Siviglia: tre storie d’amore, di guerra e di morte

Siviglia Siviglia | Wolfgang Manousek

Camminando per Siviglia è difficile non farsi prendere dall’entusiasmo, ma se riuscite a evitare che lo stupore vi offuschi la mente e tenete gli occhi ben aperti, scoprirete piccole tracce di storia di cui non tutti conoscono i retroscena. In rigoroso ordine cronologico tre narrazioni molto diverse tra loro che aprono scorci ben più grandi sull’epoca in cui avvennero.

Storia di Siviglia n.1: NO8DO

A Siviglia incontrerete spesso questo strano logo: sui tombini, sui lampioni, sulla segnaletica dei lavori in corso e in mille altre piccole occasioni, eppure in pochi si chiedono quale sia il suo vero significato. Iniziamo allora a dipanare questo piccolo mistero.

siviglia logo

Amanda Sherrington

“8” non è un numero, bensì un disegno: rappresenta un filo di lana arrotolato e raccolto in centro e che in spagnolo si dice madeja (matassa, appunto). Proviamo allora a ricomporre in parole il simbolo e il risultato sarà: NO – MADEJA – DO. Separando, unendo e aggiungendo lettere si otterrà la seguente frase “NO Me hA DEJADO”, che tradotto in italiano significa “Non mi ha abbandonato”. Ma a cosa si riferisce? Chi dice a chi questa frase e perché è diventata così importante per la città?

Accadde nel XIII secolo, sotto il regno di Re Alfonso X, detto Il Saggio. Purtroppo questa sua saggezza lo portò a occuparsi più della giustizia e delle scritture, che dell’economia del paese creando malcontento tra molti nobili, che iniziarono a cospirare. A rendere ancora più fragile la sua posizione fu la morte del primogenito, Ferdinando, che aveva giusto fatto in tempo a sposarsi e garantire al regno un giovanissimo erede, dando allo stesso tempo modo al fratello minore (Sancho, il coraggioso) l’opportunità di distinguersi in battaglia contro gli arabi e conquistarsi l’ammirazione e la riconoscenza di tutta la Spagna.

Ben presto Sancho, forte del sostegno di buona parte della nobiltà, avanzò la richiesta di succedere al padre, senza lasciare nulla al piccolo nipote, legittimo erede al trono. Ed ecco esplodere una terribile guerra civile tra le due fazioni. Già dai soprannomi si può intuire che le cose volsero presto al peggio per il buon Alfonso, che dovette correre in ritirata tra le mura di Siviglia. Ma neppure quelle bastarono a frenare Sancho e il suo esercito, che entrarono nella città in cerca del Re.

Nessuno però riuscì a trovarlo.

Per mesi lo cercarono, chiudendo le vie di fuga ed entrando in tutte le case, eppure di Alfonso non c’era traccia, finché a un certo punto Sancho si arrese: i sivigliani avevano vinto, avrebbe lasciato Alfonso libero di regnare sulla città, purché alla sua morte fosse stato Sancho a succedergli e avrebbero mostrato a lui la stessa lealtà. Il saggio e anziano Re fu così grato e commosso dalla fedeltà che Siviglia gli dimostrò – nascondendolo ogni notte in una casa diversa – che gli dedicò questo simbolo “NO8DO” e che divenne il motto ufficiale della città, che tuttora lo mostra con estremo orgoglio.

Sevilla, Barrio Santa Cuz

Sergio S.C

Storia di Siviglia n.2: La Susona

Girando tra le vie della juderia, nella zona tra il Real Alcazar e Plaza de Santa Cruz, incontrerete Calle Susona. La via prende il nome da una giovane donna, nata proprio in una delle case di questa strada e che dopo la sua morte per espiare il suo enorme senso di colpa chiese che la sua testa fosse esposta qui, sopra la porta della sua casa. E incredibilmente, fu accontentata! Per molti anni restò esposto il suo teschio, dando il nome alla via: calle de la muerte! Oggi qui troverete un affissione in ceramica (i famosi azulejos) che recita: “In questi luoghi, antica strada della morte, si trovava la testa della bella Susona, che per amore di suo padre tradito e tormentata da questo, lo chiese nel testamento”.

