Le 12 chiese di Lalibela, sacro patrimonio d’Etiopia

12 chiese di Lalibela © Luisa Puccini

Lalibela è, secondo alcune stime, una delle cinquanta città che bisogna vedere almeno una volta nella vita. Questo è dovuto non tanto alla città in sé, ma alle sue dodici chiese, che sono state riconosciute patrimonio dell’UNESCO.

La città di Lalibela non è poi così diversa dalle altre città etiopi: è un agglomerato di case più o meno povere, per lo più capanne, tra cui si alza qualche albergo e si aprono piazze e rotonde. È una città molto viva, tra turisti che girano per le strade e bambini che corrono e giocano intorno ai tavoli da ping pong e ai biliardini sparsi per le vie della città. Le strade sono coperte da sanpietrini che testimoniano la presenza italiana agli inizi del secolo scorso.

Camminando per la città e allontanandosi dal centro si arriva al complesso sacro formato dalle dodici chiese. Si tratta di edifici monolitici o semi-monolitici scavati in un unico blocco roccioso. La leggenda dice che il Re Lalibela, ispirato da Dio e da San Giorgio, abbia costruito numerosissime chiese di questo genere in tutta l’Etiopia, aiutato dagli angeli che lavoravano durante la notte. Le uniche che sono state trovate, e da cui si origina la leggenda, sono le dodici chiese di Lalibela. Questi edifici monumentali sono scavati nella roccia, alcuni appena sbozzati all’esterno, tanto da sembrare vere e proprio caverne, alcuni invece finemente lavorati, come la chiesa di Biete Giyorgis. Le dimensioni delle Chiese non sono regolari: ce ne sono alcune tanto piccole da essere semplici stanze all’interno delle quali possono entrare all’incirca dieci persone, mentre altre sono più ampie e spaziose. In entrambi i casi, le decorazioni interne sono mozzafiato: illuminato per lo più solo da candele, da finestre ogni tanto, l’interno è tappezzato di affreschi risalenti al tempo della costruzione, di bassorilievi e dipinti, mentre il pavimento è ricoperto da tappeti per non far appoggiare i piedi nudi sulla roccia (si entra scalzi).

interno chiese Lalibela

© Luisa Puccini

Fiore all’occhiello di Lalibela è la sopraccitata Biete Giyorgis. Questa chiesa cruciforme si sviluppa verso il basso. Gli operai che l’hanno costruita hanno iniziato a scavare dal livello del terreno e sono scesi per circa dodici metri durante i lavori. L’edificio è visibile da vari punti di osservazione. Quello che dà maggiormente la possibilità di guardare l’edificio nel suo insieme è una piccola altura al lato della chiesa: da qui si può ammirare il paesaggio, la piana in cui è scavato l’edificio e la sua pianta. Si può poi camminare intorno al tetto: se ci si sporge appena si può osservare perfettamente la profondità dello scavo e le decorazioni lungo tutte le pareti della costruzione. Si può inoltre scendere al livello del pavimento: tramite una scalinata e un cancello si accede allo spiazzo che circonda l’edificio. Se si guarda verso l’alto ci si rende conto dell’altezza e della maestosità di Biete Giyorgis, della sua imponenza. Il profilo cruciforme della chiesa si staglia contro il cielo e si imprime nella mente dei visitatori e dei pellegrini. La pietra è di un rosa pallido e la decorazione è semplice: sul soffitto sono scolpite croci concentriche, mentre sui lati è essenziale, geometrica. La porta principale permette l’accesso ad un interno, che ricalca la forma a croce, ben più modesto, anche se ricco di tesori, la cui vista è però interdetta ai visitatori.

Dove dormire: Lalibela Hotel offre camere spaziose e pulite appena fuori città, il personale è cortese, c’è la connessione wifi gratuita e il ristorante offre una buona cucina tipica.

Uscendo si può vedere una nicchia scavata nel muro: lì riposano le ossa di pellegrini giunti a Lalibela da ogni parte dell’Africa e che giurarono di rimanere per l’eternità vicino alla chiesa. Dall’altro lato, una “pozza” con del papiro: acqua santa. Qui, infatti, l’acqua santa non manca mai. Nell’intenzione di ricreare una Gerusalemme terrestre e una celeste, il Re ribattezzò il fiume che scorre tra i due poli delle chiese Giordano.

passaggi bui tra le chiese

© Luisa Puccini

Tutte le chiese sono collegate da stretti passaggi che permettono ai monaci e ai preti che vivono lì di spostarsi facilmente. Questi passaggi posso essere alla luce del sole o sotterranei e proprio quelli sotterranei sono una delle caratteristiche del complesso sacro di Lalibela. Si tratta di tunnel completamente bui in cui non è permessa alcuna forma di illuminazione: bisogna appoggiare la mano al muro e andare avanti, fino a che la luce, prima fievole e poi sempre più accesa e vibrante, non acceca e si esce dal tunnel per trovarsi in un posto completamente nuovo, una nuova chiesa in un punto diverso del complesso. Questi tunnel, oltre che per spostarsi, hanno una funzione e un significato sacro: rappresentano il percorso dall’inferno al paradiso, la strada che il fedele deve fare per purificarsi e passare dall’oscurità dell’inferno e del peccato alla luce del paradiso e della salvezza divina.

Si consiglia di visitare le chiese di Lalibela di domenica, così da poter vedere le funzioni sacre e ascoltare i canti dei fedeli e dei pellegrini che tutt’oggi si riuniscono qui per pregare.

Come arrivare a Lalibela: raggiungete l’Etiopia con un volo low cost per Addis Abeba, da qui potete prenotare un volo interno con Ethiopian Airlines e raggiungere in aereo Lalibela. Via terra: Labeila è raggiungibile via bus da Woldia (5/7 ore) e Bahir Dar (10 ore). La stazione si trova fuori città, a 2 km, e non ci sono mezzi oltre ai propri piedi per raggiungerla, a meno che non vi mettiate d’accordo con il vostro hotel che potrebbe mandre qualcuno a prendervi.