Viaggi inesistenti [ViaVai]

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Forse viaggiare è dimenticarsi di sé,
inventare nuovi modi di essere e ripensarsi
,
trovando una via d’uscita dal vicolo cieco della routine,
per raggiungere un nuovo mondo liberamente scelto.

Una delle ragioni del fallimento di un viaggio, invece,
potrebbe essere la volontà di ricondurlo a un’idea,
confondendo ciò che è immaginato con ciò che potrà accadere.
Se quel che ci si aspetta è già deciso,
è difficile che un viaggio lasci il segno.

Troppo spesso, dopo aver visitato un luogo,
scrutato i suoi paesaggi, osservato la sua gente,
torniamo con ricordi facili da dimenticare:
un commerciante di strada che è pronto a imbrogliare,
una lunga fila per entrare in un museo,
una spiaggia che non assomiglia alla foto sul depliant.
E alla fine molti degli imbroglioni diventano commercianti,
l’entrata di ogni museo è preceduta da una lunga fila
e non c’è luogo che risulti più sbiadito di una sua foto vista prima di partire.

Il viaggio diventa ridondante, continua a confrontarsi
con aspettative e idee che avevamo,
si ripete fino a consumarsi perché così scompaia dalla mente.

Anch’io sono tornato da viaggi dimenticati,
ma alcuni dei compagni che erano con me mi hanno ricordato
le vie di bancarelle dove si assaggiano piatti di pesce appena pescato, le pietre rosse per il tramonto fuori dal duomo stipato di gente, la storia dell’artigiano e delle sue statuette.
E alla fine mi sono accorto che avevo dimenticato dei viaggi
senza neppure lasciare che quei viaggi cominciassero a esistere.