Viaggio in Ecuador: Puyo e le città amazzoniche

Rio Pastaza vicino a Puyo, Ecuador Rio Pastaza vicino a Puyo, Ecuador - Foto di Diana Maria Zilioli

Puyo è il capoluogo della provincia del Pastaza, avamposto dell’Amazzonia. E’ una città di media dimensione, conta circa 36.000 abitanti, è il centro economico e commerciale della provincia ed è situato in posizione centrale rispetto alle altre due città amazzoniche, Tena a nord e Macas a sud.

La strada principale per raggiungere Puyo è quella che da Quito passa Baños de Agua Santa fiancheggiando il canyon del rio Pastaza e coprendo velocemente un dislivello di quasi 1000 metri. Puyo si trova infatti ad un’altitudine di 900 metri sul livello del mare, in quell’area geografica denominata Alta Amazzonia, una zona ancora da esplorare, che regala continue sorprese a botanici e biologi.

Puyo è sede dell’Universidad Estatal Amazonica, un centro di notevole prestigio per la ricerca, calamita per studiosi e ricercatori che trovano qui terreno fertile per i propri studi. L’Amazzonia è una biblioteca per chi con curiosità esplora, cataloga e cerca di capire il mondo. Per chi come me il mondo lo osserva e lo divora, questa zona regala punti di vista insoliti, insegna ad accorgersi delle cose più piccole, a rallentare e a contemplare, un’azione che spesso noi europei confondiamo con l’ozio e la pigrizia, ma che se ben praticata, regala emozioni uniche e arricchisce i sensi e l’anima.

Ho vissuto a Puyo per 6 mesi, è da qui che partivo e facevo ritorno dopo ogni escursione. Ogni volta, scendendo alla stazione degli autobus, la sensazione era la stessa: essere investita da un’onda di umidità calda e profumata, una sensazione che toglie il respiro e regala un’energia viva.

A Puyo non ci sono stagioni, il clima è stabile, ad eccezione di qualche rara giornata in cui non piove, la temperatura è pressoché fissa intorno ai 27 gradi, di sera e di mattina soffia sempre un po’ di brezza, il sole sorge sempre alle 6:13 e tramonta esattamente 12 ore dopo. L’alternarsi di sole e pioggia è costante e rapido, al punto che uscire con l’ombrello non ha senso, ci si bagna e subito dubito ci si asciuga, anzi gli abitanti l’ombrello lo usano, ma solo per il sole che quando si impone è davvero forte e può essere dannoso per la pelle e per gli occhi.

L’altitudine regala alla città una sorta di perenne primavera, e la protegge da zanzare e moscerini. Molti turisti passano da Puyo giusto per poche ore e non sostano proprio per il timore delle zanzare, ma vi posso assicurare che non vi è luogo più sicuro e più tranquillo dove passare qualche giorno. La città non offre molto, è un centro di recente formazione, i negozi si susseguono senza grande cura e attenzione e gli edifici sono squallidi. Tuttavia ci sono luoghi dove poter assaggiare l’Amazzonia, la si può osservare da vicino o abituarsi gradualmente alla sua intensità, prima di immergersi per qualche escursione.

Puyo, Paseo Turistico

Puyo, Paseo Turistico – Chiara Sonzogni

Al Barrio Obrero, la zona più viva della città, dove potrete trovare qualche locale simpatico e una vivace vita notturna, parte il Paseo Turistico, una bella passeggiata di circa due chilometri e mezzo, che, fiancheggiando il fiume Puyo, porta fino all’ingresso dell’università, offrendo un assaggio della vegetazione e della fauna della foresta. Infatti, potrete osservare molte specie vegetali autoctone, tra le più diffuse alcune specie di bambù gigante, le palme, le orchidee e le bromelie e avvicinare insetti, farfalle, piccoli serpenti, pappagalli e qualche scimmia, ormai ridotte a numero esiguo perché disturbate dagli uomini. Lungo il percorso troverete piccole aree di sosta e punti di ristoro improvvisati, di solito con qualche anziana signora che vende spremuta d’arancia, gelato o banane grigliate.