E allora facciamo un ulteriore salto indietro per scoprire da dove ebbe origine tanta disperazione.

Siamo nel XV secolo e Susòn era una fanciulla delle tante famiglie ebraiche obbligate a convertirsi al cristianesimo, in seguito alla liberazione dai mori. Ovviamente i cattolici non lasciarono molta scelta a chi professava una religione diversa, rendendo le loro vite estremamente difficili e generando, inevitabilmente, discriminazioni e malcontento. Alcuni iniziarono segretamente a cospirare contro la corona e gli abitanti di Siviglia. Tra questi c’era anche il padre di Susòn.

All’epoca la giovane ragazza era sinceramente una fervida credente e soprattutto innamorata di un nobile sivigliano: avrebbe fatto di tutto per coronare il proprio sogno d’amore e finalmente essere accettata dalla città. Fu per questo che, all’alba dell’insurrezione, rivelò tutti i piani al suo amato, tradendo così suo padre. I ribelli vennero tutti arrestati e giustiziati. Susòn, sconvolta dalle conseguenze del suo gesto e abbandonata dal nobile, si rinchiuse in un convento e lì restò fino alla sua morte, quando fu trovato il suo testamento, nel quale chiedeva appunto che il suo teschio venisse esporto come monito e punizione.

Oggi resta solo un ricordo triste di una infelice e sfortunata ragazza, in una piccola e tranquilla via del barrio antico.

Siviglia

Carlos Jiménez Ruiz

Storia di Siviglia n.3: La Carmen

La storia di Carmen avviene quattro secoli dopo quella di Susòn.

Carmen è proprio quella Carmen, della famosa opera lirica. Non si tratta di un personaggio di pura fantasia, bensì di una giovane donna realmente esistita e talmente carismatica da aver ispirato il genio dello scrittore Prosper Mérimée prima, e di Bizet dopo. Quella di Carmen non è solo la storia di un tragico femminicidio, bensì l’ode a una donna libera e forte, in un’epoca in cui ben poche potevano esserlo.

Fu una gitana di Triana, dove vivevano gli emarginati di Siviglia – ebrei, arabi, criminali, dissidenti politici e zingari – e che al tempo non era un semplice quartiere bensì una città vera e propria, spesso vittima delle inondazioni del Guadalquivir e che aveva come comune denominatore la povertà, ma anche un fervido scambio culturale.

Da Triana Carmen andava ogni giorno a lavorare a Siviglia, nella Reale Fabbrica del Tabacco (oggi sede dell’Università), le cui foglie da trattare arrivavano dalle Americhe e da Cadice attraverso il fiume e venivano portate qui per essere essiccate e lavorate. Non era l’unica donna in questa azienda, ma era l’unica che lo faceva senza dover poi riportare i soldi al padre o al marito. Era infatti libera in tutti i sensi e faceva quello che voleva, al pari degli uomini, sia dal punto di vista sessuale che da quello dei costumi sociali.

Tra i suoi amori più famosi pare ci fosse un torero, non si sa per rispettare la tradizione imposta dall’opera di Bizet o se invece fosse tutto vero, di sicuro oggi potete trovare una sua statua sul lungofiume, proprio di fronte a Plaza de Toros.

Triana, Siviglia

Triana, Siviglia | Ian Clark

Dove dormire: Hotel Boutique Elvira Plaza nel quartiere storico di Santa Cruz; B&B Casa Alfareria 59 nel quartiere di Triana.

Come arrivare. Esistono varie opportunità di voli economici per Siviglia a partire da 30 € andata e ritorno, tra cui Ryan Air da Milano/Bergamo e da Roma.