Gli Hamer d’Etiopia e la cerimonia del salto dei tori

salto del toro © Luisa Puccini

Una delle più numerose tribù della Valle dell’Omo è quella degli Hamer. Essi vivono nel sud dell’Etiopia, lungo le pianure e fino al lago Chew Bahir e sono principalmente agricoltori e pastori. Gli appartenenti a questa tribù si caratterizzano per le particolari decorazioni di corpo e capelli: le donne, ad esempio, acconciano i capelli in sottili treccine che poi coprono con dell’argilla mista a burro che conferisce un particolare colore rosso. Gli uomini, invece, portano una o due piume, a seconda della loro importanza nella tribù, tra i capelli, fermate con l’argilla sulla sommità della testa.

Quando un ragazzo raggiunge l’età per diventare uomo deve superare una particolare cerimonia di iniziazione, il salto dei tori, che gli darà diritto a sposarsi, possedere bestiame e avere figli.
La cerimonia vera e propria ha luogo in uno spiazzo libero da capanne e recinti, nei pressi del villaggio e inizia nel primo pomeriggio: le donne, con dei sonagli attaccati alle gambe, iniziano a camminare, ballare e saltare in cerchio suonando delle trombette e chiamando gli uomini, che avranno il compito di frustarle con dei sottili rami secchi. Questi uomini sono i Maza, cioè uomini che hanno superato la prova del salto, ma che sono ancora single. L’iniziato, intanto, si prepara, radendosi la metà della testa, riposandosi e aspettando che il suo momento arrivi.

tribu Hamer

© Luisa Puccini

Quando gli uomini fanno il loro ingresso sulla scena, le donne corrono loro incontro, rubandosi di mano a vicenda i rami con cui saranno frustate. Più volte ognuna di loro verrà frustata, più segni le verranno lasciati sulla schiena, più crescerà il rispetto che avranno per lei nella tribù e più verrà considerata una donna forte e coraggiosa. Proprio per questo motivo le bambine iniziano a partecipare attivamente alla cerimonia all’età di circa dieci anni, le anziane continuano a prenderne parte finché possono e le donne incinte non si fermano, anche se cercano di evitare di ricevere colpi sul ventre.

Dal canto loro, gli uomini mantengono per tutto il tempo un atteggiamento schivo, distaccato e si fanno pregare dalle donne, che invece li incitano e li provocano, intonando una nenia, il cui significato è grosso modo “Io sono l’uomo coraggioso, forte e senza paura e tu sei la donna debole e paurosa”. Le donne aspettano i colpi con il braccio alzato senza mostrare alcuna paura, senza che un solo lamento esca dalla loro bocca nè un urlo di dolore. Anzi, appena ricevuta la frustata con il ramo flessibile di un albero, corrono a raccoglierne altri e si presentano ad un altro uomo pronte e ripetere l’intera operazione.

Ad un certo punto i Maza si raccolgono insieme e cominciano a dipingersi i volti e il corpo e a purificarsi prima di andare a scegliere i buoi per il salto.

Finalmente, dopo tanta trepidazione, tutti si spostano fino al luogo dove il giovane Hamer, accompagnato dai Maza aspetta di iniziare. Prima, però, suo padre gli spiegherà cosa vuol dire diventare uomo: i due, nascosti alla vista da un circolo di gente, conversano e svolgono un rito, facendo saltare degli anelli metallici da un palo.

I Maza hanno anche un altro importante compito, quello di radunare e tenere fermi i buoi in fila per il salto. È importante che i buoi vengano tenuti ben fermi: il movimento potrebbe infatti portare alla caduta del ragazzo e al non superamento della prova se non portasse a termine almeno 4 passaggi. Questo comporta per l’adolescente, chiamato ukuli la pubblica umiliazione ed è segno di cattiva fortuna: egli verrà frustato dalle donne e dai parenti, insultato e preso in giro.

rituali tribali - Etiopia

© Luisa Puccini

Il ragazzo, completamente nudo, ad eccezione di due cordoni incrociati sul petto, viene messo di fronte a una schiera di tori e un vitello: dovrà saltare il vitello, simbolo della sua infanzia, senza sfiorarlo e appoggiare il piede direttamente sul primo toro, quindi dovrà saltare da una schiena all’altra delle bestie senza cadere e senza aiutarsi con le mani. Per diventare uomo il giovane deve riuscire a compiere il percorso avanti e indietro un numero di volte che viene deciso dalla famiglia stessa, ma, come detto, non inferiore a 4: se ci riesce diventerà uomo e potrà sposarsi, se invece fallisce dovrà aspettare almeno un anno per poter riprovare.

La cerimonia, nel suo complesso, va avanti per un intero pomeriggio. Dopo il salto la tribù si riunisce al villaggio dove la madre aspetta il figlio, ormai uomo, con i cibi preparati per l’intero villaggio. Le donne si lanceranno in danze sfrenate e scieglieranno il loro partner per la notte, dandogli un piccolo calcio sulla gamba. La festa si protrarrà poi per tutta la notte.

Assistere alla cerimonia: info utili

È possibile assistere a questa cerimonia senza alcuna difficoltà. La tribù Hamer è estremamente ospitale e la presenza di stranieri non altera assolutamente i rituali che vengono comunque svolti secondo le loro tradizioni. Nelle località più vicine a Turmi è anzi possibile trovarsi di fronte a molti stranieri che assistono, ma ci sono cerimonie anche in posti più remoti dove si può essere i soli presenti. Per assistere è richiesto il pagamento al capo villaggio di una somma variabile a seconda della grandiosità della cerimonia, ma dopo si è liberi di stare in mezzo alla tribù e di fotografare ogni istante. Per la cerimonia a cui ho assistito, abbiamo pagato 100 Birr a testa e un ragazzo Hamer, che parlava inglese correntemente, ci ha spiegato ogni singola fase. Il periodo in cui vengono tenute queste cerimonie è dopo la mietitura: noi vi abbiamo assistito verso la metà di agosto.

donne Hamer

© Luisa Puccini

» Per scoprire come contribuire alla tutela dei popoli della valle dell’Omo che vertono oggi in condizioni critiche, suggeriamo i dossier di approfondimento Survival: Popoli della valle dell’Omo.