Ecoturismo in Iran: tra villaggi UNESCO e carovane di nomadi

ecoturismo in Iran Masuleh | Foto di Casey Hugelfink (CC)

È tra i primi paesi al mondo per attrazioni storiche e architettoniche, ma la sua storia l’ha tenuto per molto tempo lontano dai circuiti turistici. L’Iran, noto come Persia fino al 1935, è un Paese dal fascino antico con oltre 3 mila anni alle spalle. Una terra legata a filo doppio alla sua civiltà antica e al richiamo della modernità.

La Repubblica Islamica dell’Iran (tale dal 1979) è un concentrato di patrimoni Unesco sparsi per il territorio, che siano luoghi mitici come Persepoli, la città edificata per impressionare e che tuttora colpisce per la grandiosità dei suoi volumi e la ricchezza di elementi decorativi. O prodotti nati dalla maestria degli artigiani, come i preziosi tappeti dai motivi geometrici o floreali. Tra i deserti e le catene montuose, si ergono le metropoli. Città romantiche, come la bella Isfahan e le sue moschee azzurre, o in fiore, come Shiraz con i suoi giardini paradisiaci, o, ancora, piene di contraddizioni, come Teheran, dove tra case popolari affrescate a murales e palazzi lussuosi, cresce una popolazione di giovani (il 60% ha meno di 30 anni) che guarda all’Occidente.

L’Iran detiene molte eccellenze: grande produttore di caviale – prodotto di punta dell’export, dopo il petrolio – e secondo al mondo per l’esportazione del pistacchio, il principe della tavola iraniana. Ma non è solo il comparto d’esportazione a far parlare di sé l’Iran. Oggi questo Paese è tra i primi al mondo per ecoturismo (secondo alcuni sondaggi occuperebbe la quinta posizione al mondo), fenomeno in continua crescita che qui punta sul fortunato binomio bellezze paesaggistiche e ricchezza culturale. Eppure questa nuova veste iraniana non è nota ai più, forse per via di un isolamento culturale e geografico, a metà tra Oriente e Asia, proprio di questa terra. Isolamento che se da una parte ha ostacolato l’accesso al ricco patrimonio, dall’altra ha favorito una naturale maturazione per i viaggi sostenibili.

Qashqai - Iran

Foto di Julia Maudlin (CC)

L’Iran investe sempre più in proposte di visita che conducano alla scoperta del suo territorio e delle sue antiche tradizioni nel rispetto di ambiente e genti, spesso coinvolte in prima persona. È il caso del villaggio di Masuleh (Unesco), nella regione di Gilan, tra il Mar Caspio e i Monti Elburz. Qui la comunità è coinvolta nell’accoglienza e organizzazione turistica, uno degli obiettivi dell’ecoturismo. Le attrazioni di Masuleh, oltre alle montagne dei dintorni che ben si prestano all’arrampicata e al trekking, è la fisionomia stessa del villaggio, un insieme di cottage sovrapposti i cui tetti sottostanti coincidono con i terrazzi o cortili di quelli sovrastanti, lungo il pendio di un’altura spesso velata dalla nebbia.

Un’altra occasione di turismo solidale è l’emozionante esperienza di viaggio al seguito delle carovane di nomadi. In Iran sono circa 1,5 milioni i membri delle comunità pastorali, divisi in un centinaio di tribù. Si tratta dei Qashqai che, due volte l’anno, ad aprile e a ottobre, si spostano a piedi o sul dorso di asini e cammelli con i loro greggi di capre e pecore, montando l’accampamento al tramonto e smontandolo nuovamente all’alba, dopo aver arrotolato tappeti di lana e tende di pelle e aver raccolto piccoli arredi e stoviglie. In testa alla carovana, i capi di bestiame, a cavallo. Dietro, decine, centinaia, spesso migliaia di persone in abiti ampi e colorati. Solcano valli deserte e campi verdi, percorrono centinaia di chilometri per raggiungere, in estate, i pascoli al nord, sulle montagne oltre Shiraz che toccano i 4 mila metri di quota, come i monti Kuh-è-Dinar. E, in inverno, scendono a sud verso le pianure del Golfo Persico. Tour operator iraniani e non solo, specializzati in ecoturismo, consentono ai turisti di accodarsi a queste grandi transumanze, tra le più rappresentative al mondo, avvicinandosi alle tribù, così da scoprirne gli usi e i costumi, mangiare e dormire nei loro accampamenti (spesso ospiti dei celebri caravanserragli) e attraversare paesaggi unici: le distese alpine e fiorite di Sepidan, i monti Zagros o la vallata di Bavanat.

Questa antichissima terra che a poco a poco, in nome di un reciproco rispetto, si sta di nuovo aprendo al mondo, merita di essere scoperta e visitata con attenzione e rispetto cosicché l’impatto col turismo sia delicato e il meno invasivo possibile.

Per saperne di più sull’ecoturoismo in Iran:
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