In prossimità dell’ingresso trovate l’accesso al Parco Omaere (aperto al pubblico tutti i giorni dalle 9 alle 17, eccetto il lunedì), gestito da Chris, un socievole ornitologo nord americano, marito di Teresa, una donna della comunità Shuar, che vi introdurrà in modo piacevole e non superficiale alla vita nella foresta, alle usanze della comunità, alle conoscenze ancestrali in materia di piante, animali e medicina.

Puyo merita una vista e una sosta di qualche giorno proprio per poter visitare i vicini parchi e le piccole riserve, dedicate a piante ed animali, luoghi che approfondirò nella prossima tappa.

Il mercato di Puyo

Se decidete di inserire Puyo tra le tappe del vostro viaggio, considerate di passarci un fine settimana. Infatti, di domenica mattina si svolge il Mercato del Platano, il più grande della regione amazzonica, frequentato dalle donne delle comunità amazzoniche e andine, che nelle prime ore dell’alba giungono in città per vendere prodotti alimentari. Deve il suo nome all’indiscussa sovranità della banana che qui fa sfoggio di tutte le sue dimensioni e colori. Un intero capannone dell’area del mercato è proprio destinato a questo frutto, che è alla base dell’alimentazione amazzonica.

Troverete enormi caschi di banane, venduti per pochi dollari. Le più buone sono delle piccole banane gialle, chiamate bananitos, ma vi sono anche quelle rosa, molto zuccherine, quelle verdi (il platano) da bollire e quelle gialle (il maduro) da friggere o grigliare. Troverete poi una serie d’innumerevoli frutti strani, a noi sconosciuti, la maggior parte dei quali con una polpa bianca e spugnosa, molto dolce (guanaba, guayaba e simili); provate la polpa del frutto del cacao, ha un sapore unico.

Mercato di Puyo, Ecuador

Mercato di Puyo, Ecuador – Chiara Sonzogni

Vi sono poi i frutti della passiflora: il più buono é la granadilla, simile al frutto della passione ma più grande, più dolce e succoso. Imperano anche i banchi con i tomates de arbol, con cui si fanno ottimi succhi, dalle tante proprietà benefiche. Vedrete vecchine con cesta piene di uova azzurre, della gallina criolla; banchi con mattonelle di zucchero di canna, semi, radici, foglie di guayusa (una pianta miracolosa, più energizzante del caffè). E poi il miele, dolce e con il retrogusto di eucalipto, e i fichi cotti e caramellati. Al solo ricordo di tutto quello che d’insolito i miei occhi hanno visto, i polpastrelli toccato e i miei sensi assaporato, potrei scrivere pagine e pagine, ma vi lascerò scoprirne in prima persona la ricchezza.

Uniche accortezze:
– lavate sempre tutta la frutta che non potete sbucciare, non fatevi tentare dall’assaggiarla subito;
– fate attenzione al formaggio, ne producono di un solo tipo, molto magro e salato, ma i processi di sterilizzazione del latte e di conservazione del prodotto non sono certo quelli a cui la nostra flora batterica intestinale è abituata;
– al mercato vendono la frutta già insacchettata, ogni sacco ha un valore di 1 dollaro, non fatevi ingannare, per la vostra aria da turisti potrebbero chiedervi di più.

Tra i banchi di frutta e verdura ogni tanto spuntano quelli delle donne che realizzano ornamenti con i semi. Ce ne sono di stupendi, li vendono a pochi dollari e sono dei veri gioielli per la pazienza e l’accuratezza con cui intrecciano fili ed infilano semi e perline.

Puyo è inoltre la città della balsa, un grande negozio nei pressi del terminal terrestre vi offrirà una vasta scelta di manufatti allegri e molto leggeri con cui riempire le valigie e qualche mensola del salotto.

