Naufraghi di mestiere [ViaVai]

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I naufragi non possono mancare in alcuni destini. Gli inquieti salpano in fretta, quando il vento gonfia le vele non ancora slegate, danno forma alla costa e indovinano ciò che sta dietro alla foschia, pensano a tutti i porti, alle figure lasciate sulla sabbia e cancellate dal mare, alle taverne dove vecchi eroi ubriachi di diversa bandiera tengono lezione sulle cose ultime e penultime.
 
Si espongono al pericolo per sfuggire al tormento. Si aggrappano a una tavola del veliero sfracellato e aspettano di arrivare a riva per poi ripartire.
 
Così gli stranieri scappano, ancora ignari della nuova lingua che gli capiterà di ascoltare. Fuggiaschi, sognano finestre illuminate e oasi d’acqua dolce, guardano le onde e bramano una riva.
 
Ma non sempre dal naufragio si può scampare. Anche di questo, o forse soprattutto di questo, fanno esperienza coloro che per professione naufragano. Inesperti del nuoto, quando la nave su cui sono imbarcati va a picco e non c’è modo di galleggiare, immaginano che i delfini li possano salvare e portare là dove hanno sempre voluto andare.