Andalusia, sulla ruta dei pueblos blancos

Arcos de La Frontera CC Turismo Cadiz

Li chiamano pueblos blancos. Casares, Olvera, Ronda e gli altri, fino ad Arcos de la Frontera, sono città e villaggi arrocati su speroni di roccia, nella comunità autonoma dell’Andalusia, nel sud della Spagna. Le facciate in calce bianca riflettono i raggi del sole che qui splende alto per buona parte dell’anno connotando l’intera regione di una lucentezza rara.

Percorerre la ruta de los pueblos blancos, un itinerario di circa 400 chilometri su strade di montagna, a zig zag tra strette valli, fiumi e panorami rocciosi sorvolati da aquile, ci conduce alla scoperta di queste antiche colonie berbere costruite sotto il dominio arabo e da visitare preferibilmente in autunno o primavera, al riparo dall’eccessiva calura estiva.

Il viaggio comincia ad Antequera (40 mila abitanti, 575 metri s.l.m), cittadina di origine romana, 50 chilometri a nord di Malaga e 160 a sud-est di Siviglia. Il centro è un dedalo di stradine che si insinuano tra le basse abitazioni rigorosamente bianche, sotto il profilo austero della fortezza dell’Alcazaba. Intorno una pianura coltivata a ulivi e cereali dove s’innalza solitario il rilievo di Peña de los Enamorados a forma di testa d’indiano. E ancora grotte e dolmen, oltre alla necropoli di Angostura lungo il fiume Guadalhorce.

Puntando verso ovest, dopo circa 70 chilometri arriviamo a Olvera (8500 abitanti, 643 metri s.l.m.), seconda tappa di questo viaje che cattura il meglio dei paesaggi andalusi. Al confine tra le province di Siviglia, Malaga e Cadice sotto cui rientra a livello amministrativo, anche Olvera appare come un grande villaggio dominato da bianco. Questa volta a svettare sui tetti piatti sono due costruzioni: la maestosa Iglesia di Nuestra Señora de la Encarnacion (1843) da cui ammirare un panorama aperto su tutta la valle sottostante, e il Castillo, baluardo moresco costruito nel XVII secolo. All’interno, il Museo La Frontera che ripercorre la storia andalusa.

Procedendo verso sud-est, dopo una cinquantina di chilometri, arriviamo a Ronda (37 mila abitanti, 723 metri s.l.m.) luminosa città appollaiata su un pianoro che si eleva di 200 metri a strapiombo sul paesaggio circostante. Si tratta di uno luoghi più incantevoli di tutta l’Andalusia, con le costruzioni arabe perfettamente conservate seguono il reticolato sinuoso delle vie centrali che terminano su vertiginosi strapiombi. La Plaza de Toros, nel suo genere la più antica di Spagna nonché teatro di corride, e il Ponte Nuevo, che collega le due parti della città sormontando il fiume Guadalevín, sono tra le attrazioni della ciudad antigua. Il contesto naturale, compreso nella provincia di Malaga, è incastonato invece tra Sierra de las Nieves e Sierras de Grazalema.

Altri bagliori nella vicina Benaoján (1588 abitanti, 524 metri s.l.m.), ad appena 15 chilometri da Ronda, che si trova nei pressi di importanti insediamenti preistorici, primo fra tutti Cueva de la Pileta. Il centro storico, il più antico tra quelli della ruta, è circondato da cime calcaree tra cui Ventana (1298 mt) e Palo (1400 mt). Benaoján, città di orgine araba, come suggerisce il nome – il prefisso ben deriva dall’arabo ibn, ‘figlio di’ –  è spesso visitata da chi pratica trekking e turismo rurale vista la grande proposta di sentieri in montagna e nel già menzionato Parco di Grazalema.

Settanta chilometri più a sud, verso il Mar Mediterraneo, si incontra Casares (3400 abitanti, 435 metri s.l.m.), altro villaggio da cartolina. Anche qui il ricco passato rivive nelle strutture arabeggianti. Al Castello medievale, spesso presente secondo l’impianto urbano dei pueblos, si arriva percorrendo le stradine scoscese che si diramano da Plaza de España e che conducono anche a Iglesia de San Sebastian e Iglesia de la Encarnación. E la Costa del Sol dista appena 15 chilometri.

L’odore di salmastro, questa volta dell’Oceano Atlantico, si respira anche a Jerez de la Frontera (211 mila abitanti, 20 metri s.l.m.). Il nostro itinerario ci riporta quindi su al nord, per più di 140 chilometri, attraversando strette valli circondate da picchi rocciosi, e ammirando tori e cavalli al pascolo. La penultima sosta ci porta a questo antico e grande centro della provincia di Cadice, costellato di chiese, palazzi e piazze e noto per il suo sherry e il flamenco.

Infine si torna verso est, fino ad Arcos de la Frontera (27800 abitanti, 185 metri s.l.m.) a 35 chilometri da Jerez, ultima tappa di questo viaggio on the road. Secondo più fedele immaginario del pueblo andaluso, Arcos si trova arroccato sulla cima di una collina calcarea da cui si mostra in tutto il suo bianco candore, al di sopra della valle del fiume Guadalete. Tra le più belle città di Spagna, svela ad ogni angolo piazze, conventi ed edifici di pregio che fanno da sfondo a folcloristiche feste popolari, come la Settimana Santa, dichiarata di interesse turistico nazionale.

Consigli di viaggio

Pueblos e città sono collegate anche da tratti autostradali, ma per non rompere l’incanto da una tappa all’altra, il consiglio è di procedere per le, seppur tortuose, strade di montagna. Ricordate infine che la siesta è tuttora sacra in buon parte dei villaggi. Dalle 2 alle 5 del pomeriggio è perciò facile imbattersi in città fantasma.

Dove dormire sulla Ruta dei Puebos Blancos

Apartamentos Jerez, Jerez de la Frontera
Gli appartamenti sono ricavati in una casa del Seicento nel cuore della città, a pochi minuti dalle cantine e dalla Scuola Reale Andalusa d’Arte Equestre.

Hotel Virgen de los Reyes, Ronda
Questo comodo ed economico due stelle si trova nel centro del pueblo, a soli 200 metri da Plaza de Toros.