Isola del Giglio, fiore dell’Arcipelago toscano

Cosa succede se a fine maggio si riesce a fuggire per qualche giorno su un isolotto dell’Arcipelago toscano graziati da un tempo meraviglioso? Semplice, si vivono dei giorni indimenticabili. È quello che è successo a noi, qualche giorno fa, che con un po’ di fortuna abbiamo avuto l’occasione di passare una bella settimana all’Isola del Giglio, fiore all’occhiello della Costa D’Argento.

Siamo stati accolti da giornate calme e calde. Il mare e il cielo blu in questo periodo fanno da sfondo a una terra con una macchia mediterranea folta, lussureggiante e totalmente in fiore. Con tutta serenità ci siamo organizzati per girare l’intera isola: un alternarsi di spiagge dorate e baie. Colori, profumi e sapori. Cibi prelibati da gustare e passeggiate strepitose.

Imbarco Porto Santo StefanoIn questi pochi giorni abbiamo ritrovato il tempo di soffermarci ad osservare la natura e ascoltare. Le giornate terse, il venticello leggero e il sole che scalda senza mai picchiare hanno reso la nostra vacanza davvero idilliaca.

Per raggiungere l’isola in treno, la stazione d’arrivo è Orbetello – Monte Argentario. Per prendere il traghetto si deve andare a S. Stefano, raggiungibile nel giro di 20 minuti con il bus RAMA. Il tragitto via mare è di circa 60 minuti e una volta sull’isola ci si muove con il bus  (capolinea a 200 metri dalla banchina portuale, sulla strada provinciale; 15 minuti circa per raggiungere Giglio Castello o Campese).

Un’ottima soluzione è arrivare in auto, come abbiamo fatto noi, soprattutto nei periodi in cui l’isola non è molto affollata, così da raggiungere i diversi sentieri per i trekking autonomamente. La strada di arrivo è l’S.S. Aurelia. Per chi viene da sud, l’uscita è a Orbetello e successivamente a Porto S. Stefano. Per chi arriva da Nord, l’uscita è invece ad Albinia.

Bungalow camping baia del soleIl comune dell’isola del Giglio, con sede a Giglio Castello, è in provincia di Grosseto, comprende l’isola di Giannutri e conta circa 1500 abitanti. La superficie dell’isola è di circa 21 Km quadrati e le coste si sviluppano per circa 28 Km.

Arrivati a destinazione ci dirigiamo subito verso Giglio Campese, al Camping Baia del Sole, l’unico campeggio dell’isola. Situato in una posizione strategica, a 20 metri dal mare, poco distante dalla spiaggia di Campese (1 km), con 100 piazzole terrazzate ognuna con la sua vista mare, è un palcoscenico perfetto per assistere ai magnifici tramonti di Montecristo. Prendiamo un bungalow, con letto matrimoniale (ce ne sono anche di più piccoli, con letti separati, più distanti dal mare), che in bassa stagione costa 52 euro (lenzuola escluse). Senza dubbio per il livello di servizio il costo risulta un po’ elevato, ma tutto sommato, non c’è nulla da dire, la posizione è unica: immerso nel verde con le scogliere di granito accarezzate dalle onde a pochi passi è una soluzione ottimale per ciò che andavamo cercando. I bagni, sono pubblici, ampi, numerosi e ben puliti, solo che per la doccia calda bisogna pagare 50 centesimi (quando il sistema di riscaldamento è a pannelli solari! A proposito, badate bene a non docciarvi dopo il tramonto). Alla reception ci mettiamo d’accordo con la responsabile (una signora un po’ scorbutica, ma simpatica) per tre notti. Più sotto diamo un occhio al baretto/mini market, prendiamo gli zaini ci accampiamo nella nostra capannetta.

Dopo aver familiarizzato anche con le docce ci prepariamo per andare a cena, la signora del campeggio ci consiglia un paio di posti tra cui scegliamo il ristorante da Mario di Meino, un buon inizio per gustare la cucina tipica gigliese e del buon pesce. Più avanti scopriremo che sul Giglio di ristoranti “di Meino” ce ne sono tre, a Campese, Giglio Porto e Castello, gestiti da tre fratelli: Fabrizio, Fabio e Fazia, tutti nipoti del nonno Meino – padre di segreti culinari che tutt’ora vengono custoditi con riserbo – chiamato “Meino” per la sua bassa statura.

Mangiamo bene, prendiamo due antipasti: palmita con zucchine in agrodolce (una specialità da non perdere) e alici marinate. E poi due primi, che ci vengono serviti con porzioni molto abbondanti: spaghetti alla marinara (ottimi, ma un po’ al dente). Annaffiamo il tutto con un vino tipico dell’isola, molto particolare, l’Ansonica, o Ansonaco (come pronunciato dai Gigliesi), dal colore giallo paglierino e il sapore asciutto. Chiudiamo con un digestivo fatto in casa, il “bananino”, e usciamo salutando abbastanza soddisfatti. Spendiamo 66 euro (coperto 3 euro a testa).

E con l’entusiasmo di chi sa che c’è ancora tanto da scoprire torniamo sereni su al nostro rifugio, sbirciando le stelle e ascoltando il respiro del mare.