Sighişoara e Bucarest, il lato rurale e quello urbano della Romania

Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide nei Balcani. Leggi l’itinerario completo qui »

Sighişoara è un luogo lontano, nelle parole e nei fatti: sono almeno 15 le ore di auto che impieghiamo da Belgrado per giungere nel paesino a nord della Transilvania, regione rumena così ricca di spunti letterari e cinematografici. Non fatevi spaventare però: non sono ore di autostrada, è un lungo percorso che si snoda lungo le campagne prima serbe poi rumene, paesini dal sapore antico, alcuni con anziani che chiacchierano seduti per strada e vestiti con costumi locali, figure incuriosite dal passaggio di auto tutt’altro che nostrane.

Il percorso è bello e colorato, e lungo. Anche perché a chiedere tempo è il passaggio di frontiera a nord della Serbia verso la Romania, all’altezza di Sprska: una lunga e lenta fila per uscire dalla prima ed entrare nella seconda dove a dirla tutta, con nostro dispiacere, non veniamo accolti proprio con allegria. Sarà la provenienza, sarà la carta d’identità che recita Nazionalità:Italia, saranno le nostra facce poco rassicuranti ma restiamo fermi per più di un’ora alla dogana rumena senza sapere il perché.

SighişoaraE senza sapere il per come ci vengono restituiti bruscamente i documenti. Proseguiamo verso il nord del paese, la partenza di mattina presto dalla capitale serba non ci permette comunque di arrivare a destinazione prima che cali l’oscurità. E a risentirne è anche la tranquillità nel condurre l’auto lungo una strada che da poetico percorso diventa snervante impegno a evitare le buche soprattutto nell’ultimo tratto, da Sibiu in poi. Arriviamo a destinazione, accolti da un ambiente in piena sintonia con i più tetri racconti sulla Transilvania.

Sono le 10 di sera e Sighişoara è completamente al buio: blackout o trovata scenica per i turisti più accaniti? Non siamo riusciti a scoprirlo, ma è forte il sospetto sulla seconda ipotesi. Nemmeno una luce, non una. Troviamo di fortuna dove spartire un letto, una bettola decisamente draculesca, dal nome fortemente ironico: Chic non stop.

Sighişoara è un piccolo paesino, che non offre come si potrebbe pensare castelli tenebrosi e lugubri pontili, ma tanta campagna e un piccolo centro ad alta densità turistica dove mangiare una pizza al “tipico” ristorante San Gennaro o fare una foto con la minimalista statua di Vlad.  Una mattinata è sufficiente per camminare tra le stradine del paese. In questo caso l’auto è straconsigliata perché permette di visitare le cittadine vicine e le loro fortezze: ma mi raccomando, non aspettatevi il castello di Dracula, perché qui non c’è.

TransilvaniaLa Transilvania è da gustare nella sua semplicità, e regala aneddoti bizzarri armati anche di una certa dose di inospitalità. Ripartiamo verso la capitale, Bucarest. Il viaggio è più tranquillo, non più di 6/7 ore di auto tra montagne e la superstrada che dritta per dritta porta al centro della vita rumena. Impatto: Bucarest è gigantesca, si estende per chilometri, chilometri e chilometri. Secondo impatto: la Bulevardul Regina Elisabeta, che attraversa il centro della città (se un centro esiste) pare abbandonata a se stessa; non di rado negozi abbandonati e case fatiscenti. Sarà il traffico, sarà il senso di decadenza, ma l’impressione non è delle migliori.

Dopo vane ricerche di ostelli non più esistenti, ne troviamo uno tranquillo e agevole (anche se non particolarmente economico), il Central Hostel, a Salcamilor Street, a nord della città, non più di 20 minuti a piedi dalle grandi arterie centrali. Bucarest, 2 milioni di abitanti, offre molto da vedere: musei (segnalo quello della storia contadina, veramente ben fatto), parchi, il gigantesco quanto insensato palazzo voluto da Nicolae Ceauşescu (nella foto in basso a sinistra), un monumento del dittatore al potere che sembra quasi significare involontariamente il vuoto del potere fine a se stesso. Difatti il palazzo non è mai stato abitato, in quanto i lavori alla fine ingloriosa di Ceauşescu nel 1989 non erano ancora stati completati.

BucarestRimaniamo a Bucarest due giorni. La città è talmente grande che probabilmente anche stando una settimana non si riuscirebbe a vedere tutto, però se l’idea è di carpirne atmosfera e qualche chicca, anche due o tre giorni posson bastare, anche perché il luogo è molto trafficato e richiede un notevole sforzo fisico, soprattutto sotto il caldo di agosto.

Attenzione, occhio ai taxi. Come ben ricorderà Michele è facile capiti il tassista furbo che cerca di farti pagare 50-100 volte tanto la singola tariffa, a maggior ragione visto che ogni taxi di Bucarest ha una sua tariffa. A noi l’episodio spiacevole è capitato, il tassametro (contraffatto) correva talmente tanto da sembrare una macchinetta del tempo impazzita nel vortice di una futura proiezione finanziaria della borsa rumena. Risultati per le nostre tasche e per il nostro umore, spiacevolissimi.

Usciamo affaticati dai giorni nella capitale rumena, e il colpo finale ce lo regala la frontiera in uscita, dove ci vengono chiesti 150 euro perché sprovvisti di bollino per le strade di cui nessuno, peraltro, ci aveva segnalato la necessità. Contrattiamo, e ne usciamo bene. Stanchi, ma decisi, puntiamo verso la Bulgaria.

Il viaggio nei Balcani continua… A Sofia