Paro e la terra del drago del tuono

ParoFoto di abrinsky (CC)

Monasteri aggrappati a montagne sacre. Foreste immacolate avvolte in una spiritualità tangibile. Colori intensi di natura e abiti tradizionali. E’ questo il Bhutan, piccolo regno himalayano a sud del Tibet che ha aperto le porte al mondo solo negli anni ’70.

Tra i venti distretti della “Terra del Drago del tuono” (Druk Tsendhen) – nome evocativo del Bhutan – c’è quello di Paro, illustre rappresentante di questa terra preservata. Lo scenario che offre è quello di una valle solcata da torrenti impetuosi, villaggi curati, fattorie terrazzate, risaie e pascoli rigogliosi dove vivono le pecore blu dell’Himalaya e gli yak, i grandi buoi tibetani. E ancora distese di rocce e ghiacciai dove si aggira il leopardo delle nevi.

A 62 km a ovest di Thimphu, capitale del Bhutan, Paro Dzong è il capoluogo del distretto. Ha una popolazione di 20.000 abitanti e si trova a est del monte Jhomolhari, la montagna sacra ai bhutanesi. Visitare la città sarà come entrare in una dimensione magica, lontana dalla realtà occidentale anche se ad essa ben collegata. E’ qui infatti che si trova l’unico aeroporto internazionale del Bhutan e la sua posizione, crocevia di strade nazionali, ne fa più il più importante centro di commercio nazionale.

Bhutan

© Roberto Saltori

Tornando all’ambientazione fiabesca, a colpire di Paro, oltre alla natura incontaminata e al centro abitato fatto di case colorate e ben conservate, ponticelli sospesi e arredi urbani in roccia locale, sono i grandiosi dzong, tra i più spettacolari del Paese. Si tratta di fortezze costruite in cima ai colli o lungo i fiumi, con funzione religiosa ma anche amministrativa e militare. Fungono da palazzo di giustizia e prefettura ma ciò che affascina di più è il carattere mistico di questi edifici simbolo dell’architettura del regno. Gli dzong, con il loro cortili e le ampie sale, custodiscono all’interno piccoli templi buddisti (chorten) e grandi monasteri: quello di Kyichu Lhakhang, tra i più antichi, di Drukgyel Dzong costruito a difesa degli invasori tibetani e distrutto nell’incendio del 1950 e il Rinpung Dzong, cui si accede superando uno dei tipici ponti con tettoia in legno. Oltre ad aver accolto la troupe de Il Piccolo Buddha di Bertolucci (molte scene furono girate qui), è la sede amministrativa del distretto di Paro e del Museo Nazionale del Bhutan (custodito nella torre di guardia – ta dzong). Ospita circa 200 monaci e preziosi cimeli tanto che il suo nome significa proprio “fortezza del mucchio di gioielli”. Il più pregiato è la Thongdrol, un grande stendardo di 20 metri x 20 tipico della tradizione buddista, ricamato a tinte vivaci e raffigurante il Guru Rinpoche o Guru Padmasambhava, “colui che è nato dal fiore di loto”, mitico missionario tibetano che introdusse il buddismo tantrico in Bhutan.

Come leggenda narra, Padmasambhava, ancora oggi venerato in tutto il Paese, giunse a Paro nel 747 d.C in groppa a una tigre volante e si ritirò in meditazione per alcuni mesi nella caverna di Taktsang Senge Samdup, tuttora visitabile, intorno alla quale sorge dal 1962 il più spettacolare dzong della valle di Paro e uno dei più famosi del Bhutan: il Taktshang, “tana della tigre”, a 10 chilometri a nord della città di Paro. Si raggiunge attraverso una mulattiera, immersa in una foresta di pini, che sale fino al picco montuoso dove il monastero sembra fondersi con la roccia, a 800 m sopra la valle e a 3.000 m dal livello del mare. Spesso avvolto da un manto di nubi che rende il tutto ancora più suggestivo, il ritiro monastico in legno e pietra si compone di quattro templi principali e varie strutture residenziali, ognuna delle quali gode di una terrazza affacciata sulla valle sottostante.

Il festival di Paro

Festival di Paro

© Travis Lupick

Paro - Thongdrol

© abrinsky

E’ proprio in onore del Guru cui è dedicato il monastero di Taktshang che tutti gli anni a Paro, tra marzo e aprile, in date che variano da anno a anno, si celebra il Paro Tsechu, uno dei festival religiosi per cui il Bhutan è celebre in tutto il mondo e uno dei modi migliore per immergersi nella cultura del regno (nel 2014 i festeggiamenti sono previsti per i primi dieci giorni di aprile). Al suono di cimbali, flauti e trombe, uomini, monaci o laici, e donne danzano senza sosta in abiti tradizionali dai colori sgargianti. Indossano maschere per assumere sembianze di divinità, demoni o animali e inscenano le leggende del buddismo himalayano. Si ritrovano nei villaggi e nei cortili degli stessi monasteri, alcuni aperti al pubblico solo in occasione del festival. E’ proprio durante lo Tsechu, ad esempio, che la Thongdroel viene mostrata alla comunità all’interno del Rinpung Dzong e portata in processione. Questo festival, come gli altri, ha una profonda valenza religiosa, quella di cui è intriso il Bhutan. Chi ne prende parte si purifica dai peccati, è protetto dalle disgrazie e ottiene benedizioni divine. Ma nessuno trascura l’aspetto più terreno e ludico di questi festival, a cominciare dai fortunati turisti: la semplice possibilità di socializzazione e l’incanto di suoni e arcaiche movenze che incanterebbero chiunque.

Come raggiungere il Bhutan. Il Bhutan per preservare le antiche tradizioni e il territorio, puntando su un turismo sostenibile ed ecologico, impone che ci si debba necessariamente rivolgere a un’agenzia di viaggi, locale o straniera, e il pagamento di una tariffa forfettaria giornaliera obbligatoria di 250 dollari a testa durante l’alta stagione (che va da marzo a maggio e da settembre a novembre) e di 200 dollari per il resto dell’anno (per un minimo di tre persone). E’ una cifra non indifferente per chi è abituato ai viaggi ‘fai da te’, c’è da dire però che sono inclusi molti servizi, tutti quelli indispensabili: pernottamento, pasti, trasporti e guida. Se optate per un’agenzia italiana, sarà lei a occuparsi di richiedere il visto al Tourism Authority of Bhutan (previa presentazione dell’itinerario) e a prenotare il volo presso l’unica compagnia aerea, la Druk Air. Potete optare per un tour operator come Azonzo Travel che tra gli altri itinerari propone un viaggio tra India e Bhutan che passa da Paro proprio in occasione del festival di aprile, oppure pianificare un tour su misura.

Quando andare a Paro. Il periodo migliore per visitare Paro è da marzo a maggio per evitare temperature estreme e assistere, oltre al festival, alla fioritura dei rododendri. Per i voli confrontate le offerte su Skyscanner.it

Da leggere e da vedere. Choden Kunzang, Il viaggio di Tsomo, edizioni O Barra O, 2009; Il Piccolo Buddha, regia di Bernardo Bertolucci, 1993.