Ecuador, trekking da Latacunga alla Laguna del Quilotoa

Laguna Quiolotoa, Ecuado Laguna Quilotoa, Ecuador
Quest’articolo è la seconda tappa del viaggio di Chiara in Ecuador.

Latacunga è la città più prossima al vulcano Cotopaxi (5782 metri), ad oggi uno dei più attivi dell’Ecuador. Durante i sei mesi passati in Amazzonia, questa meraviglia della natura, era protagonista, facendo parlare di sé costantemente. La gente al mercato e i media in tv si rimbalzavano quotidianamente le notizie sul livello di fumi emanati, sulla quantità di ceneri presenti nell’area e il grado di allerta decretato dalle forze dell’ordine. Le leggende lo indicano come appartenente ad una famiglia di vulcani, figlio dei due più antichi Tungurawa e Altar, e gli attribuiscono il potere di scatenarli.

Accompagnati o meno da timori e credenze popolari, vale la pena percorrere la strada che da Quito porta a Latacunga, per potersi stupire quando improvvisamente, al finestrino del vostro autobus, apparirà il Cotopaxi nella sua forma di piramide perfetta. Tuttavia le probabilità di avvistamento sono poche perché purtroppo questa zona delle Ande è spesso umida e quindi nebbiosa, ma tra le 6 e le 9 del mattino aumenta la possibilità di rimanere estasiati di fronte alla sua vista, quindi se potete fate in modo di raggiungere Latacunga al mattino presto.

Da Quito, terminal terrestre di Quitumbe, partono autobus ogni ora, quindi è una meta che potete raggiungere con grande facilità e senza grandi programmi, partite però attrezzati perché è da lì che avrete l’opportunità di percorrere uno dei più bei sentieri di trekking dell’Ecuador, quello della Laguna del Quilotoa.

L’arrivo in città vi lascerà delusi, ma non lasciatevi spaventare, lo squallore e il caos che vi accoglieranno sono dovuti alla posizione periferica del terminal degli autobus. Al contrario il centro di Latacunga è ben conservato, uno dei migliori che abbia visto in Ecuador, un intricato susseguirsi di piccole piazze, giardini puliti e rigogliosi, case coloniche e patii in cui affacciarsi a sbirciare. Si avverte ancora il sapore del passato glorioso, quando la città era passaggio di rotte commerciali, di viaggiatori ed esploratori. Anche oggi le attività commerciali sono fiorenti, ma la qualità della merce, di provenienza prevalentemente asiatica, ha perso quell’autenticità che spesso i turisti ricercano.

A Latacunga si trova una vasta scelta di agenzie che organizzano trekking ed escursioni nei dintorni, così come c’è una buona offerta di ostelli ed alberghi. Per esperienza personale vi consiglio l’Hostal Tiana, il personale è molto gentile e preparato, vi darà tutte le informazioni necessarie per intraprendere escursioni e passeggiate anche in autonomia, senza bisogno di rivolgersi a un’agenzia. Situato in un antico edificio coloniale, l’ostello ha stanze spaziose, pulite e confortevoli, con alti soffitti; la zona comune si snoda tra il patio coperto, un patio all’aperto, dove si servono ricche colazioni e dove the e caffè sono sempre caldi e a disposizione degli ospiti, e un ampio terrazzo da cui si gode di uno splendido panorama, soprattutto al tramonto quando il cielo si tinge di rosa ed arancione lasciando intravedere le cime.

E’ proprio nel patio dell’Hostal Tiana che ho incontrato un amico che non vedevo da anni e ho avuto una delle più belle tavole rotonde con altri viaggiatori. L’assenza di informazioni precise, anche se spesso vi sconforterà, vi permetterà di conoscere molti viaggiatori come voi, nel tentativo di aiutare o farsi aiutare a uscire dal caos di indicazioni approssimative e spesso contradditorie.

Ecuador, Lacatunga

Il centro della città offre una certa varietà di ristorantini e caffè, poco distante dall’Hostal Tiana c’è un buon bar con cucina messicana, aperto fino a tardi, ossia le 22:30, perché Latacunga si addormenta presto, dando il giusto ritmo a chi voglia esplorare i dintorni. Ricorda quei piccoli paesini di montagna, dove l’aria della sera è fresca e profuma di caminetto e invoglia a dormire sotto coperte pesanti.

Il trekking che consiglio è quello che porta alla Laguna del Quilotoa. Le informazioni che troverete al riguardo non sono molte, ma come vi dicevo il personale dell’ostello e altri viaggiatori mi sono stati di grande aiuto. Dal terminal terrestre partono solo due autobus che portano a Quilotoa: alle 9:30 e alle 11:30 (compagnia: Vivero). Ci vogliono 2 ore scarse di viaggio, il giusto tempo per godere appieno di un bellissimo panorama. La strada si inerpica sui fianchi delle montagne, in un susseguirsi di svariate tonalità di verde e di grigio, formazioni rocciose insolite, piccoli gruppi di animali e di persone.

Se viaggiate di sabato fate tappa a Zumbawa, è giorno di fiera e la piazza si riempie di bancarelle di artigianato e prodotti locali: se prendete l’autobus delle 9:30 potrete concedervi una tappa senza il rischio di rimanere lì tutta la giornata, basterà infatti aspettare il passaggio del secondo e ultimo autobus, quello in partenza da Latacunga alle 11:30.

Quilotoa è un piccolo villaggio all’ingresso del Parco della Laguna, bacino d’acqua formatosi nel cratere di un vulcano estinto, è necessario registrarsi e pagare un biglietto del valore di 2 dollari; ci sono poche abitazioni, un paio di ristoranti con qualche camera e qualche piccolissimo ostello, di cui potrete usufruire se decide di percorrere il perimetro completo della laguna. Il trekking dura infatti circa 2 ore e mezza. Se dipendete dai mezzi pubblici non vi sarà possibile fare tutto in giornata, perché l’ultimo autobus che torna a Latacunga è alle 14:00.

