In cima al mondo con Walter Bonatti

Walter Bonatti

Il 19 agosto 1955 ho attaccato il Dru,
e durante i successivi cinque giorni,
la durata della mia avventura solitaria,
è come se fossi vissuto su un altro pianeta,
come se fossi penetrato in un’altra dimensione sconosciuta,
come se fossi entrato in uno stato mistico e visionario
in cui l’impossibile non esiste
e tutto può riuscire.
Montagne di una vita, Walter Bonatti, Dalai Editore

Ci ha lasciato nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 2011, Walter Bonatti, il grande alpinista italiano che sfidando i limiti dell’umana resistenza, realizzò grandi imprese e conquistò improbabili vette. Nome indimenticabile nel panorama alpinistico, di origini monzesi, raccolse negli anni le sue memorie scrivendo molti libri che ci raccontano prima di tutto il suo spassionato amore per la montagna. Per noi il modo migliore di ricordarlo è ripercorrere le sue orme e la sua passione per l’alpinismo e le cime innevate, facendo omaggio alle sue montagne.

Il Grand Capucin in Valle d’Aosta. L’obelisco di granito che raggiunge i 3.838 metri sul livello del mare, un picco rosso alto 400 metri nelle Alpi del Monte Bianco. Walter Bonatti tentò per primo la scalata nel 1950, ma conquistò il picco solo al terzo tentativo, l’anno seguente. La via prende il suo nome. Per chi volesse percorrerla, la località di partenza è Chamonix e l’appoggio il Rifugio Torino. Difficoltà del percorso: 7a – 6a obbl.

Il Cervino. Nel 1953 è il turno dell’impervia piramide delle Alpi Centrali. La sua fu la prima salita invernale della parete Nord che fece in solitaria. Oggi il Cervino è una meta battutissima dal turismo, ai suoi piedi la Valtournenche con Breuil-Cervinia, sul versante svizzero Zermatt. Neve tutto l’anno, 350 chilometri di piste e uno scenario impareggiabile. Numerosi gli itinerari alpinistici, tutti riservati a esperti scalatori, come quello che da Zermatt percorre la Cresta dell’Hörnli (nord-est); da Cervinia va lungo la Cresta del Leone (sud-ovest); e la Parete Nord, una delle 6 Pareti Nord delle Alpi, così chiamate per l’altezza e l’estrema difficoltà della scalata, quella di Walter Bonatti che si fa strada lungo la cresta del Furggen (conquistata per la prima volta dai fratelli Schmidt nel 1931). Difficoltà del percorso: TD+.

Il 1963 è l’anno del Grandes Jorasses che scala in invernale insieme a Zappelli, passando la Punta Whymper. Ce la fa al 12° tentativo, un tratto estremamente difficile, oggi valutato di difficoltà ED superiore. È sul Cervino che Bonatti fa l’ultima scalata. È il 1965 anno in cui si apre in solitaria invernale la via verso l’implacabile parete nord del Cervino, altra straordinaria impresa.

Il K2. Il 1954 è l’anno della spedizione sul K2, la seconda montagna più alta al mondo dopo l’Everest. Con i suoi 8611 metri fa parte della catena montuosa dell’Himalaya. Bonatti ha 23 anni e la spedizione capeggiata da Ardito Desio, gli riserverà una brutta esperienza. Insieme al compagno Mahdi, si trova costretto a trascorrere la notte lontano dall’accampamento nella cosiddetta “zona della morte” dove le temperature si aggirano intorno ai -50 °C senza possibilità di riparo. Il peggio è che l’accaduto dipese probabilmente dalla incuranza e negligenza di alcuni compagni di spedizione. Per lungo tempo la vicenda rimase ignota finché nel 1961 Bonatti la divulgò pubblicando l’accaduto nel libro Le mie montagne. Ne derivò una polemica e una causa, che vinse (caso K2). Un’esperienza che certamente segnò la sua vita. Per i fanatici dell’alpinismo, il K2 è un vero mausoleo. La difficoltà dell’ascensione è estrema e pericolosa (info).

Per Europa, Walter Bonatti

CC Brigante mandrogno

Il Monte Bianco. Numerose le imprese di Bonatti e le sue sfide con la montagna più alta delle Alpi. È a lei che si associa l’origine dell’alpinismo, tradizionalmente attribuito al 1786, anno in cui per la prima volta venne scalato il Monte Bianco. Dopo la sfida del Grand Capucin è il turno della scalata del Petit Dru e dei suoi 3733 m.s.l.d.m., altra Parete Nord delle Alpi che si trova nella parte settentrionale del massiccio. Conquistato in primis da Jean Charlet-Straton, Prosper Payot e Frédéric Folliguet nel 1879, fu Bonatti il primo a scalarla in solitaria passando dal pilastro sud-ovest e impiegando ben sei giorni in parete. Un’impresa quasi impossibile, quasi. Bonatti ce la fa. Il 1956 è la volta della Poire, ascensione che gli costerà molto e che comporterà la perdita di diversi compagni. L’anno successivo è il turno dell’ultima parete vergine del Monte Bianco, altra Parete Nord, il Grand Pilier d’Angle e il 1961 della Brenva del Monte Bianco, dalla via della Sentinella Rossa. Lo stesso anno tenta con i compagni Oggioni e Gallieni, e altri alpinisti incontrati lungo la strada, la scalata del Pilone Centrale del Freney ancora inviolato, ma una violentissima tormenta li sorprende. Sono costretti ad abbandonare l’impresa. Purtroppo in molti non faranno ritorno.
Il Monte Bianco rimane una delle mete più ambite dagli alpinisti di tutto il mondo. Molte le possibilità e i percorsi per vivere l’emozione della scalata (info).

Se ti è nato il gusto di scoprire non potrai che sentire il bisogno di andare più in là. Al Monte Bianco comunque sono sempre ritornato anche dopo tanti anni, e l’ho fatto come si può tornare a un padre per dialogare, con tutto l’affetto e i ricordi che un figlio cerca nei propri genitori.
Walter Bonatti

Tante altre le sfide di Bonatti con la montagna: il tentativo di conquista del Cerro Torre nella Patagonia argentina, della vetta del Gasherbrum IV nell’Himalayana, del Nevado Rondoy Norte nelle Ande peruviane… A soli 35 anni, abbandona l’attività di alpinista e sostituisce alla ricerca di nuove cime la scoperta di paesi lontani nelle vesti di reporter. Ma questa è un’altra storia.

La vita di Walter Bonatti è testimonianza di una spinta inarrestabile verso l’avventura e dell’irresistibile attrazione per l’oltre. Un sentimento che ognuno di noi ha provato nella vita e che lui ha reso motore della sua. Ci piace ricordarlo così Walter Bonatti, come uno dei grandi avventurieri del XX secolo.