Transiberiana: in viaggio con Luciana Castellina

TransiberianaFoto di Boccaccio1 (CC)

“E quando guardo il tragitto sulla carta geografica e le città che la ferrovia attraversa o cui si accosta, mi rendo conto di quanto sia sconosciuta questa terra: di quanto poco ci si ricordi che è più grande della grandissima Cina e dell’intera Europa; di quanto poco spazio occupi nei nostri pensieri geopolitici”.

Un treno mitico che scivola lento sulla linea ferroviaria più lunga al mondo. Dal 1916 la Transiberiana collega la città di Mosca a Vladivostok, sul Pacifico, e oggi attraversa 12 regioni, 86 città e 16 fiumi percorrendo 9.288 chilometri.

Luciana Castellina, giornalista, politica e scrittrice romana, ne percorre circa 6 mila nel suo Siberiana, edito Nottetempo (2011), viaggio-avventura tra città siberiane e sterminate periferie dimenticate. Di ogni tappa toccata l’autrice descrive presente e passato, in un intreccio di racconti a metà tra memoria personale e storia recente, offrendo una valida guida piena di consigli pratici e approfondimenti storici. Un modo per affrontare in compagnia questo straordinario viaggio da compiersi almeno una volta nella vita.

Prima tappa: MOSCA

La Transiberiana parte da Mosca, dalla stazione Jaroslavskaja in piazza Komsomol’skaja. I vagoni della Transiberiana, divisi in prima, seconda e terza classe, si distinguono per i colori verde e giallo. C’è anche un vagone ristorante, spesso sfornito. “La difficoltà di nutrirsi è una costante della Transiberiana, dalle origini a oggi”. Ma oggi non è più un problema come in passato. “Il treno alle stazioni si ferma assai più a lungo che altrove, almeno una mezz’ora abbondante, proprio per consentire ai viaggiatori – che scendono in pigiama e pantofole sgranchendosi le ossa compresse dai lunghissimi tragitti – l’accesso al mercatino che si snoda sul binario”. Ai mercatini ferroviari o nei supermarket appena fuori la stazione ci si rifornisce per una giornata, fino alla prossima stazione dove sarà sempre possibile trovare uova fresche, verdure dell’orto, pesci di fiume affumicati e bevande, vodka in primis. “Le stazioni sono tutte bellissime , monumentali, piene di mosaici che inneggiano alle glorie della Rivoluzione d’ottobre”. Quasi ovunque mancano i sottopassaggi e bisogna attraversare i binari a piedi e in più non esiste “nessun capostazione che fischia, nessun divieto, nessun convoglio arrogante che sfreccia e non guarda in faccia nessuno”.

Seconda tappa: NIŽNIJ NOVGOROD

Nella regione del Volga incontriamo “la più bella città del nostro viaggio”. Nižnij Novgorod fondata nel 1221 si presenta “arroccata attorno al più antico dei cremlini, affollata di chiese e ricchi palazzi eretti dai mercanti che qui smistavano i commerci fra l’Oriente e l’Occidente”. Offre bellissimi monumenti, un viale principale con negozi alla moda e caffè tra cui il vecchio e imperdibile “Caffè URSS”, oggi club esclusivo.

Transiberiana, Russia

Foto di Julie Laurent sotto licenza Creative Commons

Terza tappa: KAZÀN’

La scrittrice compie una piccola deviazione dalla Transiberiana per raggiungere questa città a 720 Km da Mosca, capitale del Tatarstan. Gli abitanti, tatari bulgari, discendenti delle comunità nomadi delle aree del Mar Nero, sono il secondo popolo della Russia. Kazàn’ si divide in città moderna e città vecchia. La prima mostra ancora le indegne tracce dei cantieri allestiti per Universiadi tenutesi nel 2013; la seconda è costruita, come Roma, su sette colli. Qui la vita culturale è animata da locali con musica jazz, teatri d’avanguardia, università – la terza della Russia – e tanti giovani che studiano l’italiano e i suoi classici.

Quarta tappa: EKATERINBURG

Quarta città della Russia, è il centro più europea del nostro viaggio, “per tanti versi simile a Milano”. “Un luogo speciale perché qui c’è il confine che taglia Europa e Asia, 1.777 chilometri da una parte, 7512 dall’altra”. Una stele segnala il confine geopolitico definito proprio a questa altezza da Pietro il Grande che preferì questo luogo a una frontiera naturale che esisteva già un po’ più in là, la catena degli Urali.  Da vedere, la Cattedrale del Santo Sangue, intitolata ai Romanov, la famiglia dello zar Nicola sterminata nel 1918 e santificata ottant’anni dopo. E la Biblioteca, nei bei quartieri operai degli anni ’30, per la scala a spirale ispirata al Bauhaus. Università (ben 9), 28 teatri, 26 musei, 25 gallerie d’arte sono le proposte culturale cittadine, alle quali si contrappone uno scenario ben più desolante, quello delle fabbriche, tante e mastodontiche. La periferia della città ospita il grosso dell’industria pesante russa per via del terreno ricco di materie prime.

