Londra, i semi di girasole, St Paul e il capodanno cinese

Londra in un week end © Ileana Ongar
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Fu costruita dopo il grande incendio del 1666, e circa tre secoli dopo era ancora lì, miracolosamente preservata, tra le macerie e gli edifici sgretolati dalle bombe della guerra, quasi come per instillare speranza e fiducia nei londinesi, minacciati dalla follia nazista. È St. Paul che apre le danze del nostro tour nella capitale della Gran Bretagna. Frutto del genio di Sir Christopher Wren, ci accoglie un’armoniosa cupola che resiste orgogliosa tra gli edifici moderni che non riescono a offuscarne lo splendore.

Tate Modern - Londra

© Ileana Ongar

È una buona giornata e i raggi di sole che tagliano le nuvole donano alla città una certa atmosfera, come giochi di luce alla de Chirico. La seconda tappa è la lì vicina galleria d’arte contemporanea, l’inestimabile spazio uscito dal cilindro del mecenate dello zucchero, Sir Henry Tate, che nel 1882 donò allo Stato la sua collezione di dipinti di artisti inglesi e, come se non bastasse, i fondi per costruire una galleria dove custodirli. Passarono poco più di vent’anni e la Tate Gallery smise definitivamente di essere considerata un’appendice della più famosa National. Fu impreziosita da numerosi capolavori dell’arte moderna provenienti da tutto il mondo, per poi ampliarsi di nuove gallerie e diventare un punto di riferimento per esposizioni d’avanguardia.

Una fabbrica di turbine diventata custode di inutili bellezze, che quando ci passeggi dentro puoi scegliere: accettare la sfida e pensare, guardare distratto e lasciarti scappare qualche “bello”, o semplicemente annoiarti. Appena entrati ci rapisce Ai Weiwei con i suoi Sunflower Seeds: visti da lontano ghiaia insulsa, visti da vicino banali semi di porcellana. Osservati con cura, la memoria delle carestie che costano la vita a milioni di persone. Dove nessuno è uguale all’altro, tutto è ciascuno, in un altro tutto, in un altro uno. L’altro è nell’uno e l’uno è nell’altro, come nel Cuento de dos jardines di O. Paz.

L’artista cinese ci colpisce con forza, continuiamo il nostro giro. Le stanze sono tantissime e tra gli esperimenti di Turner e le visioni di Nam Jun Paik passiamo circa mezza giornata. Usciamo storditi, carichi di suggestioni. L’aria fredda londinese ci prende a schiaffi e ci svegliamo. Riprendiamo il Millennium Bridge e ci fiondiamo in un bar per ritempraci con un buon tè.

Londra

© Ileana Ongar

Il programma della serata prevede un salto nel quartiere cinese che mai come in quei giorni, in pieno chūnjié, il capodanno lunare o, come volete, la Festa della Primavera, è così colorato e vivace, e Shan lo sa bene. In zona i nostri amici hanno prenotato un tavolo in un celebre ristorante mandarino, Empress of Sichuan, apprezzato soprattutto per la sua cucina speziata.

E dopo la lauta cena ai sapori d’oriente abbiamo ancora tempo per un giro nel quartiere delle “gioie proibite” dove luci rosse e vetrine all’insegna della trasgressione brillano nella cornice di un ambiente ricco e variato. Siamo a Soho, tra le vivaci stradine, nel cuore del West End, tra Oxford St., Rent St., Shaftesbury Ave. e Charing Cross. Qui la vita notturna anima le vie, i ristoranti e i diversi locali straboccanti di voci. Qui trovi gente di ogni genere, persone di ogni tipo. Qui la amalgama cosmopolita della città si mescola, pulsa, e prende forma.

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