L’Aquila, una città fantasma a tre anni dal terremoto

L'Aquila terremoto

L’Aquila oggi, a quasi tre anni dal terremoto del 6 aprile 2009, è una città fantasma. Molte strade sono chiuse al pubblico a causa delle mura ancora pericolanti di molti edifici centrali e non è possibile girovagare a cuor leggero. La maggior parte delle pareti ricordano la tragedia, le abitazioni abbandonate l’evacuazione della città. La sensazione più forte è data dal silenzio: non si percepisce alcuno dei suoni e dei rumori tipici di un centro abitato. E’ proprio la presenza umana che veleggia non udibile come uno spettro tra le pareti sgretolate. Alcune strade laterali sono sbarrate dalle pile di materiali edili e di macchinari usati nei cantieri, altre sono controllate a vista da militari annoiati seduti nelle camionette.

L'Aquila, BasilicaI monumenti feriti celebrano ancora, a stento, il passato medievale, l’influenza del vicino Stato Pontificio e della dominazione Spagnola sul processo di urbanizzazione della città. La Basilica di S. Maria di Collemaggio con la porta santa di Celestino V; la Basilica di San Bernardino; il Forte Spagnolo, progettato su calcoli matematici e geometrici riproducenti lo schema della cosmologia matematico-aristotelica; la fontana delle 99 cannelle la cui originalità è data non solo dalla forma trapezoidale e dai mascheroni in pietra tutti diversi tra loro, ma anche dal fatto che non si conosce la sorgente principale che l’alimenta. Un patrimonio ancora abbandonato…

Per farsi un’idea completa della realtà dell’Aquila, non resta che confrontarsi con le ‘new town’, gli insediamenti intorno al centro.

Visitare L’Aquila oggi significa fare i conti con la realtà e con i tanti “perché” ancora in sospeso, ma significa anche ritrovare il buon umore, quello della gente del posto che non si rassegna e che si ritrova tra focacce e vino al “Ju Boss”: la cantina nella zona rossa in via Castello 3, simbolo della voglia comune che tutto torni come prima, sempre affollatissima di gente. Si tratta di uno dei pochi posti rimasti aperti nella zona rossa, dalla quale tutte le persone sono state fatte evacuare.

Ieri sera di nuovo al boss.
atmosfera torbida, come al solito. forse anche di più.
fin da prima. fin da fuori.
fumo, grida, canzoni, lievi danze.
e vino, fiumi di vino.
la mia amica e io.
qua dentro, stasera, è un puttanaio: andiamo via! fa lei.
no, dài, proviamo. faccio io.
Racconti de “La cantina del Boss”

Anche il semplice trovare alloggio implica entrare in contatto con una realtà sociale, ferita ma in via di guarigione. I pochi hotel aperti nel centro cittadino non hanno un ampio numero di stanze a disposizione e i prezzi spingono a optare per soluzioni alternative. La scelta forse anche eticamente più corretta e senz’altro più coinvolgente è quella di cercare un affittacamere. Dopo il terremoto, molte tra le persone costrette ad abbandonare le loro case hanno deciso di trovare una nuova sistemazione fuori dal centro urbano, costruendo case a uno o due piani e aprendo attività di B&B, spesso per recuperare parte del patrimonio perso o per coprire i costi della nuova abitazione. Nelle numerose frazioni e paesini che circondano L’Aquila le insegne di camere in affitto e i numeri da chiamare sono ben visibili già dalla strada statale.

Tempera

Decidiamo di rimanere a dormire presso il B&B La Meta in località Tempera (via L’Aquila Tempera 21). Tempera dista da L’Aquila solo 6 km, lungo una strada a tornanti. La città nasce in una conca sulle sponde del fiume Aterno, su un altipiano e il suo centro, così stretto in vie anguste tra numerosissime casette, offre degli squarci che si aprono sulla valle sottostante. Il B&B è una recentissima costruzione antisismica in legno, composta da diverse piccole casette a se stanti, comode e calde. Una singola a 35€ e la doppia a 70€. Il gestore, Serafino, aveva progettato il suo B&B nel paese di Tempera e dopo il terremoto ha dovuto cambiare zona: ora “La Meta” è appena fuori dal paese, arrivando dall’uscita dell’autostrada Aquila Est, dopo 3 km circa (occhio al cartello che non è visibile e precede di poco la minideviazione in salita per il B&B). Il silenzio e l’aria buona della notte facilitano una sana dormita, ma la colazione è un po’ misera perché per evitare personale i gestori hanno lasciato le macchinette automatiche del caffè.

Articolo scritto da Thomas Ronchetti e Greta Gandini

In occasione della ricorrenza del 6 aprile, contro il grigio e il vuoto che ancora imperano a L’Aquila, l’associazione Animammersa ha ideato l’iniziativa “Mettiamoci Una Pezza!“: si tratta di un’azione di urban knitting che consiste nel ricoprire il centro storico di coloratissime pezze lavorate a maglia e a uncinetto. Vuoi contribuire inviando la tua pezza? Leggi qui, mancano pochi giorni.