Cosa e dove mangiare a Puyo

Sempre in prossimità del terminal terrestre potrete trovare i ristoranti tipici. Nella maggior parte dei casi si tratta di ambienti semplici dove lavorano camerieri lenti e annoiati, però il cibo potrà darvi grandi soddisfazioni. Purtroppo l’alimentazione di base della popolazione è ripetitiva: ogni giorno (colazione, pranzo, cena e talvolta anche a merenda) zuppa di pollo o frattaglie, pollo arrosto (seco de pollo), riso e patate. Ma se vorrete evadere le abitudini provate il maito (piatto di carne o pesce avvolto in una foglia di banano e poi cotta ai ferri o bollita): il migliore è quello di tilapia (un pesce d’acqua dolce importato dall’Africa che ha ormai invaso fiumi e stagni), ma lo trovate anche di pollo e altri pesci,. E inoltre: il cuy arrosto (porcellino d’india) e la carne di guatusa (un incrocio tra un maiale e un grosso roditore), la yucca fritta o bollita (una radice con una consistenza simile alla patata ma con un gusto molto particolare), lo spiedino di chontacuros grigliato (sono le larve di una palma, assomigliano ai gamberetti, ma sono più tenere e gustose, costano circa 1 dollaro l’una, e potete ordinarle ad unità, giusto per provarle).

Gli amazzonici consumano pochissima verdura nonostante il mercato ne offra in gran quantità, sono però ottimi consumatori di frutta, ad ogni angolo troverete infatti la possibilità di gustare succhi di frutta e centrifughe, banane grigliate (spesso ci aggiungono del formaggio) e piccole porzioni di legumi con salse e chips di banana, la versione d’asporto del ceviche volquetero, il piatto tradizionale di Puyo, recentissimo perché altro non è che il pasto che consumavamo in fretta gli operai mentre realizzavano le strade della città: un piatto freddo di legumi e tonno in scatola, cipolla e pomodori crudi, una fetta di avocado, chips di banane, il tutto condito con coriandolo e limone o con la piccantissima salsa ajì e accompagnato da una bottiglia di birra. Se possibile il tutto animato dalla musica del luogo che di tradizionale ha poco ma che vi farà compagnia in ogni dove: il reggaeton e la cumbia.

Devo dire che ogni ristorante vale l’altro e ce ne sono numerosissimi, se però volete andare sul sicuro, in luoghi meno spartani e più accoglienti, consiglio: per ottimi piatti di carne e yucca fritta La Vecindad (av. Manabi); per piatti tipici rivistati in chiave contemporanea l’Hosteria Flor de Canela (Paseo Yuristico); per un’ottima pizza (il pizzaiolo è napoletano) la Pizzeria Sole Mio. Se volete provare una buona birra artigianale, succhi, piatti veloci o godervi qualche istante in un ambiente simpatico e accogliente (la struttura interna è tutta in bambù e il locale molto curato) fate una sosta all’Escobar.

Dove dormire a Puyo. Per il pernottamento consiglio l’Hostal Colibrì e l’Hotel San Patricio, entrambi al Barrio Obrero.

Altre città amazzoniche

Le altre due città amazzoniche, Tena e Macas, equidistanti dalla capitale della Pastaza, a circa due ore scarse di autobus, assomigliano molto a Puyo, con la differenza che, essendo ad un’altitudine inferiore, sono più umide e calde.

La geografia di Tena, capoluogo della provincia Napo, è interessante perché il centro città sorge proprio alla confluenza dei fiumi Tena e Pano che sfociano nel Rio Napo, affluente del Rio delle Amazzoni. Per questo la città beneficia di grandi spiagge molto gradevoli. Tena offre una bella vista sui vulcani più attivi del paese, il Sumaco, il Reventador e il Sangay. C’è inoltre un piacevole e ricco giardino botanico, situato sull’isola formata dalla confluenza dei fiumi, il Parque Amazònico la Isla. Da Tena partono la maggior parte delle escursioni che si addentrano in Amazzonia e che sfruttano il Rio Napo come accesso facilitato. Una delle località più frequentate come punto di partenza o di passaggio è Puerto Misahuallí, meta anche di turismo locale, per questo le sue spiaggie sono spesso affollate.

scimmie amazzonia ecuador

Foto di Diana Maria Zilioli

A circa 8 km da Tena è possibile visitare IKIAM, polo universitario di eccellenza. Di recente fondazione, è un laboratorio vivo e dinamico, cresciuto secondo i principi del Plan Nacional del Buen Vivir (PNBV) per studiare e preservare l’ambiente naturale e le sue risorse, con l’obiettivo di fornire a tutto il paese sviluppo economico sostenibile e conservazione del patrimonio naturale.

