Quito, cosa fare e cosa vedere nella capitale dell’Ecuador

Quito Foto di Eva Troncon
Questo articolo è una tappa del viaggio di Chiara in Ecuador. Leggi l’itinerario completo qui »

L’arrivo a Quito vi lascerà senza fiato, sia a causa dell’altitudine (2850 metri s.l.m) che della sua estensione alquanto particolare. Situata tra alti coni vulcanici, uno dei quali il vulcano attivo Pichincha che da il nome alla regione, la capitale dell’Ecuador si sviluppa in lunghezza per circa 50 chilometri, da nord a sud, mentre non raggiunge gli 8 km da est a ovest. Questa insolita conformazione, l’orografia variabile e il complesso sistema di strade vi provocheranno, almeno nelle prime ore, non poche difficoltà di orientamento, ben presto alleggerite dalla vivacità dei suoi due milioni e mezzo di abitanti.

Il brulicare dei mezzi di trasporto, la prossimità di corpi, le luci e gli odori invaderanno i vostri cinque sensi senza che possiate resistervi. Farete esperienza di tutto questo subito, durante il viaggio che vi porterà in città, perché con qualunque mezzo avrete raggiunto Quito (aereo o autobus), verrete lasciati alle sue porte, a nord o a sud, e per raggiungerne il cuore della città saranno necessari almeno altri 50 minuti, tempo utile e quasi necessario per cominciare ad immergersi in questo nuovo mondo.

La Ecovia è il mezzo perfetto per poter godere appieno di tutto questo, il biglietto costa solo 0,30$ (in Ecuador si usa il dollaro americano) e percorre tutto l’asse centrale della città, ma è necessario sapersi orientare; quindi, prima di muovervi e imbarcarvi, vi consiglio di dare un’occhiata alla mappa e di chiedere conferma. Tuttavia se i bagagli fossero ingombranti e se arrivaste nelle ore di punta (11:00/12:00 e 16:00/18:00), per una questione di sicurezza (occhio ai borseggiatori) e comodità, vi consiglio di prendere un taxi che con circa 15/20$ vi porterà a destinazione. Inoltre se l’autista, come spesso accade, fosse di buon umore, non vi farete mancare un folcloristico primo contatto con la vivacità ecuadoriana.

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I quartieri dove è consigliabile alloggiare sono tre, tutti ben serviti dai mezzi pubblici, piste ciclabili e zone pedonali, ma molto diversi nel carattere: la Mariscal, zona giovane e dinamica sia di giorno che di notte, ricca di ostelli, caffè, bar, ristoranti e locali notturni; il centro storico, movimentato di giorno ma poco servito di sera; il Batan Alto e La Paz, vicini al parco urbano La Carolina, dove troverete molte proposte di alloggio in case private (attraverso airbnb). Il primo è perfetto se cercate divertimento, a discapito del silenzio notturno; il secondo è strategico per gli spostamenti e perfetto se siete mattutini e preferite serate tranquille; il terzo vi offre un’esperienza più vicina ai ritmi quotidiani della città contemporanea.

Nei miei ripetuti passaggi e soggiorni mi sento di eleggere El Cafecito come l’ostello più accogliente e piacevole. Situato alla Mariscal, in una via alberata e defilata che sfugge al caos notturno, ha camere piccole e carine, dai prezzi modici, un’area comune molto accogliente (ci ho passato un intero pomeriggio di pioggia sentendomi come a casa), personale disponibile e simpatico, un menù curato e gustoso, un buon calendario di proposte ed attività per familiarizzare con la città ed infine, nelle strade adiacenti, troverete molti servizi utili.

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Muoversi a Quito è piuttosto semplice, avrete varie alternative: il taxi, che con la corsa minima al costo di 1,25$ serve tutta la zona centrale, le due linee del Trolley (altro nome per la Ecovia) che hanno numerose e strategiche fermate, e infine la pista ciclabile che, attraversando i luoghi più belli della città, collega il Parque La Carolina con l’estremo sud del centro storico delimitato dal Panecillo. Io, che amo percorrere le città con calma, lasciandomi trasportare dal caso e sfuggendo ai percorsi predeterminati, l’ho spesso visitata a piedi senza fatica, anche perché il susseguirsi di parchi e piazze permette piacevoli soste, a volte inevitabili se vorrete lasciarvi attrarre da artisti, musicisti e dai monologhi di attori o politicanti (se ne trovano quotidianamente al Parque El Ejido).

Centro storico di Quito

Foto di Chiara Sonzogni

La mappa della città fornita dall’ufficio turistico è molto ben fatta, troverete itinerari consigliati e tutti i siti di interesse principali, quindi in questo articolo non mi dilungherò a specificarli o nominarli ma a darvi qualche consiglio su quando e come sia meglio visitare i diversi luoghi della città.

