Le chiese nascoste del Tigrai

chiese del Tigrai - Etiopia© Luisa Puccini

Il Tigrai, o Tigrè, è la regione più a nord dell’Etiopia, confinante con l’Eritrea. Qui vive un’etnia diversa e si parla una lingua diversa, il Tigrinia. Questa regione, dai paesaggi verdeggianti e montuosi, dove i temporali, soprattutto nel periodo estivo, arrivano improvvisamente, è caratterizzata dalle sue tante chiese rupestri, simili a quelle di Lalibela, che risalgono circa al X secolo. Sono circa centoventi, quasi tutte di pianta circolare e ricche di affreschi e decorazioni, spesso visibili al lume di candela; ogni monastero ha una copia dell’Arca dell’Alleanza, secondo una leggenda conservata ad Aksum, che però non è visibile ai visitatori. Si tratta di chiese scavate nella roccia, a volte addirittura invisibili da fuori per quanto si “mimetizzano” nell’ambiente che le circonda.

Alcune sono quasi inaccessibili: Abuna Yemata Gu, ad esempio, è una chiesa che si trova in cima ad una rupe e per arrivarci, dopo una ripida camminata in montagna, è necessario fare una vera e propria arrampicata su una parete (se volete potete utilizzare un’imbracatura, per la quale però dovrete contrattare per il prezzo, che loro indicano come 150 bir) e poi continuare ad arrampicarsi tra le rocce e passare su uno stretto sentiero a strapiombo prima di riuscire ad arrivare all’ingresso di una piccola caverna all’interno della quale si apre una porta di legno massiccio: dietro questa porta c’è la chiesa, una stanza completamente affrescata e decorata. Una guida e il prete vi spiegheranno la sua storia e le funzioni, come il battesimo, che ancora si svolgono lì.

chiese del Tigrai - interno

© Luisa Puccini

Molte bellissime chiese, naturalmente, sono raggiungibili con percorsi più facili, alcune con delle camminate più o meno lunghe, altre con la macchina, ma in generale sono necessarie due ore di cammino. La difficoltà varia, ma l’altitudine che toglie il fiato, il fango e l’alta possibilità di essere sorpresi da temporali non aiutano certo nell’impresa. Spesso e volentieri, all’inizio dei sentieri, ci sono ragazzini e guide che offrono, naturalmente aspettandosi un compenso, il loro aiuto ai turisti sia durante la scalata, mostrando la strada più sicura, sia fornendo spiegazioni riguardo alla chiesa. Essendo però abituati a quei sentieri, il loro passo è veloce e sicuro e le probabilità che vi lascino un po’ inditero sono molte, ma dove il percorso è più accidentato sapranno dare indicazione su dove e come passare.
L’inaccessibilità di molte di queste chiese ha due spiegazioni, una mitica e una religiosa. La leggenda racconta che una regina musulmana voleva sradicare il Cristianesimo dall’Etiopia andando in giro per il paese bruciando tutte le chiese che trovava (in alcune chiese si vedono delle bruciature sui soffitti). Iniziarono, quindi, a costruire in luoghi difficili da raggiungere, nascosti, così che la Regina non potesse bruciare le chiese. Un’altra spiegazione, quella religiosa, è che per arrivare al luogo sacro bisogna purificarsi, diventare tutt’uno con la natura, e quindi con Dio, e solo credendo in Lui e fidandosi del fatto che guiderà i fedeli nella difficile salita alla Sua Casa, si può raggiungere la chiesa. E allo stesso modo si può tornare indietro.

Unica “pecca” delle chiese del Tigrai è che molte sono aperte solo agli uomini: tra le più famose è Debre Damo, una chiesa del X-XI secolo in stile architettonico Aksumita. Questa chiesa si trova su un’amba, cioè la sommità piatta di un monte. In questo monastero vivono solo sacerdoti, giovani e vecchi, perfino gli animali sono tutti di sesso maschile. Per raggiungere la chiesa, gli uomini, uno dietro l’altro, dovranno essere issati da un prete del posto, aiutandosi con mani e piedi, per circa quindici metri. Secondo una leggenda, originariamente si usava un grosso serpente per salire. Ora, invece, si utilizza una vecchia corda sia per la scalata per salire sia per la discesa.

Luisa in Etiopia

© Luisa Puccini

Raggiungere in giornata i siti da Macallè (o Aksum e Adigrat), come molti fanno, è un peccato perché la strada è lunga e si rischia di trascorrere troppo tempo in auto (da noleggiare privatamente) e non averne abbastanza per raggiungere a piedi le chiese più lontane e interessanti. È invece consigliato trovare una sistemazione in loco così da partire presto la mattina e fare i trekking più lunghi e impegnativi. Negli ultimi anni sono sorte alcune nuove strutture ancora non segnalate sulle guide più note. La più bella pare essere il Gheralta Lodge, ma si trovano anche altre soluzioni molto alla mano, ma pulite. Potete muovervi tra i villaggi con i minibus, tenete conto però che alcune tratte sono ben servite solo nei giorni di mercato.

A Macallè (o Mek’elē) c’è la sede del Tigrai Tourism Commission che potrà fornirvi tutte le informazioni per organizzare al meglio la visita, ed eventualmente anche reclutare una guida. Per dormire suggeriamo l’Atse Yohannes e il Desta Hotel, due buone soluzioni con wifi gratuito, stanze con bago privato, alcune con balcone e piccolo soggiorno.

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