Da Cuzco a Puno: rotta verso il confine boliviano

verso copacabana © Davide Fracasso
Questo articolo è una tappa del viaggio di Davide in Sudamerica. Leggi l’itinerario completo qui »

Di ritorno da Machu Picchu, a distanza di qualche giorno di riposo dopo le fatiche del cammino e la rumba dell’altitudine, si presentano due possibilità: proseguire lungo il Perù, arrivando a Lima e andando a nord verso l’Ecuador oppure tornare verso sud-est e puntare la Bolivia: la mia scelta ricade su questa possibilità, non avendo un tempo infinito a disposizione.

Resta il fatto che il Perù, terzo paese per dimensione dell’America Latina, è fantastico, misterioso e tutto da scoprire: meriterebbe da solo ben più tempo di qualche settimana e anche se ha una capitale tra le meno seducenti del continente – Lima – ha in se il fascino delle montagne e delle foreste, oltre che una storia incredibile. Un consiglio, prima di recarvi nel paese leggete Vargas Llosa, premio Nobel peruviano per la letteratura: capirete molto più a fondo l’animo del Perù e le sue vicende a tratti uniche, a tratti universalistiche.

Punto verso Puno dunque, paese di 120.000 abitanti, ultimo tratto peruviano prima del confine con la Bolivia. Paesino abbastanza rude e traffichino, di pescatori e commercianti, è sulla sponda occidentale di un’altra delle grandi leggende che risuonano a livello mondiale: il lago Titicaca, lago sacro e spettacolo incredibile. Ma andiamo per ordine.

A Puno la sosta è breve, giusto il tempo di fare due passi e prendere informazioni su come arrivare dall’altra parte: il lago infatti è tra Perù e Bolivia, e il lato più bello e poetico è decisamente quello boliviano, dove si trova Copacabana – si, esatto, come starete pensando si chiama come la famosa spiaggia di Rio De Janeiro, ma come avrete già capito con altrettanta prontezza non c’entra nulla – piccolo paesino sulle sponde del Titicaca.

Un pulmino piuttosto improvvisato mi porta con locali pronti a partire, verso la sponda boliviana: qualche ora per stradine non veramente confortevoli e arriviamo. Il mezzo ci scarica su una piccola salita, il confine si passa a piedi. Nessuna barriera, nessun controllo, niente. Le persone passano tranquillamente da un paese all’altro con i loro carrettini e le loro provviste. Tocca a me cercare una casetta di legno imboscata  dove trovo degli ufficiali boliviani che mi timbrano il passaporto, condizione necessaria per essere in regola e avere un permesso di due mesi in terra boliviana.

E’ fantastica la tranquillità – la placidità – di questa frontiera. Cammino, e arrivo a Copacabana: sono in Bolivia.

Il viaggio di Davide continua al lago Titicaca e la Isla del Sol