Il centro storico, il primo ad essere stato classificato dall’Unesco Patrimonio Culturale dell’Umanità nel 1978, è perfetto per essere visitato nelle prime ore della giornata, quando è più frequentato e la luce del mattino esalta il bianco degli edifici coloniali.

Le piazze sono molto vivaci, in assoluto la centrale Plaza Grande su cui si affaccia il palazzo del governo, è sempre gremita, vi troverete immersi in un formidabile mix culturale, etnico e funzionale, vi consiglio di sedervi su una panchina o sulle scale della cattedrale per scorgere scene curiose (ho assistito al discorso di un predicatore, ad una dichiarazione d’amore e ad uno scambio di strumenti musicali tra una giovane ragazza nordica e due anziani quiteni). Il centro storico è costellato di chiese, dagli interni sfarzosi, con esempi splenditi di arte barocca, ricordo della ricchezza e dello splendore dell’epoca coloniale. Da non perdere la chiesa con il convento di San Francesco e la chiesa della Mercede.

Vi consiglio di percorrere le vie del centro fino a Calle Loja, e lì percorrere tutto il Boulevar 24 de Maio che si snoda sotto al Panecillo, il colle da cui svetta la Virgén de Quito (una statua di 45 metri). Si tratta di una recente ed eccellente opera di riqualificazione che ha donato alla città uno spazio pubblico senza intaccarne l’autenticità. Salendo verso nord-ovest vi ritroverete nel cuore del quartiere, caratterizzato da un piccolo commercio soprattutto alimentare, con vecchi negozi che vendono spezie ed erbe medicinali, ortolani e macellai, i cortili interni delle case coloniali, seppur mal conservati e privati, offrono scorci interessanti, dal sapore antico, quindi non esitate ad infilare la testa velocemente, sfruttando un portone aperto.

Boulevard 24 de Maio, Quito

Boulevard 24 de Maio, Quito. Foto di Chiara Sonzogni

La zona sud-est del quartiere invece è frequentata da artisti e artigiani locali, abitato dalla comunità di origine africana, e ospita spesso eventi culturali di strada ed interessanti installazioni. Vi consiglio di vistare la Calle de la Ronda dove troverete luoghi interessanti come la stamperia storica della città, diversi centri sociali, il Museo della Città, e piccoli laboratori artigianali e negozi. Proseguendo verso sud si raggiunge il Parque Urbano Cumandà, polo ricreativo urbano, accogliente e dinamico, dove potrete trovare mostre, installazioni, o semplicemente dove sostare per una birra in terrazza, ammirando intorno a voi l’estendersi della città. Il momento migliore per visitare il parco è senza dubbio il primo pomeriggio, quando giovani e bambini si riversano nelle sue sale e spazi all’aperto, affollandolo di attività.

Il tardo pomeriggio è invece il momento migliore per visitare il quartiere della Mariscal; infatti la maggior parte dei locali e dei caffè aprono a partire dalle 17, e tra una sosta e l’altra potrete visitare piccoli e interessanti negozi di artigianato locale, librerie di libri usati (soprattutto in lingua inglese), assaggiare caffè e ottimo cioccolato al Kallari Café e scegliere dove cenare, già che la scelta è vasta e tutt’altro che scontata. Vi consiglio i ristoranti indiani in Calle J.Calama, la pizza al Cosa Nostra e il tradizionale Mama Clorinda. Non mancano ottime paninoteche, hamburgherie e cibo etnico).

Insomma, tenendo come riferimento Plaza Foch per non disorientarvi, è qui che potrete finalmente sedervi e lasciar sedimentare le immagini e le esperienze della giornata, davanti ad una birra. Consigliassimo il Dirty Sanchez Cafè, con una lista di bevande originale e ottima musica. Non sono mai stata una gran frequentatrice di locali notturni e le giornate da viaggiatrice non mi lasciano mai molte energie per il dopocena, così non saprei cosa consigliarvi ma vi assicuro che la scelta tra salsodromi e discoteche, pub e karaoke è ampia e i PR dei locali sapranno consigliarvi al meglio.

Quito, Calle Loja

Foto di Chiara Sonzogni

Come non mancherete di osservare, Quito è ricca di parchi urbani di piccole e medie dimensioni, sono spazi verdi molto frequentati dai cittadini che offrono al viaggiatore uno spaccato di vita quotidiana urbana, oltre che rappresentare un motivo per fermarsi, riposare e godere di qualche attimo di sospensione, momenti che gli ecuadoriani ricercano e si godono appieno, oziano con professionalità.

Tra tutti, il Parque La Carolina, quello maggiore per estensione, vale la pena di essere visitato e frequentato per qualche ora, anche in momenti diversi della giornata. Al perimetro del parco scorrono le arterie stradali principali che attraversano tutta la città e che sono un buon punto di riferimento (Avenida Amazonas a sinistra e Avenida de los Shyris a destra), all’estremo nord e sud invece si collocano i principali snodi, quindi potrebbe anche volerci qualche decina di minuti prima di attraversare il traffico, ma ne varrà la pena, perché appena varcata la soglia del parco (virtuale, in quanto non è recintato) il rumore e lo smog spariranno e vi potrete immergere in un altro mondo, abitato da alti e profumati eucalipti.

