Il Cammino di Santiago, da Estella a Torres Del Rio

il cammino di santiago - Irache© Gustavo Marin

Questo articolo è la sesta tappa del viaggio di Dimitri lungo il Cammino di Santiago. Leggi l’itinerario completo qui »

E sei. Questa è la sesta alba che ci facciamo cercando a tastoni lo zaino, rivestendoci alla tenue luce del mattino, mentre gli altri pellegrini russano suinamente (è una costante dei rifugi e delle camerate: qualcuno consiglia anche di mettere nello zaino i tappi per le orecchie, tanto sono leggeri – pensateci).

Colazione, stretching e via con bastone e cappello, a seguire i segnali e le conchiglie incastonate sulla strada: direzione Ayegui. La giornata prevede la solita trentina di km., con un solo dislivello al km. 6, Villamayor de Monjardin, 255 m. più in alto. Uno solo, ma lo sentirete – poi però sarà tutta discesa progressiva e piacevole, fino a Torres Del Rio, fine giornata.

Fatevi i primi 90 m. di dislivello in 3 km. e calibrate bene le forze: l’obiettivo è arrivare all’imponente (e abbandonato) Monastero di Irache per godersi la prima curiosità di questa giornata, che i pellegrini più gaudenti serberanno tra i ricordi più cari – la fontana di vino. Sì, proprio: cercate la Bodega del Vino e rifornitevi a piacimento dai rubinetti a disposizione di tutti. Non si sa bene quanto sia medievale la trovata: di sicuro quella odierna è un’ottima trovata pubblicitaria. Ad ogni modo, il vino sgorga solo in orari di ufficio. È un buon modo per iniziare la giornata. O forse per finirla qui, come fanno alcuni che rimandano a domani il resto della tappa e si bevono tutta la giornata che avanza.

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Ad ogni modo, che il vino non vi spezzi le gambe perché ci sono altri 165m. da scalare in 3 km., con un saliscendi in mezzo, nella conca di Azqueta: sì, questo primo pezzo è faticoso. È il percorso tradizionale; l’alternativa è il sentiero che parte al bivio poco fuori Irache e si inoltra nei boschi verso Montezurra e Luquin. A dire il vero, non cambia molto: le due strade si ritrovano a Los Arcos, e la fatica è la stessa.

Arrivare a Villamayor merita per il panorama che poi si può godere dalla chiesa di San Andrès, famosa peraltro anche per l’acustica perfetta. Prima però, se avete scelto il percorso tradizionale, dovete passare per il Camping Iratxe e soprattutto per la casa di Pablito, all’anagrafe Pablo Sanz Zudaire, divenuto leggenda tra i pellegrini per i bastoni. Lui ve li fa su misura, dice, in legno di nocciolo e se ve la giocate bene vi insegna anche la perfetta andatura in sincro passo/bastone. Dimenticherete presto i suoi insegnamenti appena vi torneranno i calli, ma è uno degli incontri obbligati nella mitologia del Camino, tanto che stanno già sorgendo epigoni ed eredi più o meni ufficiali.

Il Cammino di Santiago: Villamayor

© Xenius

Prima del paese, ecco la Fonte del Moro: per la leggenda locale qui avrebbero combattuto armate di  Carlo Magno e Saraceni; oggi rimane una bellissima cisterna coperta di stile romanico, da dove attingere una refrigerante sorsata d’acqua. Se per disgrazia doveste trovarla a secco, fotografate la cisterna come hanno fatto milioni di pellegrini prima di voi e rimettetevi in cammino senza disperare perché comunque un’altra fonte vi attende un paio di km. dopo, all’incrocio della strada per Urbiola. Attenzione però che questa è l’ultima fonte che incontrerete: dopo, per almeno 10 km. niente acqua.

La cosa positiva è che siete in discesa, tra campi coltivati, grano e vigneti – pieno idillio bucolico e il peggio è davvero passato. Per oggi.

Los Arcos è un paesino ameno, con rilassante chiostro del XII secolo e una piazza medievale così invitante che molti decidono di far tappa qui. Ma attenzione: gli ostelli non sono granché. Fate così, nel caso: se trovate posto a La Casa della Nonna, Casa de Abuela, in Plaza de la Fruta, 8, bene. Se no, meglio farsi forza e tirare dritto. D’accordo la stanchezza e la capacità ad adattarsi tutta peregrina; ma non è nemmeno giusto sostenere hospitaleros senza scrupoli che aprono sedicenti rifugi solo per scroccare finanziamenti vari e offrire sistemazioni che forse neanche nel Medioevo.

Per uscire da Los Arcos si passa sotto la Porta de Castilla e si incrocia la strada NA-129 fiancheggiata dal Rio Odròn, per poi immettersi su una strada sterrata che corre parallela alla NA-1110.

Chiesa del Santo Sepulcro, Torres del Río

© Rufino Lasaosa

Gli amanti del Barocco troveranno di loro gusto la chiesa di San Zoilo di Sansol, l’ultimo paese prima della nostra meta.

Ed eccoci infine a Torres del Rio. Come vi avrà certamente suggerito il nome, di notevole qui troverete la Torre: è quella della Chiesa del Santo Sepolcro. Siete stanchi, d’accordo, ma concedetevi una visita. Notate la pianta ottagonale che dovrebbe suggerire subito la parolina magica “Templari”. Infatti, questa era una loro mansio per pellegrini, con tanto di fuoco acceso in cima la notte per guidare i viandanti in ritardo. Le leggende si sprecano, c’è chi giura di percepire chissà quali energie all’interno della torre;  ma una realtà storica eccezionale è il crocifisso ligneo del XIII secolo, raro tesoro sopravvissuto alle razzie.

Gli albergues di Torres del Rio sono buoni: La Pata de Oca, in Calle Mayor, al 5, privato; l’Albergue Casa Mariela, in  Plaza Padre Valeriano Ordóñez, 6, molto pittoresco; e l’Albergue Casa Mari, in Calle Casa Nuevas, al 13, con 21 posti letto puliti e ben serviti.

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