Hebron, Palestina: terra dei patriarchi e simbolo dell’odio

Hebron, Palestina© Luce Greco

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Immaginate un luogo sacro per ebraismo, cristianesimo e islam, simbolo dell’origine delle tre grandi religioni monoteiste: aggiungeteci una storia che ha reso questa meta di pellegrinaggio un teatro di odio e violenza. Questa è Hebron (Al Khalil in arabo), una città a 40 Km da Betlemme e 50 km da Gerusalemme.

Da millenni Hebron è uno dei centri religiosi più importanti sulla terra, o dovrebbe esserlo, seconda soltanto a Gerusalemme in queste terre. Quali siano i motivi si fa presto a dire: qui c’è la Tomba dei Patriarchi, dove sono sepolti Abramo, Isacco e Giacobbe e le rispettive mogli (a parte Rachele), qui secondo la religione islamica Adamo ed Eva vissero dopo la cacciata dell’Eden.

Hebron dovrebbe essere un inno al dialogo inter-religioso ed invece è diventata negli anni il luogo dover si tocca con mano l’odio tra israeliani e arabi. Il centro della città vecchia è stato occupato ed espropriato alla fine degli anni ’60 da coloni ebrei, che con l’aiuto dell’esercito hanno cacciato dalle loro case i palestinesi, reclamando il loro “diritto divino” ad occupare quelle terre.

La situazione che vi si presenta quando arrivate è quindi allucinante: un check point con militari per poter accedere al centro città, che si rivela un deserto, una città fantasma dove vivono qualche centinaio di coloni protetti da migliaia di militari e pochi palestinesi che hanno deciso di resistere a costo della vita e di persecuzioni.

Le misure di sicurezza sono estreme, basti pensare che nel 1994 durante il Ramadan, un fanatico colono di origine americana, Baruch Goldstein, entrò in una moschea sparando all’impazzata e ammazzando 29 persone, 200 feriti. Per farvi capire cosa si respira questo criminale è considerato da una parte dei coloni un eroe nazionale…

Hebron, Palestina

© Jonas Hansel

Fuori da questa città fantasma c’è la Hebron araba, 190.000 abitanti, brulicante di case, mercati e vitalità. L’esercito si fa muro per dividere le due parti, che qui (al contrario di altre città) entrano in contatto quotidianamente: dentro la vecchia Hebron troverete scritte sui muri come “Gas the Arabs” o “Kill the Arabs”, un inno all’odio scritto da persone estremamente violente e fanatiche.

In una parte del mercato, ormai anch’esso deserto sempre nel centro città, troverete reti metalliche per evitare che i coloni feriscano persone che vanno al mercato lanciando pietre, oggetti e rifiuti dalla finestra delle cose che si affacciano. Una situazione terrificante, ma un giro fatelo, difficilmente vi ricapiterà di capire così bene cosa significa odio etnico.

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Per i visitatori non ci sono rischi, solo qualche sguardo di disprezzo da parte di militari e coloni che vorrebbero tenere ben nascosto questo inferno.

In una piccola parte del mercato del centro (suq) rimasto aperto potrete acquistare manufatti tipici palestinesi come bracciali, orecchini, anelli, kefiah fatte a mano e altri bellissimi oggettini da regalare.

Nonostante le terribili condizioni in cui vivono gli abitanti oggi, Hebron continua ad essere punto di riferimento commerciale per i palestinesi, ed ancora oggi resta famosa per le sue uve, i suoi artigiani del vetro, del cuoio, della ceramica e i suoi commercianti.

Hebron, Palestina

© Derek N Winterburn

La situazione è sempre molto tesa, se non vi fidate eventualmente potete farvi accompagnare da una guida locale. Per entrare nel centro dovrete passare un check point ma non vi preoccupate, alla peggio guadagnate una perquisizione, solitamente dovete mostrare il passaporto e al massimo rispondere alla domanda “Cosa ci fate qui?”.

La risposta è, per esempio, che da qui si accede alla Tomba dei patriarchi. Da non perdere assolutamente la visita ad uno dei centri mondiali della storia delle religioni; quello che pochi sanno è che la tomba di Abramo (Ibrahim in arabo) è uno dei luoghi più importanti anche per i musulmani. Per questo potrete constatare con i vostri occhi come ci sia una parte dedicata ai musulmani rigorosamente separata dalla parte dove pregano gli ebrei.

Nella parte settentrionale della città, a Ras Al Jora, potrete trovare invece alcune fabbriche tradizionali di vetro soffiato e di ceramica, aperte alle visite e a qualche compera. Tutte le fabbriche accolgono i visitatori tutti i giorni dalle 9 alle 19 tranne il venerdì mattina, giorno di preghiera.

Le distanze vi permettono di visitare Hebron in giornata sia da Gerusalemme che da Betlemme, e vista l’atmosfera è la modalità che consigliamo: dopo una giornata lì vi sentirete un po’ soffocare e staccare vi farà bene.

Se voleste fermarvi anche solo per una notte potete chiedere dell’Hebron Hotel che offre singole a 35 dollari e doppie a 45, oppure del Royal Suites Hotel, leggermente più economico. Niente di particolarmente allegro, intendiamoci, ma posti puliti e con tutti i minimi requisiti in regola.

Per quanto riguarda il cibo se volete provare un’ottima cucina casalinga dove mangiare tanto e spendere il giusto andate da Abu Mazen, in Nimra Street: piatto straconsigliato è l’agnello con riso e yogurt.

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