Più a sud si trova la città di Macas, capoluogo della provincia di Morona-Santiago, situata a 50 chilometri dal vulcano Sangay (5.230 m s.l.m.). In quest’area geografica la presenza delle comunità indigene è molto forte e visibile, è questa infatti la terra degli ancora numerosi Shuar, abili guerrieri e difensori della natura. La loro autonomia e la protezione della loro cultura è stata messa a dura prova dai colonizzatori e dalle politiche economiche e territoriali statali, ma dal 1965 i missionari salesiani si sono impegnati per aiutare questa comunità. Per questo troverete alcuni centri shuar, nati per valorizzare le loro conoscenze e abilità, per ricavare una nicchia di mercato adeguata (estratti di piante medicinali, olii essenziali, lavorazione del cacao, artigianato) e per aiutarli nell’integrazione senza che questo significhi privarli della loro identità. Tra tutti vi consiglio di vistare la Fondazione Chankuap. Riceverete informazioni approfondite sulle comunità amazzoniche, potrete ammirare prodotti cosmetici di alta qualità, fatti con sostanze naturali e secondo metodi antichi.

Il tema della convivenza tra mondi e culture con un passato così diverso, tra la realtà comunitaria e quella della civiltà occidentalizzata qui si sente con forza e si vive con intensità. Gli amazzonici sono diffidenti nei confronti di europei e nord americani, si portano dentro la paura di essere saccheggiati e derubati. Da parte mia non ho mai imparato a convivere con questa diffidenza, so solo che purtroppo, ad un certo punto, ho cominciato a esserlo anch’io, perché a tanta accoglienza è stata corrisposta spesso anche tanta freddezza e sfiducia.

indigeno shuar

Foto di Diana Maria Zilioli

Osservare questa realtà è interessante, è forse la più critica del paese perché le scottature dell’invasione bianca bruciano ancora nonostante la relazione di dipendenza dal consumismo nordamericano sia già indissolubile; gli indigeni amano la terra e sono legati alla foresta ma la sfruttano e la vendono per pochi dollari. Per contro c’è chi lotta tutti i giorni per preservare se stesso e la natura: a pochi chilometri da Puyo, Tena e Macas ci sono comunità che vivono con e per l’Amazzonia, che rifiutano il contatto con il nostro mondo, che si difendono con lance e cerbottane.

Molti dei ragazzi che studiano all’università sono i primi della loro comunità che non solo sanno leggere e scrivere, ma studiano, si laureano, imparano a vivere in città. A differenza del resto del paese dove, per quanto violenta, la colonizzazione è in corso già da secoli, qui molte comunità stanno vivendo un cambiamento radicale in pochi decenni. Il salto è stato così grande che non può che causare fratture e lacerazioni. Addirittura alcuni amazzonici non si sentono ecuadoriani, vedono i loro connazionali, coloro che arrivano dalla costa e dalle città, come stranieri.

Non è stato facile vivere lì, non è facile rispondere alle molte domande, anche dopo mesi, non è facile capire cosa il futuro riserverà, però, senza dubbio, vistare queste terre permette di fare ordine tra i propri valori, riordinare le priorità, permette di acquisire nuovi punti di vista e nuove sensibilità. E’ un viaggio che consiglio, perché mentre sarete inondati dalla potenza della foresta, vi potrete ubriacare di voi stessi, in un dialogo tra la vostra natura e quella del mondo, scoprendo forse, per la prima volta, che si tratta della stessa cosa.

Leggi la tappa successiva dell’itinerario di Chiara in Ecuador: Le riserve amazzoniche