L’area è ben attrezzata per fare sport, c’è una pista per la corsa atletica, attrezzi, campi di calcio, basket, ed ecuavolley (lo sport praticato da tutti, una sorta di beach volley in versione ecuadoriana); ho visto svolgersi qualsiasi tipo di attività sportiva, addirittura ci sono istruttori che insegnano ai bambini ad andare in bicicletta, quindi occhio agli eserciti di piccoli ciclisti con caschetto, pronti a tutto pur di seguire la propria traiettoria.

Il parco ospita inoltre un Giardino Botanico molto completo, che possiede un ricchissimo orchideario e una serra con piante carnivore. Anche il vicino Vivarium merita una visita, ospita rettili riscattati dal traffico illegale di animali, e illustra molto chiaramente le caratteristiche di questo mondo animale, spesso temuto, ma di una bellezza rara; lì ho accarezzato un serpente per la prima volta, scoprendo una sensazione assolutamente nuova, che consiglio a chiunque non l’abbia provata. All’estremo nord del parco vi ritroverete in Avenida Naciones Unitas, cuore commerciale della città: negozi, centri commerciali (Il Quicentro è un punto di riferimento) e banche, mentre disegnano il paesaggio attorno a voi, vi offrono tutti i servizi possibili.

Se vi resterà ancora del tempo da passare in città, non potete perdervi due escursioni, molto diverse nel carattere, ma fondamentali per capire due importanti aspetti di questo angolo di mondo: la natura e la sua forza da un lato, l’arte e la sua potenza dell’altro.

Nella zona ovest della città, sulla strada Occidental, sui fianchi del vulcano Pichincha, è ubicato il teleferico più alto al mondo, che, aiutando a coprire i primi metri di dislivello, permette l’ascesa a una delle due cime del vulcano (4787 m.). La funicolare parte da quota 2900 metri e raggiunge la Cruz Loma, a quota 4100 in una decina di minuti; dalla piattaforma di osservazione si possono ammirare la città, anche se non nella sua estensione completa, perché la sua verticalità fa sì che i limiti sfuggano all’orizzonte visibile, e le 14 cime dei vulcani che circondano la capitale, tra cui l’Antisana, il Cotopaxi e il Cayambe.

Da lì è possibile raggiungere la vetta a piedi o a cavallo. La rarefazione dell’ossigeno è già notevole; ricordo di aver sentito, per tutto il tempo della camminata, una sensazione simile all’ebbrezza da alcol e di essere esplosa in grasse risate immotivate. Ognuno reagisce a suo modo. Vale la regola di bere molta acqua e di trovare il proprio ritmo, dettato non dal tempo e dalla velocità, ma dal vostro respiro. La temperatura è fresca e spesso la nebbia che ricopre la vetta e che scende già nelle prime ore del pomeriggio, rende inutile l’ascesa o quanto meno poco godibile, quindi consiglio di fare l’escursione nelle prime ore del mattino e in un giorno sereno. Tuttavia, come mi ha spiegato il taxista che mi ha portato fino alla base del teleferico, il tempo a Quito è imprevedibile, come il carattere di una donna, dalle risa alle lacrime possono passare attimi brevissimi e imprevedibili.

Se invece preferite una mezza giornata all’insegna della cultura, non potete non visitare la Casa Museo del pittore Oswaldo Guayasamìn. Artista del secolo scorso, di fama internazionale, attraverso enormi ritratti, racconta la crudeltà della vita, della violenza. Parla di ira, ribellione e sofferenza, ma anche di tenerezza, amore e passione. Alla sua morte, avvenuta nel 1999, la sua casa di Quito, situata nel Barrio Bellavista, e che tra le sue mura ha ospitato personaggi politici e artisti che hanno fatto la storia della seconda metà del 900, è diventata, secondo sua stessa volontà, un museo.

Per me, giovane europea, un po’ a digiuno di arte, Guayasamin è stato una scoperta, mi ha regalato un ritratto del mondo così vero da non potermelo tenere solo per me, anche perché secondo la critica la sua opera trascenderà il tempo, per la sua unicità universalmente inconfondibile. Quindi consiglio davvero a tutti, prima di riprendere il viaggio attraverso il Sud America, di percorrere le stanze di questa casa, di visitare il giardino e la Capilla del Hombre, perché gli occhi e le mani degli uomini e delle donne ritratti, saranno nuove chiavi di lettura per comprendere i luoghi che incontrerete.

Il viaggio di Chiara in Ecuador continua: trekking da Lacatunga alla Laguna del Quilotoa”