Viaggio in Uzbekistan: Taskhent, Samarcanda e Via della Seta

Uzbekistan Samarcanda, Uzbekistan - foto di Ilaria Ugolini

Non è poi così lontana Samarcanda, corri cavallo, corri di là…
SAMARCANDA, Roberto Vecchioni

Uzbekistan? Dov’è? Cosa c’è da vedere? Nominando Samarcanda e la via della seta si accende una lampadina e si colloca il paese in un luogo immaginario descritto nella canzone di Roberto Vecchioni.

L’Uzbekistan ha un passato movimentato in cui si sono alternati diversi popoli e culture. Qui hanno dominato i persiani e i turchi, i mongoli e i russi. Ogni volta il paese è stato distrutto e ricostruito: Gengis Khan distruggeva, Amir Timur (timur – lo zoppo meglio conosciuto come Tamerlano) ricostruiva. L’epoca di Tamerlano è stato un periodo di splendore per l’Uzbekistan ed ancora oggi si può ammirare in tutta la sua magnificenza.

Il nostro viaggio è iniziato a Tashkent, la capitale, nonché la principale metropoli dell’Asia centrale. La città è un insolito connubio tra il passato più lontano, quello islamico, e il passato più recente, ovvero i resti dell’epoca sovietica. Con la nascita della Repubblica presidenziale dell’Uzbekistan nel 1991, i monumenti sovietici sono stati sostituiti da eroi nazionali. Un esempio è la statua equestre di Tamerlano, al centro di una delle piazze principali della città, su cui si affaccia ancora il mastodontico Hotel Uzbekistan, un alto palazzone in stile sovietico.

Sotto la piazza scorre la metropolitana, una vera e propria opera d’arte sotterranea, costruita negli anni settanta e progettata dai principali artisti e architetti uzbeki. Purtroppo è illegale scattare fotografie all’interno delle stazioni perché sono considerate installazioni militari.

Tashkent, Uzbekistan

Tashkent, statua di Tamerlano e Hotel Uzbekistan – Foto di Ilaria Ugolini

Taskent è una meta importante anche per i fedeli musulmani: nella biblioteca della moschea di Tellya Sheikh, infatti, è custodito il corano di Osman, il più antico corano esistente al mondo. Questo venne portato prima da Tamerlano a Samarcanda, poi a San Pietroburgo nel 1868, ed infine riportato a Tashkent da Lenin nel 1924.

Il viaggio è proseguito a Samarcanda, la meta più nota e forse la più vagheggiata del paese. “Se qualcuno dubita della nostra potenza lasciate che veda la nostra architettura” si dice che abbia affermato Tamerlano che qui, concentrava le ricchezze razziate dalle terre vicine e deportava gli artigiani migliori affinché ne facessero una capitale degna della sua ambizione.

Samarcanda, forte della sua posizione centrale, era un sito in cui avvenivano gli scambi delle merci che provenivano dall’oriente e dall’occidente: magazzini, mercati e soprattutto grandi caravanserragli per la sosta di animali da trasporto e lo stoccaggio delle merci. Una città di scambi e da sempre crocevia di culture e popoli, come dimostra l’affresco risalente al VII secolo conservato nel museo di Afrasiab dove viene raffigurata una processione di ambasciatori in visita al Re della Sogdiana: indiani, persiani, cinesi, ognuno con i propri abiti caratteristici.

Sulla collina che domina Samarcanda si trova l’Osservatorio di Ulug Beg, il nipote di Tamerlano appassionato d’astronomia. La parte del sestante rimasto è molto grande ed è possibile immergercisi come quando era in funzione nel XV secolo. Qui si fecero importanti studi sui corpi celesti e tutt’oggi non esiste calcolo più esatto dell’inclinazione dell’asse terrestre di quello degli studiosi riuniti da Ulug Bek.

Samarcanda, Uzbekistan

Madre con bambini a Shah-e Zinda, Samarcanda, Uzbekistan – CC Robert Wilson

Molto suggestiva è anche la Necropoli di Shah-i-Zinda, dove riposano all’interno di splendidi mausolei, un cugino di Maometto ed importanti esponenti dell’aristocrazia timuride. Il mausoleo più bello, però, è stato progettato per Bibi Khanum, la moglie prediletta di Tamerlano: l’edificio è crollata nel 1870 ed è stato ricostruito nel 1900 con le maioliche blu e bianche.

A Samarcanda si trova, una delle più belle piazze dell’Asia centrale, il Registan, definita da tre madrase (scuole coraniche) interamente rivestite di maioliche colorate, blu, gialle, verdi, azzurre.

La Madrasa di Uluğ Bek è decorata con temi astronomici e accoglieva studenti che imparavano la teologia, la filosofia e l’astronomia. La Madrasa Sherdar, è decorata con leoni ruggenti, mentre la Madrasa Tilla-Kari, ha un decoro dorato sul quale spiccano due tigri.

