ricerca scientifica, i fondamenti del pensiero greco-romano”. In realtà, da un punto di vista spettacolare, rifare il teatro secondo criteri di duemila e passa anni fa, non è proprio una strategia vincente: a essere filologici fino in fondo, si rischia di ammazzare lo spettatore di noia e di far fallire il progetto alla serata della prima. Se dal 1914 però l’INDA tiene botta (150.000 spettatori paganti ogni anno) ed è riuscito a estendere le sue iniziative anche agli altri teatri antichi sopravvissuti fino a noi (compresi quelli all’estero!) è perché intelligentemente ha affidato da sempre, i suoi spettacoli ai migliori attori e registi del momento – salvando la vera essenza del teatro classico, che era poi quella di parlare ai propri contemporanei.

Così quest’anno a Siracusa Eschilo ci parlerà di nuovo, dopo due millenni, attraverso la mediazione del regista Claudio Longhi e l’interpretazione di Massimo Popolizio che farà la parte di Prometeo. Altri due gli spettacoli in cartellone: Le Baccanti di Euripide e gli Uccelli di Aristofane (dove si parla, comicamente, di due poveracci che cercano un paese senza politici corrotti e lo trovano solo in mezzo alle nubi – nella città degli uccelli, appunto…).

L’esperienza di assistere alla messa in scena di grandi opere in un luogo dove già duemilacinquecento anni fa si faceva Teatro, è davvero unica. Probabilmente all’epoca il Teatro di Siracusa era ancora una struttura temporanea, in legno, che veniva tirata su in occasione delle feste solenni della città e poi smontata, e solo qualche secolo dopo, nella cosiddetta età ellenistica, fu trasformato in una struttura permanente, intagliato sul fianco della collina. In epoca romana, poi, venne adattato secondo i canoni architettonici e le esigenze spettacolari della Roma classica e imperiale, tanto che ad esempio tutto lo spazio destinato all’orchestra (tradizionalmente l’area del Coro) fu rimaneggiato per poterlo riempire d’acqua e rappresentarci le popolari naumachie. Per non parlare poi della decadenza dell’epoca medievale, in cui, come tutti i monumenti classici, anche questo diventa cava di marmo per la città; o delle simpatiche truppe spagnole di Carlo V che nel 1526 ne smantellano le pietre per fortificare la rocca del quartiere storico di Ortigia, il Castello Maniace, da cui controllare il porto; o addirittura dei mulini a vento costruiti sulla collina, a ridosso delle gradinate, sfruttando il vecchio acquedotto restaurato (ne rimane uno, oggi: la cosiddetta “Casetta del Mugnaio”). Trasformazioni e rimaneggiamenti che non sono riusciti a rovinare l’eccezionale acustica dell’edificio, studiata dai Greci per rendere udibili da tutti, compresi gli spettatori dell’ultima fila, persino i sussurri degli attori (e teniamo presente che stiamo parlando di un teatro all’aperto!). Acustica che ha permesso in epoca moderna di restituire il teatro allo spettacolo. Tra quelle antiche pietre Sofocle, Euripide, Aristofane e naturalmente Eschilo ci parlano ancora, sempre vivi in mezzo a noi. Magia del Teatro, magia di Siracusa.

Come arrivare: in aereo si atterra all’aeroporto di Catania collegato a Siracusa tramite diverse linee di bus; in treno bisogna raggiungere le stazioni di Catania o Taormina e cambiare per Siracusa.
Dove dormire: il consiglio è di scegliere un hotel a Fontane Bianche, la spiaggia di Siracusa, oppure uno tra i graziosi bed and breakfast di Ortigia, l’isola collegata al resto della città da un ponte, cuore originario di Siracusa.