Dolomiti in moto, dal Bellunese alla Val Gardena

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Itinerario tra antiche mura, lungo l’ancor più antica strada che da Belluno porta verso Bressanone, su per la Val Cordevole, attraverso il passo di Campolungo e poi in Val Gardena, con tappa a Ortisei: 150 km da fare con estrema calma, in tempi dilatati, in moto o con qualsiasi altro mezzo vi dia la libertà di muovervi con ritmo personale, prendendovi i tempi che volete, facendo deviazioni, fermandovi a capriccio per fare magari una foto o semplicemente godervi l’aria fresca. L’ideale sarebbe un mezzo antico come un cavallo, ma va bene anche una Harley Davidson.

Si parte dalla Certosa di Vedana, a 12 km da Belluno. Abbazie, palazzi fortificati, castelli: le nostre tappe saranno le postazioni che rendevano sicura nei tempi andati questa importante via di comunicazione tra Nord e Sud d’Europa. Verso l’Austria, ci aspetta il Brennero e Innsbruck; mentre Belluno può considerarsi una porta della Pianura Padana – un tempo ci voleva almeno una settimana di viaggio, noi ci metteremo meno, ma ci godremo comunque le tappe una per una.

E cominciamo subito con questo complesso abbaziale della metà del ‘400: Vedana accoglie i viandanti almeno dal XII secolo, quando qui c’era l’Ospizio di San Marco. Oggi a dire il vero la Certosa è un po’ meno ospitale, perché la visita è regolata da una lunga procedura: ci vuole addirittura il permesso della Diocesi, con tanto di firma del Superiore Generale dell’Ordine dei Certosini. Conclusione: se non vi siete mossi in anticipo o non avete Santi in Paradiso (è il caso di dirlo), rimarrete fuori. D’altronde, le Monache che si sono ritirate qui e grazie alle quali il complesso abbaziale è risorto dopo secoli di decadenza e abbandono, l’hanno fatto per chiudersi in meditazione e solitudine, abbiate pazienza. Anche perché, pur chiusi fuori, potete sempre godervi l’armonia delle forme esterne dei suoi edifici, e la sua posizione privilegiata ai piedi del Monte Vedana. C’è un laghetto morenico poco più avanti: siamo nella riserva naturale dello Schiara e attorno a noi incombono i Monti del Sole, il viaggio è appena iniziato e non sarà il primo portone chiuso a fermarci. Annotatevi comunque l’indirizzo: potrete sempre tornare qui per farvi ospitare per un ritiro spirituale, se sentite il bisogno di un’esperienza di questo tipo.

Puntiamo vero il paesino di Mas, che attraversiamo per immetterci sulla Statale 203, risalendo il Cordevole. Seguiamo per Agordo, attraversando ripidi valloni calcarei erosi nei millenni dal torrente: una ventina di km e siamo nella piazza principale del paese, davanti al Palazzo Crotta-De Manzoni. Anche qui, porta in chiusa: il palazzo è proprietà privata e solo i padroni di casa hanno il diritto di farvi entrare, se gli va. Ma una possibilità c’è: oggi nelle ex scuderie del palazzo sono ospitate le collezioni di ottiche e di occhiali della Luxottica con oltre 1200 pezzi di varie epoche, mentre il giardino è utilizzato per concerti e mostre nel periodo estivo. Regolatevi: per intanto godetevi un giretto per i portici del cortile e nel giardino delle statue – è già qualcosa.

Rimettiamoci sulla Statale agordina e saliamo verso i mille metri di Alleghe, un paesino adagiato sulle rive di un laghetto che sembra uscito dal pennello di un paesaggista e invece è il risultato di una ben poco amena frana: l’11 gennaio 1771, nel mezzo di una gelida notte, la maggior parte delle contrade dell’abitato furono tragicamente spazzate via e sommerse dallo stravolgimento dell’alveo del fiume. Si racconta che streghe avessero ballato sotto il Sasso Nero per tutta la notte precedente, sotto la guida di un misterioso figuro chiamato “Gran Baracùn”; e che un vecchietto sconosciuto avesse chiesto ospitalità, per tutto il giorno prima, accolto solo da una povera vedova – l’unica casa che, guarda un po’, si salvò poi dalla tragedia – fattosta che agli abitanti del fondovalle, dei borghi di Peron, Costa e Torre, toccò sloggiare e riedificare il paese sull’altura sotto le pendici della Civetta. Si portarono via qualche ricordo del vecchio paese, però: la chiesa attuale è stata costruita utilizzando parti del vecchio edificio del XII secolo. Un giro del lago, passeggiata adatta a tutti, compresi i disabili, vi prenderà un paio d’ore massimo e vi regalerà tanta aria buona.

