Sumatra: Padang e il villaggio di pescatori Sungai Pinang

viaggio a Sumatra © Filippo Bortolon
L’articolo è una tappa del viaggio di Sara e Filippo a Sumatra. Leggi l’itinerario completo qui »

Siamo atterrati a Padang. Appena scendiamo dall’aereo subito capiamo di trovarci in un paradiso tropicale. Ci tuffiamo letteralmente in una bolla d’afa, che sembra ancor più densa confrontata al clima gelido che abbiamo appena lasciato in aereo (un modernissimo Boeing della Air Asia con aria condizionata a mille). Appena a terra la prima cosa che ci colpisce è l’informalità del piccolo aeroporto di Padang: un edificio piccolo e basso, che più che un aeroporto sembra una stazione degli autobus di periferia, animato da assistenti di volo cordiali e sorridenti. Chiediamo informazioni per il visto e, sebbene l’inglese qui non sia molto masticato, riusciamo a capire che fila seguire e a raccogliere tutte le informazioni che servono per sbrigare le pratiche. Anche i poliziotti, che spesso negli aeroporti in giro per il mondo non concedono convenevoli, qui sono impazienti di darci il benvenuto, e nello scoprire che siamo italiani non ci risparmiano riferimenti calcistici, che, per fama, superano decisamente i classici pizza e mandolino. Raccogliamo i nostri zaini e usciamo alla scoperta dell’isola.

Decidiamo di cambiare subito gli euro in rupie indonesiane, non essendo sicuri di trovare poi sportelli. Nascondiamo il nostro malloppo (il valore della rupia è molto basso per cui ci troviamo davvero con un pacco di banconote – per venti giorni sono sufficienti più o meno cinquecento euro in due) e partiamo. Fuori dall’aeroporto troviamo una corriera di linea che ci aspetta alla volta di Padang. Per cinque giorni alloggeremo da Ricky’s Beach House – Authentic Sumatra che si trova a Sungai Pinang, un villaggio fuori Padang. Ricky parla correntemente inglese e francese e si può contattare in anticipo via mail o Facebook per concordare il sistema per raggiungere il posto, siccome è piuttosto isolato. Fortunatamente l’autista della corriera nel vederci spaesati ci chiede dove alloggeremo e chiama personalmente al telefono Ricky e si accorda su un luogo d’incontro. L’impatto con Padang non è dei più rosei. Si tratta infatti di una città polverosa e caotica, tanto vivace quanto afosa, trafficatissima e piena di smog. Salutiamo il nostro autista e attendiamo Ricky.

spiaggia di Sungai Pinang

© Filippo Bortolon

L’attesa è breve e poco dopo arriva un fuoristrada pronto a guidarci verso questa nostra prima tappa a Sumatra. In macchina c’è proprio Ricky, il proprietario dei tre bungalows sulla spiaggia che ci aspettano. Ricky è un giovane antropologo, sposato con una ragazza francese conosciuta durante un periodo di studio all’estero. Ha deciso di aprire la sua piccola attività nel villaggio di Sungai Pinang, un autentico villaggio di pescatori indonesiani, decisamente lontano ai circuiti del turismo di massa. Ricky ci spiega che il suo intento è quello di creare un struttura ecoturistica, aperta sì ai viaggiatori ma nel rispetto del luogo: vi verrà chiesto infatti da subito di muovervi in punta di piedi, di rispettare la cultura del posto senza esagerare con gli “occidentalismi” (niente bagno in bikini per le signore ad esempio), di ricordarvi il vostro status di ospiti insomma. Ricky organizza anche trekking in giornata nella foresta vicina ma soprattutto spedizioni nelle isole Mentawai, l’ultimo avamposto tribale del luogo. Per raggiungerle è necessario accordarsi prima: arrivarci infatti è complesso, le barche non partono a patto di condizioni climatiche eccellenti, quindi c’è il rischio reale di non poter tornare indietro in tempi brevi. Non è un viaggio per tutti: è consigliata la profilassi antimalarica, e una buona preparazione fisica. Si tratta infatti di una reale spedizione nella foresta pluviale vergine, alla scoperta di un popolo che vive ancora incontaminato.

Il posto comunque è da favola: per poche rupie (ma esistono alloggi a prezzi decisamente inferiori) vivrete il privilegio di calarvi in un autentico villaggio indonesiano sul mare, di conoscere i pescatori locali e imparare qualche parola dai bimbi che non mancheranno di venirvi a fare un salutino. Per il resto le giornate da Ricky’s Beach House proseguono tranquille e all’insegna del relax, scandite dal canto del muezzin della moschea del paese (l’Indonesia, e Sumatra in particolare, sono Paesi di fede islamica piuttosto radicata). Con la complicità di qualche pescatore si può affittare anche una barca e farsi accompagnare in mezzo al mare per fare un po’ di snorkelling. Le gite nella foresta invece si possono organizzare sul posto al momento: Ricky vi farà percorrere, armato di machete, il corso di un fiumiciattolo al contrario, fino ad arrivare a delle belle cascate dov’è possibile trovare refrigerio con un bagno. Il paesaggio è coinvolgente e alterna foresta a risaie, che rappresentano il centro dell’economia locale. Il cibo infatti ruota intorno a questo alimento, che accompagna pesce, pollo e verdure di tutti i tipi.

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La sera la veranda di Ricky si anima: i ragazzi dopo cena (ospiti, dipendenti e amici mangiano tutti assieme allo stesso tavolo le stesse pietanze: è tutto piacevolmente informale) si armano di chitarra e intonano grandi classici assieme agli avventori. Poi, dopo qualche racconto su Sumatra e qualche scambio di informazioni tra turisti (ne troverete molti olandesi: l’isola infatti era colonia d’Olanda), qualcuno tira fuori le carte e inizia la carrellata di indovinelli che, qui nell’isola, vi verranno sicuramente proposti più volte. Tra le risate, la spensieratezza dilagante, qualche assolo di chitarra e qualche birretta Bintang, poi si va a dormire, con solo il rumore del mare come sottofondo.

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