Il Cammino di Santiago: da Logroño a Najera

Il Cammino di Santiago: Toro di Osborne© mirando

Questo articolo è l’ottava tappa del viaggio di Dimitri lungo il Cammino di Santiago. Leggi l’itinerario completo qui »

Seconda settimana: non siamo neanche a metà del Cammino di Santiago, per cui non perdiamoci in chiacchiere e sotto a camminare. Bisogna uscire da Logroño, dove ci eravamo lasciati, una cittadina il cui centro storico è tanto ameno quanto è deprimente la periferia. Per ripartire cercate la Fuente de Los Peregrinos e da lì seguite le indicazioni per Via Verde.

Dovete tener duro fino a La Grajera, non tanto per la strada che è in salita, sì, ma leggera; quanto per il panorama: sono 140m. di dislivello distesi su 7km., ripidi solo nei primi 700m., ma il sentiero è perlopiù una via asfaltata e praticamente si costeggia sempre la Nazionale, con tanto di TIR e cemento – quando però arriverete ai laghetti artificiali, il peggio sarà passato. Anche perché l’Embalse de La Grajera è un parco naturalistico e finalmente potrete tornare a respirare a pieni polmoni. Il segno per voi saranno delle croci: sono quelle che i pellegrini hanno preso l’usanza di costruire alla bell’e meglio usando gli scarti di una vicina segheria. Se siete intimamente ben disposti a perpetuare questa tradizione, lasciate anche la vostra; altrimenti, tirate avanti verso Navarrete. Prima voltatevi indietro “a rimirar lo passo”, come direbbe Dante: da qui in genere si fa la miglior foto sul panorama di Logroño – e pazienza per la periferia.

La strada che vi aspetta davanti però è migliore: grandi distese di vigne e olivi, saliscendi delicati.

Marcelino

(c) McGarry

Se siete fortunati, incontrerete uno dei tanti personaggi leggendari del Camino: il barbuto Marcelino, che dispensa consigli (e provvidenziali spuntini) ai pellegrini di passaggio. Se lui è lì, lo incontrerete di sicuro.

Là in fondo sulla collina la sagoma del Toro di Osborne vi sorveglia silenziosa, l’autostrada AP-68 vi taglia la strada sul più bello, ma, una volta che l’avete superata, ecco le rovine  dell’antico hospital di San Juan de Acre, risalente al 1185, nientemeno. Non aspettatevi però uno scorcio romantico: più che le rovine, per quanto restaurate, si notano più  le pile di pietre lasciate dai pellegrini, com’è ormai tradizione e come troverete sempre più spesso andando avanti.

Passato San Juan, siete a Navarrete, famosa per la produzione di ceramiche. Il centro storico ha i suoi bravi scorci pittoreschi che non mancherete di fotografare. In uscita, occhio al cimitero: il portale d’ingresso apparteneva alla chiesa dell’hospital di San Juan e a vederlo forse vi verrà un po’ di rimpianto pensando a quanto dovesse essere bello il resto della chiesa se il portale era così finemente lavorato.

Lungo la strada

(c) calafellvalo

Il prossimo punto di riferimento è una cooperativa vitivinicola: quella di Sotes, qui il cammino si fa strada asfaltata parallela alla A-12 (l’autostrada conosciuta come Autovia del Camino).

Chi, arrivato a questo punto, si sente stanco, può salire con ultimo leggero sforzo a Ventosa, dove troverà rifugio nel bell’Albergue San Saturnino, in Calle Medio Derecha, aperto tutto l’anno.

I più resistenti invece continuano verso il Poggio di Orlando, El Poyo de Roland: qua in teoria il prode Orlando, ormai trasfigurato in eroe popolare, avrebbe sconfitto il solito gigante Ferraguto in singolar tenzone. A ricordo dell’evento, si dice, i pellegrini lasciano le solite pile di pietre, come per riprodurre il gigante – ma avrete capito ormai che per i pellegrini ogni scusa è buona per metter dei sassi uno sopra l’altro. Del resto, io la stessa cosa l’ho vista fare sulla Strada dei Troll in Norvegia, per cui regolatevi.

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Quella specie di trullo in pietra che trovate sul poggio è un rifugio per i pastori, anche se qualcuno tenterà di collegarvelo alla leggenda di Orlando.

Attenzione: questa zona è piuttosto pietrosa. Il dislivello più alto da superare prima dell’ultima dicesa verso Najera è l’Alto de San Anton: 150 m. in poco più di 1km – niente di trascendentale, ma gli ultimi 200m. sono infidi proprio per la massiccia presenza di sassi e rocce lisce e scivolose.

Le vostre caviglie sono il bene più prezioso che abbiate durante il Cammino, per cui badate bene dove mettete i piedi.

Stesso consiglio anche per la discesa: non è ripida, ma il sentiero qui è coperto di sassi, là si spezza in un’improvvisa sequenza di scalini scavati nel terreno, più avanti incrocia la strada senza sottopassi pedonali o passerelle sopraelevate, per cui siate vigili.

Alla fine della discesa, attraverserete prima il piccolo Rio Yalde, e poi il più baldanzoso Rio Najerilla, il fiume su cui è costruita la meta finale della tappa odierna, Najera, cui vale la pena di dedicare un po’ del tempo e delle forze che ci rimangono.

Siamo entrati in Navarra di cui questa città era anticamente  la capitale (senza dubbio avrete già colto l’assonanza Najèra/Navarra, no?).

(c) Lourdes Cardenal

(c) Lourdes Cardenal

Da non perdere il Monasterio de Santa Maria la Real: la cripta era in origine una grotta in cui si erano rifugiati i primi monaci eremiti; quando poi il tutto è diventato un convento francescano, col passare e ripassare dei pellegrini e la conseguente crescita economica della zona, questa divenne una chiesa tanto importante che la famiglia reale di Navarra prese a farsi seppellire qui. Ecco perché la cripta di Santa Maria è chiamata il Pantheon Real.

Tra tutte, spicca per bellezza la tomba di Bianca Garces di Castiglia-Navarra, le cui vicende terrene sono probabilmente meno entusiasmanti del suo sacello mortale.

Compiuto il nostro dovere culturale, ci ritireremo stanchi ma soddisfatti nel nostro rifugio per la notte: l’Albergue Municipal è in Plaza de Santa Maria la Real, proprio davanti al Pantheon, ha 60 posti letto, buoni servizi e altrettanto buoni prezzi, per cui entrateci fiduciosi e riposatevi per domani.

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