Enna, il belvedere di Sicilia

Enna CC neekoh.fi

Il capoluogo di provincia più alto d’Italia, non si trova né in Val D’Aosta, né in Trentino, né in alcun’altra regione alpina. Enna, dall’alto dei suoi 935 m domina l’intera Sicilia da un dirupo che s’affaccia tra i Monti Erei sulla Valle del Dittàino, una “dorsale isolata – come la descrisse Goethe – che conferisce al paesaggio un carattere insolito e severo”.

Si dice che il panorama abbracci tutta la Sicilia: forse è un’esagerazione, ma è vero che il colpo d’occhio è amplissimo e si capisce subito perché la città sia soprannominata “Il Belvedere di Sicilia”.

Fin dai tempi degli antichi Greci (da cui è stata fondata, col nome di Hennas) è chiamata anche “Ombelico di Sicilia” perché in effetti ne costituisce il centro geografico; ma quello che dei Greci è rimasto, è soprattutto il ricordo del mito di Demetra, la dea delle messi e della fertilità della terra. All’epoca qui si trovava il più importante santuario siciliano a lei dedicato.

Da non perdere ad Enna sono il panorama da Piazza Crispi con Calascibetta, più in là le Madonie e, sullo sfondo, il possente cono dell’Etna fumoso. Alle spalle, la fontana su cui si bagna di schizzi una riproduzione del Ratto di Proserpina del Bernini. Proserpina che appunto era, per i Romani, la Demetra dei Greci. Vi risparmio il mito (che trovate qui) e mi limito a segnalarvi la via Pergusa che parte dalla vicinissima Piazza Vittorio Emanuele e dopo 10 km in direzione sud porta all’unico lago naturale del circondario, il Lago Pergusa, che, avvolto nel mito, è una meta turistica rinomata della zona, Riserva Naturale Speciale della Regione Siciliana.

A Enna  sono passati tutti, Greci, Romani, Arabi, Bizantini, Normanni, Svevi… e tutti si sono arroccati sul vecchio acropoli e tra le mura del borgo, Urbs Inexpugnabilis (città inespugnabile), capace di resistere agli assedi grazie a un’eccezionale ricchezza di fonti d’acqua. E naturalmente tutti hanno lasciato tracce del proprio passaggio nel tessuto urbano. Emblema è il Duomo, che si affaccia su Piazza Mazzini, la prima che incontriamo salendo per Via Roma, l’arteria principale della città. Edificato nel XIV secolo, è gotico nel transetto e nelle absidi, rinascimentale nelle decorazioni di stucchi, cori lignei, capitelli, barocco per rimaneggiamenti successivi – ma soprattutto ha, nelle mura del presbiterio, incastonati nella propria struttura i resti dell’antico Tempio di Demetra, materiale di recupero usato con disinvoltura tipicamente medievale. Ma, d’altronde, tanto per testimoniare questa tendenza al riciclo, pare che fino ai primi anni del ‘400, nel Duomo fosse venerata una statua di legno, dedicata alla Regina della Terra, che si dice fosse d’epoca greco-romana e anzi provenisse anch’essa dal vicino Tempio pagano, ribattezzata e resa cristiana. Martino di Sicilia, però, in un impeto di zelo cristiano,  la fece distruggere come residuo di idolo blasfemo, e quella che viene venerata oggi nel Duomo è una molto più ortodossa Madonna Della Visitazione,  nell’effigie portata nel 1412 da Venezia. Negli attigui musei, l’Alessi e il Varisano, troverete tutto quel che da sapere e vedere sul tesoro del duomo e sui reperti archeologi del territorio.

Ed ecco, alla fine della salita, La Rocca di Cerere. La via si apre su uno spiazzo, dominato da due pinnacoli di rocce appuntite. Su quello a Nord un tempo c’era l’acropoli e la zona sacra dedicata alla Dea. Oggi, a dire il vero, dell’acropoli e del più importante santuario dell’antica Trinacria è rimasto ben poco e la delusione nel vedere una semplice spianata da cui affiorano pochi ruderi è mitigata dal sapere che tutta l’area sottostante è protetta da un Parco – dalla vita difficile, per la solita maledetta mancanza di fondi – da cui gli scavi stanno regalando tesori archeologici in attesa di studio, di catalogazione e soprattutto di un Museo.

Enna

CC Leandro Neumann Ciuffo

Ma la vera consolazione ci viene da quello che troneggia sull’altro pinnacolo di roccia: il Castello di Lombardia. La Lombardia c’entra perché il corpo di guardia del castello, istituito dai Normanni che nel 1130 iniziarono la ristrutturazione delle fortificazioni, era lombardo di origine. L’edificio, un po’ bizantino, un po’ normanno e un po’ svevo, giustificherebbe una salita anche molto più ripida e faticosa: è uno dei più imponenti di Sicilia, nonostante oggi siano sopravvissute solo 6 delle 20 torri che lo cingevano in origine,  e coi suoi 26.000 m² è uno dei più grandi d’Italia. Nel primo dei tre cortili, il Piazzale degli Armati, si tenevano dei concerti, prima che cominciassero i lavori di scavo archeologici; ma ha ancora senso arrivare fin qui per salire sulla Torre Pisana che si erge nel terzo cortile, detto di San Nicola, tra i resti della dimora di Federico III di Aragona. Se il panorama da Piazza Crispi può emozionare, quello dalla Torre del Castello lascia senza fiato: davvero, complice il vento, potete vedere tutta la Sicilia a 360°. E se siete fortunati, potete pure godervi lo spettacolo del volo di qualche aquila che trova del tutto naturale librarsi nel cielo a questa quota (da qui il nome alternativo della Torre, detta anche “Delle Aquile”). Ed è tutto gratis! Per riprendervi dall’emozione e dalle vertigini, una sosta nel cortile intermedio, quello Della Maddalena, che è talmente ampio da essere stato trasformato in giardino all’inglese, con tanto di panche per picnic neogotico.

Gli imperdibili di Enna sono questi. Se avanza tempo, all’estremità opposta del Castello, c’è la Torre Ottagonale di Federico II – meno spettacolare, ma dal panorama comunque fuori dal comune; la Chiesa di San Francesco in Piazza Vittorio Emanuele (e le varie chiese sparse qua e là); e l’intrico di antiche strade del centro storico che si dipanano attorno a Via Roma – scorci pittoreschi e tesori architettonici nascosti da riscoprire, valorizzare, far conoscere.

Se poi avete qualche giorno a disposizione (e il consiglio è di averceli), nel circondario ci sono perle turistiche che vanno dalla celeberrima Villa Romana del Casale di Piazza Armerina; alla pittoresca e quasi sconosciuta Calascibetta, intagliata ad anfiteatro nelle rocce dei Monti Erei; e poi Nicosia, Troina e Vizzini, ognuno un tesoro misconosciuto.

Un consiglio: restate fino a sera, non vi dimenticherete facilmente del Castello illuminato.
Dove dormire: il B&B Centro Sicilia è un’ottima soluzione nel centro storico, con camere in stile etnico; notevole la posizione dell’economico Ostello, di Via Vulturo che si affaccia su Piazza Crispi; meno entusiasmante visto da fuori, ma situato nella bella piazza Napoleone Colajanni, l’Hotel Sicilia, che vi regala splendide vedute sulla valle e sulla Torre Ottagonale.