Tanjung Puting, Borneo: oasi protetta a rischio estinzione

Tanjung Puting© Carla Squaiella

Questo articolo fa parte del viaggio di Carla in Kalimantan. Leggi l’itinerario completo qui »

Oltre il 37% delle foreste del Kalimantan (Borneo indonesiano) sono andate distrutte negli ultimi 40 anni. Principali cause gli incendi di foreste torbiere per creare spazio alle piantagioni di olio di palma, il più usato al mondo, di cui Indonesia e Malesia sono i maggiori produttori, il “logging” di legno pregiato, in gran parte illegale e lo sfruttamento minerario. L’inquinamento provocato dagli incendi, la lotta delle comunità indigene che vedono sottrarsi le proprie terre o l’impegno di chi combatte per salvare ciò che resta, non fermano gli elevati interessi economici. Purtroppo non fa eccezione l’area che circonda il Tanjung Puting National Park, fino ad ora ancora parco protetto.

Iniziamo il nostro viaggio in questo Parco selvaggio e naturale di 4150 km2 di foresta pluviale, mangrovie e paludi di torba. Nel Kalimantan Tengah (Borneo centrale indonesiano) vive oltre il 50% degli oranghi, ormai a rischio d’estinzione, 3000 sono nel Tanjung Puting che ospita anche scimmie con la proboscide, macachi, gibboni, coccodrilli e più di 200 specie di uccelli. Riserva Unesco della Biosfera è di competenza del Forest Department e gestito da OFI (Oranghutan International Foundations) associazione no profit, il cui arduo lavoro da sempre è lo studio e la riabilitazione degli animali e la protezione della foresta pluviale. Combatte i bracconieri, i taglialegna illegali, gli incendi, impiega gli abitanti del vicino villaggio, ne smaltisce i rifiuti e si prodiga per opportunità agricole e forestali.

L’interesse e la preoccupazione per gli oranghi significa anche interesse per il nostro Pianeta.
Birutè Galdikas

Tanjung Puting - Sekonyer River

© Carla Squaiella

Dietro a tutto questo c’è un nome: Birutè Galdikas. E’ una delle Leakey’s Angels insieme a Jane Goodall e Dian Fossey, 3 donne incoraggiate dall’antropologo Louis Leakey che hanno dedicato la vita allo studio dei primati nel loro ambiente naturale (rispettivamente oranghi, scimpanzé e gorilla). La Dott.ssa Galdikas raggiunse nel ’71 uno dei luoghi più selvaggi al mondo e creò il primo centro di studio e riabilitazione degli oranghi (pongo pygmaeus), Camp Leakey, seguito negli anni da altri 2 centri, Pondok Tangui e Tanjung Harapan. E’ in questi centri del Tanjung Puting, che grazie a duro e paziente lavoro gli oranghi orfani o bisognosi di assistenza sono curati e riabilitati per l’inserimento in natura, ma la foresta ormai scarseggia sia per loro che per gli altri animali selvatici.

La maggior parte degli oranghi del parco vive libera procurandosi autonomamente il cibo, infatti latte e banane distribuiti dai rangers nelle piattaforme alimentari dei 3 centri – dove i visitatori possono osservare da vicino i primati – sono solo un supplemento. Ogni centro ha differenti gruppi di oranghi, ognuno con il suo capobranco. Noi abbiamo avuto la fortuna d’incontrare Tom, il maschio dominante a Camp Leakey. Gli oranghi sono animali solitari, un gruppo è formato dalla madre e la sua prole, 1-2 cuccioli che alleva fino all’età di 7-8 anni. Molte sono le storie raccontate a Camp Leakey, come quella di Kusasi, capobranco per 25 anni sconfitto da Tom nel 2005: la sua vita è narrata nel film Nature: Kusasi from Orphan to King del ’97 con la breve apparizione di Julia Roberts che Kusasi ha stretto tra le sue possenti braccia di 2 metri (c’è voluto ben più di un ranger per liberarla).

Informazioni utili per visitare il Tanjung Puting

Il Tanjung Puting non è nato come attrazione turistica, ma per la sopravvivenza degli oranghi. Visitando il Parco si può contribuire alla sua tutela. Come fare a sostenere chi si sta impegnando a salvare la foresta e gli oranghi nel Kalimantan?

L’OFI organizza Eco Tours guidati proprio dalla Dott.ssa Galdikas; è anche possibile partecipare facendo del volontariato a breve o lungo termine: OFI ospita squadre per 3 settimane, propone stage gratuiti a chi possiede un background da medico, veterinario, zootecnico, e opportunità di lavoro all’estero per programmi a lungo termine; si possono fare donazioni tramite il sito (da 20$ in su) o aiutare da casa a organizzare campagne e raccolte fondi.

Ricordiamo anche FNPF, meno nota di OFI, ma altrettanto importante nel Kalimantan, più orientata alla riforestazione. I volontari vengono coinvolti in un progetto di rigenerazione della foresta iniziato nel 2009 o in lezioni di inglese, danza, musica per i giovani delle scuole nei villaggi. Per le donazioni si può scegliere nella loro lista dei desideri che prevede tra l’altro la possibilità di piantare 10 alberi con un contributo di 50$.

Il tour classico è di 3 giorni e 2 notti da/per aeroporto di Pangkalan Bun con imbarco a Kumai. Noi abbiamo raggiunto Kumai in taxi (200.000 Idr) e da qui organizzato il nostro viaggio. Il costo per 2 persone è di 6 – 6,5 mil. di Idr, 20-30% in meno se si divide il klotok – la tipica imbarcazione in legno a due piani che funge da albergo, ristorante e punto d’osservazione lungo i black rivers – con altri turisti (in ogni caso a luglio-agosto è preferibile prenotare con molto anticipo). Una buona guida fa la differenza, ma trovarla è raro: Siti è una donna esperta del territorio che ama il suo lavoro e che ringrazio. Pochi turisti transitano da Kumai senza un tour organizzato e la cittadina ha poco da offrire, semplici warung e guesthouses, le “migliori” sono Majd e Mentari (5-10€).

klotok

© Carla Squaiella

La sequenza delle soste ruota intorno agli orari di alimentazione degli oranghi: 1° stazione Tanjung Harapan ore 15, 2° stazione Pondok Tangui ore 9, 3° stazione Camp Leakey ore 13, con brevi trekking nella foresta accompagnati dalla guida o dal ranger. Il resto del tempo è dedicato alla lenta navigazione lungo il fiume di per sé spettacolare, resa ancor più interessante dall’avvistamento di animali che popolano le sue sponde.

Potete alloggiare sulla terraferma a Flora Homestay nel Sekonyer village, che visitiamo, o a Rimba Lodge, ma non rinuncerei al fascino di dormire nel klotok sotto un cielo di stelle, circondati dai soli rumori della foresta (zanzare o insetti non sono stati un problema).

Viene spesso inserita nel tour la stazione di Pesalat (gestita da FNPF), la cui funzione è il rimboschimento di alberi anche pregiati nel Tanjung Puting, fortemente danneggiato dagli incendi del ’97 e ’06. Potete acquistare un albero, dargli il nome e piantarlo nel vivaio. Bello soprattutto il paesaggio per raggiungere Pesalat.

Con 1 giorno in più è possibile organizzare un trekking da Pondok Tangui a Pesalat dormendo in tenda, mentre il trekking notturno a Pondok Ambung non è interessante, gli animali che si vedevano un tempo stanno alla larga dai percorsi battuti dai turisti.

Il viaggio di Carla in Kalimantan continua, leggi l’articolo su Loksado »