Proseguendo oltre la Laguna, inizia il trekking più conosciuto ed ambito, che prevede il passaggio in due villaggi, piccoli ma graziosi, Chugchilàn e Insilivì, dove ci sono alcuni ostelli e piccoli alberghi per passare la notte; tutti includono la cena infatti non troverete altri servizi al di fuori di queste semplici ma accoglienti strutture che servono anche da punto di incontro per gli abitanti del paese.

L’incrocio del sentiero (in spagnolo desvio) che porta a Chugchilàn si raggiunge più velocemente percorrendo la laguna in senso orario, e si trova in prossimità di un grande largo in ghiaia dove troverete delle indicazioni dipinte a mano, su frecce di legno.

Percorrendo invece il cratere in senso antiorario, prima di raggiungere il desvio, si trova un bel punto panoramico, con una splendida terrazza a sbalzo, e la cima più alta (3.829 metri) da cui si può ammirare tutta la laguna e i suoi riflessi. Ci sono anche sentieri che portano dentro al cratere, sulla riva, considerate però che “un salto giù per toccare l’acqua” vuol dire allungare il percorso di circa un’ora e mezza; non si direbbe, ma è l’effetto ottico dato dalla forma del cratere!

Ecuador, trekking da Latacunga alla Laguna del Quilotoa

Chugchilàn si raggiunge in circa due ore e mezza/tre di cammino, attraverso un sentiero che assomiglia più ad una strada, è infatti ampio e ben battuto per permettere il passaggio di carri e di qualche pick-up che trasporta latte. Il paesaggio attorno è brullo e polveroso, si incrociano tuttavia numerosi piccoli villaggi e casupole dei contadini che coltivano quinoa e patate.

Sono soprattutto le donne ad occuparsi delle coltivazioni e le vedrete lavorare la terra con la gonna e i mocassini con qualche centimetro di tacco, legandosi sulla schiena i bambini più piccoli o facendosi aiutare dai più grandicelli a sgranare cereali, raccogliere erba e trasportare fascine di legna. E’ un paesaggio tutto al femminile, non ho quasi incontrato uomini, probabilmente occupati a lavorare in città.

Il percorso, pur abbassandosi di quota (il villaggio è a 3.200 metri contro i 3.500 della laguna), presenta un saliscendi notevole, soprattutto nell’ultimo tratto quando un bellissimo passaggio in mezzo ad un canyon porta ad abbassarsi molto di quota e quindi è necessario poi coprire un buon dislivello per risalire a Chugchilàn (attenzione a calcolare bene i tempi, in qualsiasi stagione siate alle 17:30 / 18:00 è già buio, e conviene arrivare in paese con un po’ di luce).

Consiglio di soggiornare all’Hostal Cloud Forest, grande ostello/rifugio, con un’ottima cuoca, porzioni di cibo abbondanti e una sala ricreativa con due caldissime stufe; insomma ha tutto quello che serve per recuperare le energie e passare una bella serata. Per prenotare conviene telefonare, in quanto non hanno un accesso a internet garantito, tel: +593 3270 8016). Il gestore verrà spontaneamente da voi per elargire consigli sul giorno successivo; sia che vogliate proseguire per Insilivì, sia che vogliate restare nei paraggi e tornare a Latacunga, avrete bisogno di lui, per raccogliere informazioni su sentieri, clima e soprattutto sugli orari degli autobus che spesso variano a seconda dell’umore dell’autista.

Nei pressi di Chugchilàn ho visitato il Bosco Nublado. Si tratta di un pezzo di bosco umido ma freddo, completamente immerso nelle nuvole, un luogo suggestivo, quasi magico, come se fosse un pezzo di Amazzonia finito per caso in alta quota. Gli abitanti di di queste terre sono affascinanti, per i loro vestiti colorati, per il loro andare lento, trasportando legna o barili di latte; i ragazzini si muovono a cavallo e gli anziani si siedono fuori casa, pronti ad elargire sorrisi ai passanti. Spesso la comunicazione non può andare oltre, perché lo spagnolo è la seconda lingua, i nativi parlano il dialetto, derivato dalle lingue maya e per noi incomprensibile.

Per raggiungere Insilivì, sono necessarie altre 4-5 ore di cammino e gli autobus per poi tornare a Latacunga (passando per Sigchos) sono solo di mattina/primo pomeriggio, quindi anche in questo caso bisogna prevedere di passare la notte in un rifugio. La strada, fatta eccezione per il primo tratto che si snoda all’interno di un canyon, non è così piacevole come quella che raggiunge Chugchilàn; molti tratti sono su strada asfaltata, spesso trafficata da furgoncini del latte, il che è vantaggioso solo se vorrete concedervi un passaggio e provare l’ebrezza di viaggiare nel cassone di un pick-up, magari in piedi, stipati tra i contadini della zona imbacuccati in ponchos e scialli di lana che profumano di caminetto e formaggio.

Allego a questo articolo la mappa che ho abbozzato durante il trekking, non ne troverete facilmente e spesso negli ostelli ve ne daranno di simili. Quale esercizio migliore del disegnare la vostra, con i vostri punti di riferimento, le vostre scoperte ed emozioni? Perché procedere lungo una strada, senza certezze, permette proprio di affinare i sensi e imprimere nella memoria ogni singolo passo.

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Il viaggio di Chiara in Ecuador continua nella città andina di Ambato, con i suoi mercati artigiani e alimentari