Firenze, 5 opere d’arte da vedere almeno una volta nella vita

FirenzeCC Andrea Puggioni

1. Galleria degli Uffizi: Nascita di Venere

Nella zona orientale del centro storico iniziate dagli Uffizi, la più antica galleria d’arte al mondo: la summa dell’Arte fiorentina dal Gotico al Rinascimento e oltre. Summa, a sua volta, ed espressione dell’essenza del Rinascimento è la Nascita di Venere del Botticelli, anno 1485.

Manifesto programmatico di una nuova sensibilità, di nuove idee, di nuovi sogni – a partire dal soggetto scelto, pagano, paganissimo. Colori smaglianti, tratto deciso. La riscoperta del mondo classico, dell’antica mitologia perduta, di un’ideale di bellezza armoniosa, sensuale, ctonia. Dipinto da godere con l’altro capolavoro, La Primavera, altrettanto pregno di novità.

La religione comincia a perdere il monopolio dell’arte, i committenti sono laici e pretendono soggetti affini ai loro interessi. Pensate alla differenza con la Madonna d’Ognissanti di Giotto che avrete appena visto qualche sala prima. Sembra di sentir echeggiare il vero e proprio inno alla gioia di vivere del “Chi vuol esser lieto sia” del Medici.

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Nascita di Venere, Sandro Botticelli (1485)

2. Galleria dell’Accademia: David

Voliamo più a nord, in Via Ricasoli 60, nella prima Accademia di Belle Arti d’Europa: fondata nel 1563 per insegnare pittura, scultura e disegno, offre da allora agli studenti modelli di perfezione e bellezza rimasti ineguagliati nei secoli. Vi accoglierà l’ormai leggendario David di Michelangelo, del 1504.

Internazionalmente noto come prototipo virile occidentale, tanto che potrebbe benissimo essere considerato il nostro Adamo, se non fosse espressamente dichiarato che il soggetto in questione è proprio il giovane eroe biblico con tanto di sasso in mano destinato alla cocuzza di Golia. Quella che avete fotografato in Piazza della Signoria è una copia, posta “com’era e dov’era” l’originale- che vedete appunto qui, trasferito al chiuso dal 1873 per proteggerlo dalle intemperie.

Michelangelo qui è rappresentato anche dai Prigioni, inquietante gruppo marmoreo della maturità dell’artista, capace di prefigurare l’arte moderna nella sua apparente incompiutezza e visionario nell’idea di scolpire delle figure che lottano per uscire dal blocco di marmo. Modernissimo, o senza tempo – che è un po’ lo stesso.

3. Santa Maria Novella: Trinità

Nella zona ovest del Centro Storico, una chiesa che è anche un museo: Santa Maria Novella. Base trecentesca dei Domenicani della città, è un tripudio di affreschi. Su tutti, tralasciando la Cappella Tornabuoni decorata dal fenomenale ciclo della Vita di San Giovanni Battista del Ghirlandaio, spicca la Trinità del Masaccio.

Altra epoca rispetto ai capolavori visti sopra, tutt’altra ispirazione, tutt’altro clima culturale. Ma stessa voglia di sperimentare, stessa ansia per la ricerca di nuove possibilità creative, stessa fiducia nell’arte come veicolo di idee – anche complicate e intellettualmente ardite come può essere un dogma di fede quale, appunto, la Trinità cattolica.

Si può raffigurare la natura una e trina di Dio e intanto sperimentare nuove soluzioni visive, nella composizione dell’immagine, scoprire la prospettiva, utilizzare la simmetria della disposizione delle figure per alludere all’ordine divino? Masaccio qui ci riesce – è il 1428 – e chissà cos’altro ci avrebbe saputo regalare se non fosse morto pochissimo tempo dopo, a soli 27 anni.

4. Palazzo Pitti: Madonna della Seggiola

Di là dell’Arno, ci aspetta Palazzo Pitti. Al primo piano, dal 1833 è aperta al pubblico la collezione privata di capolavori della Famiglia Medici: la Galleria Palatina. Le opere qui sono radunate ancora come le avevano esposte i Medici: badando più alle sensazioni suscitate dai quadri, senza interesse per la cronologia.

Potreste semplicemente soffermarvi sull’opulenza degli ambienti, e rimanere estasiati; ma avete anche pezzi fondamentali di storia dell’Arte, con nomi da brivido. Un esempio? Raffaello, che qui vi commuoverà con la delicatezza morbida della Madonna della Seggiola, del 1516.

Comparatela con la sensualità nascosta a fatica della Maddalena del Tiziano: appena vent’anni dopo, in una luce tenue e voluttuosa, sembra già di intuire i tormenti dei sensi di colpa e l’ossessione per il peccato del secolo incipiente.

5. Santa Maria del Carmine: Cacciata di Adamo ed Eva

Come se non bastasse, in Piazza Del Carmine, nella chiesa omonima, dobbiamo ringraziare un mercante di sete, Felice Brancacci, per aver commissionato gli affreschi della cappella di famiglia a Masolino da Panicale e al suo allievo Masaccio.

Qui c’è la modernissima Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso: i volti quasi espressionisti dei nostri progenitori ancora oggi sono capaci di esprimere il dolore, lo sgomento e la tragedia della condizione umana.

Meta da sempre di artisti ansiosi di studiare la prospettiva e la capacità di sintetizzare in una scena dipinta tutta una riflessione sulla vita. Leonardo e Michelangelo, tanto per citarne due, sono passati di qui.

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