Lago di Alleghe

CC Alex d.b

E qui si sfruttano le 2/4 ruote per una deviazione: lasciando Alleghe, imboccate la strada per il passo del Falzarego – pochi chilometri di tornanti e arriverete sotto il castello di Andraz, raggiungibile a piedi con un sentiero sul lato sinistro della strada. Un rudere romantico, i cui restauri sono iniziati solo nel 1985 a opera della Regione Veneto – antichissima torre di guardia, sicuramente già attivo attorno all’anno Mille, conteso nei secoli per la sua posizione strategica, ora rovina suggestiva tra il silenzio dei boschi e le vette.

Tornate indietro e seguite per Andraz, da cui poi prenderete per Campolongo. Ora siamo a 1875 m e comincia una serie di saliscendi da montagne russe. Giù fino a Corvara, alta Val Badia, poi di nuovo su verso il Passo Gardena, a quota 2120. Dopo il Sassongher, il Sass da Ciampac e il Sassolungo, ecco puntuale un altro castello, a sorvegliare, da una posizione più che invidiabile, l’accesso alla Val Gardena: Fischburg, o Castel Gardena, la cui struttura secentesca è oggi un’elegante dimora privata. Quindi non è visitabile – ancora una volta. Però ci sono i concerti, se volete:  nel cortile, d’estate,  in occasione del Valgardenamusika – è pur sempre qualcosa.

Ed eccoci finalmente a Ortisei, il centro principale della valle. Siamo in Ladinia, in una delle cinque valli abitate dai Ladini, popolo antico che custodisce la lingua e leggende delle Dolomiti: scopriteli nella loro “Casa”, il Museo della Val Gardena, istituito fin dal 1960 a tutela del patrimonio culturale rappresentato dalle loro tradizioni e dalle vette creative toccate dai loro artigiani, pittori, scultori e soprattutto grandissimi intagliatori di legno. E’ il momento di fare tappa. Magari fermarsi a cena e a dormire, perché no, in un bel centro benessere, dove rigenerarvi come all’Adler SPA Dolasilla, in centro a Ortisei.

Quando riterrete di essere stati a sufficienza a Ortisei, riprendete la strada verso Nord, puntando verso Chiusa, e poi deviando verso Velturno: qui, a 850 m., la vista spazia solenne sulla catena delle Odle, sorvegliate dal cinquecentesco Castello costruito dal Cardinale Christoph Von Madrutz e divenuto nei secoli residenza estiva dei Vescovi di Bressanone. Una buona notizia: il castello è visitabile (solo con guida, ingresso adulti € 5,00; giovani fino ai 18 € 1,50; per info: 0472.855.525) ed è uno dei più belli e meglio conservati di tutto l’Alto Adige.

Tornati a valle, proseguiamo nella nostra salita verso Bressanone, dove arriviamo dopo 8 km, nel cuore della conca coronata da verdi colline e dai fiumi Rienza e Isarco. In Piazza Duomo, ci aspetta il palazzo dei Principi Vescovi, di impianto medievale ma ristrutturato in epoca tardorinascimentale: è la sede del Museo Diocesano, quindi è visitabile; ma non trascurate il Duomo e lo splendido Chiostro attiguo, del XIII secolo.

Spingetevi per altri soli tre chilometri ancora a Nord, e raggiungerete l’Abbazia di Novacella, fondata attorno al XII secolo dagli Agostiniani, ancora oggi cinta in parte da resti di mura medievali munite di caratteristiche torrette. Culla spirituale della vita tirolese, custodisce tesori barocchi e medievali, che meravigliosamente convivono fianco a fianco in una festa per l’occhio. Impressionante la Biblioteca, con i suoi 65mila volumi a stampa e i preziosissimi codici miniati. Ma sottovoce vi suggerisco la visita alla cantina: è dal 1142 che qui si produce vino e la degustazione dei rossi e dei bianchi che si può fare tra una fetta di speck e una di formaggio tipico, be’, sarà poco spirituale, ma è un’esperienza indimenticabile. Qui i viaggiatori trovavano l’ultimo rifugio accogliente prima della salita verso il passo del Brennero; ma non era raro che qualcuno decidesse di restare per sempre tra questi paesaggi fantastici che fanno dimenticare il resto del mondo e le sue miserie quotidiane. Magari capiterà anche a voi.