Quinta tappa: TOMSK

“Il salto degli Urali, il passaggio dall’Europa all’Asia, è grosso”. Un tragitto di due notti e un giorno, 36 ore in tutto. Tomsk, la “città egli studenti” appare a prima vista come “un bel villaggio del Trentino, pulito, ordinato, verde e innocuo”. Grande fermento culturale e artistico, di nuovo molte università (un abitante su quattro è uno studente universitario), splendidi quartieri con abitazioni in legno colorato in stile art nouveau, molti giardini e centri di alta tecnologia e innovazione scientifica. In netto contrasto con l’aria pura che si respira, sorge, da quasi settant’anni, la più importante centrale nucleare del Paese e nel sottosuolo scorre il gas che alimenta mezza Europa. A pochi chilometri dal centro, al di là del fiume Ob’, la taiga, che d’estate raggiunge temperature alte, fino a 30 gradi, ben lontane dal freddo polare dell’inverno siberiano ( da -25 a -45) e produce la metà del legname di tutta la Siberia.

Transiberiana, viaggio in Russia

Foto di Martha de Jong-Lantink Martha de Jong-Lantink | Licenza Creative Commons

Sesta tappa: KRASNOJARSK

A 4.000 chilometri da Mosca la Transiberiana ferma anche qui, nel Distretto siberiano con un’estensione dieci volte superiore alla Francia. Di nuovo il ricordo va al Trentino: boschi, colline e villette in legno. E di nuovo esiste un “elemento di disturbo”, una grande centrale idroelettrica, la seconda al mondo dopo quella di Assuan sul Nilo.
Anche qui c’è la taiga “immensa, senza confini visibili, infinita”, attraversata dal fiume Enisej, il quinto più lungo al mondo, che sfocia nel Mare Artico. E dove abitano gli ultimi eremiti viventi: il clan Lykov.

Settima tappa: IRKUTSK

Patria di Nureiev che nacque proprio su un treno diretto a Valdivostok, oggi è una moderna città a 5 fusi orari da Mosca. Offre ristoranti raffinati, caffè, teatri, un centro abbastanza caotico che si sviluppa intorno a ulitsa lenina con scintillanti boutique, “un trafficatissimo centro del mondo, visto che il mondo si sta spostando da queste parti”, un varco verso la Cina. Viene definita la “Parigi della Siberia”, per la sua atmosfera elegante e benestante, una città ricca fin dalla sua fondazione (1652).

Ottava tappa: LAGO BAJKAL

La Transiberiana non passa più lungo le coste del lago Baikal e il fiume Angara, ma a causa della costruzione di nuove dighe, devia verso l’interno. Esimersi dal visitare il lago sarebbe però un errore, quindi scendiamo dal nostro treno per salire su un trenino turistico (circumbajkalia) che costeggia le limpide acque di questo immenso specchio lacustre che regala uno spettacolo naturale unico al mondo.

Nona tappa: ULAN-UDĖ

Capitale della Repubblica Autonoma Buriata, questa città ci introduce nella “vera Asia”, a 1.000 Km dalla Cina. Qui vivono ancora gli sciamani e oltre 200 monaci abitano il Tempio buddhista di Ivolginskij. Costruita dai cosacchi nel Seicento, Ulan-Udė conserva ancora tracce originarie, molte case basse, pochi grattacieli, ma non rifiuta le modernità (negozi, pizzerie…). In centro l’attrazione principale è un’enorme statua alta 10 metri che riproduce il volto di Lenin, la più grande, nel suo genere, di tutto il mondo. Qui la taiga cede il passo alla steppa, e al posto delle betulle spuntano praterie erbose puntellate da “isolati villaggi contadini immersi in uno spazio sconfinato”.

Il viaggio dell’autrice si ferma qui, a 5640 km da Mosca. Noi, proseguiamo verso Vladivostok o Pechino (attraversando la Mongolia), dove questo treno glorioso fermerà la sua corsa per poi ripartire da Mosca con nuovi passeggeri cui offrirà la sua storia e i suoi paesaggi, puntando sempre verso Oriente.