Dolomiti, i paesi della Val di Fassa

Vigo di Fassa Vigo di Fassa - © APT Val di Fassa

Non solo Moena, non solo Canazei: oltre a quelle più note e rinomate, ci sono almeno altre cinque ragioni per scegliere la Val di Fassa come meta per vacanze rigeneranti, estate o inverno che sia, e sono i centri ladini di Campitello, Mazzin, Pozza, Soraga e Vigo.

Campitello di Fassa

Campitello di Fassa

Campitello di Fassa - © APT Val di Fassa

Porta della splendida Val Duron, Campitello di Fassa (1450 m.s.l.m.; 748 abitanti) è stato il primo centro turistico della Val di Fassa.

Da qui il mitico alpinista Georg Winkler partì nel 1887 per conquistare, in solitaria, le Torri del Vajolet. Oggi una comodissima funivia da 100 posti porta in vetta, oltre il paesino di Pian, a rimirare le cime del Sassolungo.

D’inverno, per sci e snowboard, quale che sia il livello di esperienza, si viene per esaltarsi sui 13 chilometri di tracciati del Col Rodella. Per i principianti, c’è in paese il campo scuola Col de Lin. Per i più esperti, oltre al comprensorio Dolomiti Superski e lo Skitour Sella Ronda, c’è uno snowpark, vicino alla seggiovia Grohmann, perfetto per skicross e boardercross.

In estate non mancano le possibilità di escursioni, ad esempio potete spingervi a esplorare il corso del rio Duron, verso il Prà Molin nei boschi d’alta quota dell’imponente pino cembro, per salire in poco meno di tre ore al Rifugio Micheluzzi, su di un percorso un tempo usato da pastori e mercanti per scendere in Val di Fassa dall’Alpe di Siusi e da Castelrotto.

Quando poi restate in paese a riprender fiato, esplorate le vie più antiche di Campitello, attorno alla bella chiesa affrescata: come attraversare un libro di storia dell’architettura popolare – i fienili in legno, che qui chiamano tobié, sono uno stupefacente esempio di arte e di perizia nello sfruttare il materiale messo a disposizione dall’ambiente circostante, gestendo al meglio lo spazio e la funzionalità – ed è così dalla notte dei tempi.

Mazzin

Paesi Val di Fassa: Mazzin

Paesi della Val di Fassa: Mazzin - © APT Val di Fassa

“Il paese del mulino”: forse il nome deriva da “macina” e in effetti resti di antichi mulini ne trovate lungo il Rio Udai prima e il torrente Avisio poi. A 1370 m.s.l.m., la storia la fa da padrona: dal 1960 qui gli archeologi scavano su un’area abitata dagli antichi Reti, antenati dei Ladini; sul Doss dei Pigui, che sorveglia, al di là del torrente, l’abitato di Mazzin, sopravvivono i resti di un antico posto di guardia fortificato; e tutti vi sapranno indicare la Cèsa Battel, una casa-maniero pubblicizzata in ogni guida turistica come unico esempio della valle di abitazione signorile fortificata. E decorata, per dirla tutta – con un gusto e una perizia che si sono sicuramente tramandate nei secoli, visto che Mazzin è noto anche come il paese dei pitores, cioè i decoratori che emigravano stagionalmente per mettere a frutto le proprie abilità.

D’inverno, con la rete di skibus, arrivate su qualsiasi pista della Val di Fassa; se avete le gambe allenate per lo sci di fondo, seguendo il tratto della famosa Marcialonga potete arrivare fino a Canazei; se volete sciare di sera, tra Fontanazzo e Campestrin ci sono piste illuminate apposta per gli stakanovisti degli sci.

D’estate, scarponi e calzettoni per una meta quasi obbligata: il Lago Antermoia dove secondo la leggenda abita il solito spirito dalle seducenti fattezze femminili, più o meno fatali. Ne resterete stregati.

Pozza di Fassa

Pozza di Fassa

Pozza di Fassa - © APT Val di Fassa

Vegliata dalle imponenti Cima Undici e Dodici, la pozza in questione è quella di acqua termale, che sgorga a 1.320 metri da una sorgente solforosa, l’unica del Trentino, regalandovi la possibilità di passare il tempo al Centro Termale Dolomia

Basterebbe questo, per farvi scegliere Pozza di Fassa come meta per un soggiorni rigenerante, in qualsiasi stagione; ma naturalmente sia d’estate che d’inverno si ripete il leitmotiv che abbiamo accennato prima – passeggiate incantate con la bella stagione e sci a go-go quando arriva la neve. Nel primo caso, vi aspetta la Val di San Nicolò; nel secondo caso, sbizzarritevi nell’area sci Buffaure, che ha la pista più lunga della valle, ferma restando la possibilità, per gli amanti dello sci di fondo, di inserirsi sul percorso della Marcialonga o lanciarsi lungo l’anello del Ciancoal.

Soraga

Soraga, Val di Fassa

Soraga - © APT Val di Fassa

Si chiama così perché sta “sopra l’acqua” – quella del torrente Avisio. A 1200 m.s.l.m., è relativamente più “in piano” degli altri, tanto che qui passa la pista ciclabile Moena-Canazei. Ciò non toglie che ci sia comunque da sciare d’inverno e da passeggiare d’estate: il percorso della Marcialonga per lo sci di fondo passa anche da qui, gli skibus partono e arrivano a frotte da e per le piste del Dolomiti Superski e con la bella stagione una passeggiata fino a Moena vi regalerà stupende vedute sul fondovalle. Sulle rive del bacino idrico della diga di Pezzè è stato ricavato un parco fluviale, dove camminare all’ombra e al fresco, in un contesto artificiale, sì, ma di indubbio effetto romantico.

Vigo di Fassa

Vigo di Fassa

Vigo di Fassa - © APT Val di Fassa

Cuore ladino della Valle, sede del Museo Ladin de Fascia e dell’Istitut Cultural Ladin, Vigo di Fassa ne è stato il primo centro amministrativo, almeno fin dai tempi dei Longobardi, e religioso, con l’istituzione della Pieve di Fassa, di cui ci rimane come testimone l’antica Chiesa di Santa Giuliana.

D’inverno si scia? Ovviamente: c’è la ski area del Catinaccio lì sopra, che vi aspetta. E d’estate, manco a dirlo, passeggiate lungo tutti i punti cardinali sulla Conca del Ciampedie, a 2000 metri. Soprattutto spingetevi fino a Tamion, una frazione che sembra uscita direttamente dai secoli passati per l’eccezionale stato di conservazione degli edifici rurali più antichi, e per la vita quotidiana fatta di gesti e mestieri tradizionali tramandati con amore di generazione in generazione.

Lungo la Strada Statale 241 della Val d’Ega, superato il Passo di Costalunga, si arriva poi al Lago di Carezza, che i ladini chiamano “Lago dell’Arcobaleno”: qui viveva un bellissimo spirito delle acque dallo sguardo ammaliatore che uno stregone voleva a tutti i costi sedurre, tanto che, con arti magiche ad hoc, aveva fatto comparire un arcobaleno permanente sulle acque del lago. La ninfa non si lasciò incantare e lo stregone se ne andò con la coda demoniaca tra le gambe, non prima però di avere spezzato l’arcobaleno buttandolo nelle acque del lago. Non troverete né ninfa né stregone, ma l’incanto del panorama è comunque assicurato.