Kalimantan, Borneo: trekking e bamboo rafting nel Loksado

Kalimantan - Loksado: bamboo rafting© Carla Squaiella

Questo articolo fa parte del viaggio di Carla in Kalimantan. Leggi l’itinerario completo qui »

Lasciato il Tanjung Puting e visitati i mercati galleggianti e i villaggi su palafitte di Banjarmasin, raggiungiamo Loksado, a 200 km di distanza nelle Meratus Mountains. Lungo la strada ci fermiamo a Sungai Tiung, una miniera di diamanti a cielo aperto: vita dura sotto il sole alla ricerca dell’agognata pietruzza. La strada dopo Kandangan è un tortuoso sali scendi tra le montagne Meratus, fino ad arrivare in prossimità di Muara Tanuhi lungo l’Amandid River, punto di partenza del trekking nel Loksado. Noi ci siamo appoggiati a Borneo Homestay e abbiamo speso, per un itinerario di 3 giorni, 3300000 Idr, circa 217 €.

Dicono un po’ tutti che si tratta di un paradiso isolato e incontaminato, dove osservare villaggi Dayak tradizionali. Sono proprio curiosa di scoprire se è così. Zaino in spalla, passato un ponte pericolante, imbocchiamo un sentiero sconnesso pieno di buche che ci condurrà, attraverso piantagioni e foresta di bamboo, al villaggio Dayak Meratus di Haruyan. Intanto anche gli abitanti dei vicini villaggi fanno ritorno a casa per lo stesso sentiero, con nostra sorpresa riuscendoci in moto. Harry, la nostra guida, ci conferma che tutti i villaggi sono raggiungibili in moto, hanno la luce elettrica e la tv.

Proseguiamo un po’ delusi passando per Manutuy e Aitih dove visitiamo la prima longhouse, disabitata e di recente costruzione, solo in occasione delle numerose cerimonie i Dayak vestono i loro abiti tradizionali, si riuniscono nella casa e ridanno vita alle antiche tradizioni. E’ quasi sera quando entriamo nel villaggio di Haruyan, casette di legno su palafitte costruite intorno alle ceneri della vecchia longhouse, bruciata per fare spazio alla nuova. Harry ci presenta al vecchio capo villaggio che ci autorizza a restare (è la prassi), ma prima di prendere posto nella casa che ci ospita distribuiamo ai bimbi le caramelle che abbiamo portato. La casa è di una giovane vedova con 2 bambini, il marito è morto da pochi mesi in moto sul sentiero per Haruyan. Nulla qui ci fa pensare di essere in un tradizionale villaggio Dayak se non le ceneri della longhouse, ma l’atmosfera ci riporta indietro nel tempo ad altri villaggi visitati tanti anni fa in Indonesia.

Loksado

© Carla Squaiella

Dormiamo su un materassino steso a terra, mangiamo seduti su una stuoia, ci laviamo nel fiume e il gabinetto è “anywhere” nella foresta. Dopo cena il capo villaggio si unisce a noi per un thè, comunichiamo tramite Harry, mentre gli altri abitanti si riuniscono in una casa con la tv. Il mattino presto dalla nostra veranda osservo e fotografo il villaggio in fermento, chi va al lavoro chi a scuola, non credo ai miei occhi quando vedo una moto con a bordo 3 bambini, chi la guida avrà forse 10 anni.

Salutiamo i vecchi e le donne rimaste a casa e riprendiamo il trekking nella foresta pluviale verso Tinggiran Hayam (4h) e il villaggio di Tanginau (3h). Si unisce a noi una donna, la stessa che ci ospiterà nella sua casa di Tanginau. La seguiamo mentre si fa strada con il macete attraverso la fitta foresta che ci ripara dal sole, i ruscelli da guadare non finiscono mai e i sentieri sono così ripidi e scivolosi da mettere a dura prova il nostro equilibrio. Finalmente ecco la bella cascata di 75 metri nel mezzo del nulla circondata solo dal verde. Ci concediamo un meritato e vigoroso bagno mentre la donna che non ha mai smesso di masticare betel accende un fuoco e ci prepara uno squisito mie goreng.

E’ quasi buio quando entriamo nel villaggio, stanchi ma soddisfatti della camminata e felici di trovare nella casa il lusso di un mandi (tipico bagno indonesiano).

Loksado-Tanuhi-Ponti-sospesi

© Carla Squaiella

Il 3° giorno camminiamo fino a Manutuy, punto di partenza del bamboo rafting lungo le rapide dell’Amandit River, l’acqua nella stagione secca è bassa e quindi anche le rapide non sono troppo turbolente, ma scendere il fiume su una zattera di grossi bamboo legati insieme, manovrata con una lunga canna da un uomo del villaggio, non è cosa che facciamo tutti i giorni. La foresta intorno al fiume è lussureggiante, abitata da scimmie dalla coda lunga e vari tipi di uccelli tra cui il colorato martin pescatore. Passiamo accanto a diversi villaggi e sotto suggestivi ponti sospesi, che non ci stanchiamo di fotografare. A Tanuhi ha termine il rafting e ci attende l’auto per riportarci a Banjarmasin.

Finalmente è appagata la mia curiosità: interessante visitare questa zona del Kalimantan per i suoi bei panorami nelle Meratus Mountains e per la varietà di trekking che si possono organizzare, ma in brevissimo tempo i villaggi Dayak saranno ancora più facilmente raggiungibili e sempre meno tradizionali e interessanti da un punto di vista antropologico. E’ anche vero che, per fortuna, non ci saranno più bambini costretti a guidare moto su sentieri da motocross per andare a scuola.

Il viaggio di Carla in Kalimantan continua, con i Dayak del fiume Mahakam »