Camminando per la piazza, semideserta e spazzata dal freddo vento di dicembre, è stato bello immaginare come deve essere stata quando ancora c’era il vecchio bazar, spostato dai bolscevichi dopo la rivoluzione di ottobre. L’attuale bazar si trova ai piedi del complesso di Bibi Khanum. Un luogo suggestivo che non lascia tregua ai sensi: i colori accesi della verdura già affettata per il plov (il piatto tradizionale uzbeko a base di riso, carote gialle e carne stufata), il profumo del pane (di forma circolare e decorato con motivi floreali o geometrici stampati sulla pasta prima della cottura) e delle spezie, i sorrisi d’oro dei venditori ed il contatto con le persone che fanno la spesa quotidiana.

Occhi azzurri o a mandorla si mescolano a carnagioni scure, capelli biondi, baffi, colbacchi e poche donne velate. In Uzbekistan il 90% della popolazione è musulmana anche se l’islamismo è stato stemperato dell’occupazione russa e le regole islamiche non sono osservate rigidamente. Certamente non sono osservati i precetti di non bere alcol e delle 5 preghiere. Inoltre, da nessun minareto sembra alzarsi il richiamo del muezzin.

Buchara, Uzbekistan - CC Fabio Achilli

Buchara, Uzbekistan – CC Fabio Achilli

Bukhara, la città delle dalle mille madrase, è raggiungile da Samarcanda con un comodo e moderno treno. La città, famosa per i suoi tappeti, racchiude all’interno il suggestivo minareto Kolon e la relativa moschea ed il complesso del Chor Minor, una madrasa fatta costruire da un ricco mercante turkmeno contornato da torri che sembrano minareti, ma non lo sono. La costruzione più antica della città è la fortezza dell’Ark, il nucleo attorno al quale si è sviluppata la città e la piazza antistante la fortezza prende il nome di Registan, come quella di Samarcanda.

Dopo aver attraversato un’arida ed estesa zona desertica si arriva a Khiva, l’oasi carovaniera che è stata per oltre tre secoli il più importante centro dell’asia centrale per il commercio degli schiavi. Khiva è un vero gioiello racchiuso da mura e dominata dal Kalta Minar, il grande minareto incompiuto che avrebbe dovuto raggiungere oltre 70 metri di altezza, ma che non fu mai portato a termine a causa della morte del committente. Oggi il minareto è interamente rivestito di piastrelle verdi e blu, ed è diventato il simbolo di Khiva.

uzbekistan

Khiva, Uzbekistan – Foto di Ilaria Ugolini

La città ha un fascino particolare specialmente di notte, con le sue stradine in pietra, soffusamente illuminate, che la rendono molto intima. Passeggiando dentro le mura si vedono madrase, moschee, porte e pilastri in legno intarsiato e minareti. Questi ultimi in passato erano dei veri e propri fari: in cima sui usava accendere dei fuochi per dirigere verso la città le carovane che di notte non erano ancora giunte a destinazione.

L’Uzbekistan è un paese amichevole, come le sue genti da sempre abituate alla diversità, ma in continuo cambiamento, o forse è meglio dire in continua (ri)costruzione. Si (ri)costruiscono moschee e scuole coraniche come si è sempre fatto dopo che gli insulti del tempo e della natura le hanno rese impraticabili e i giovani uzbeki guardano l’Europa con gli occhi avidi e curiosi di chi vuole conoscere esperienze e scambi culturali per poter arricchire il proprio paese.

Dove mangiare

Per quanto riguarda i pasti un’esperienza piacevole è quella di mangiare presso una delle innumerevoli bancarelle nei Bazar. Malgrado il livello di igiene in alcuni casi possa lasciare un po’ a desiderare, questi posti offrono cibo gustoso e a poco prezzo.

Silk Road Tea house a Bhukara

Silk Road Tea house a Bhukara

Per chi volesse assaggiare la cucina uzbeka in ristoranti più simili, per stile, a quelli occidentali, consigliamo la Silk Road Tea house di Bhukara e la Mirza Bashi Tea House di Khiva. Entrambi i ristoranti, a conduzione famigliare, offrono un servizio veloce, una calorosa ospitalità e piatti tipici a base di verdure e carne (arrostita o stufata). Le portate sono abbondanti, servite nelle tipiche porcellane bianche e blu e accompagnate dal tipico pane locale.

Dove dormire

Nelle principali città dell’Uzbekistan, le sistemazioni accoglienti non mancano, anche nei mesi invernali. Nella capitale abbiamo scelto lo Shodlik hotel Tashkent, a 5-10 minuti di macchina dal centro e a Bukhara l’Hotel Asia Bukhara, anch’esso centralissimo.

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