Vieste, Puglia: 30 km tra spiagge, grotte e faraglioni

Vieste, PugliaFoto di Carla Squaiella ©

Questo articolo fa parte del viaggio di Carla nel Gargano. Leggi l’itinerario completo qui »

L’antico villaggio peschereccio di Vieste, fuori dalle più battute vie di comunicazione tra nord e sud, è oggi una nota località di mare, amata per i suoi 30 km di litorale, ampie spiagge di sabbia, baie e splendide grotte marine, formate dal fenomeno carsico e dell’erosione marina.

Vieste si trova in ottima posizione per visitare il meglio che il Gargano ha da offrire: la costa con le grotte fino a Mattinata, le vicine Peschici e Rodi Garganico, l’entroterra con la Foresta Umbra, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo e le vicine isole Tremiti.

La cittadina si sviluppa su una penisola con tre baie separate da due punte. Il centro storico, rialzato rispetto al resto della cittadina, si trova nella Punta S. Francesco, a sud della quale si estende per 4 km la lunga spiaggia Scialara, detta anche del Castello o di Pizzomunno. La baia centrale con la Marina Piccola guarda verso il faro mentre la Punta Santa Croce, pianeggiante e moderna, confina con il porto e con la bella spiaggia di 2 km di S. Lorenzo, la più profonda di Vieste. Ed è qui sul Lungomare Europa all’hotel Vela Velo, che facciamo tappa per alcuni giorni.

spiagge Vieste

Le spiagge di Vieste si estendono per km e c’è solo l’imbarazzo della scelta tra le vicine San Lorenzo e Pizzomunno, o Sfinalicchio divisa tra Vieste e Peschici, Chianca con l’isoletta omonima, Scialmarino, Molinella dove si scorge la sagoma di Vieste, l’esclusiva Pugnochiuso, o le splendide spiagge di Campi e San Felice con il famoso Architiello, e tante altre fino a Vignanotica.

Trascorriamo la giornata percorrendo la costa da Vieste a Mattinata, fermandoci nei tanti punti panoramici o scendendo nei lidi più belli per un tuffo in mare. Gli stabilimenti balneari chiuderanno a breve, sono rimaste solo poche file di ombrelloni a “deturpare” le belle spiagge ampie e sabbiose. Le bellissime Baia delle Zagare con i faraglioni o Pugnochiuso (diventata famosa negli anni ’60 per la struttura alberghiera costruita da Enrico Mattei, oggi proprietà Mercegaglia), sono riservate agli ospiti dei rispettivi resorts. Ci accontentiamo di vedere la prima dall’alto (non avendo il pass speciale rilasciato dal Comune di Mattinata per un numero limitato giornaliero di non residenti) mentre riusciamo ad entrare a Pugnochiuso per “gentile concessione” solo perché è bassa stagione.

Di ritorno a Vieste, quando ormai il sole sta calando, percorriamo a piedi il lungomare costeggiando il porto fino al centro storico. Ci addentriamo nelle antiche e strette viuzze che conducono all’estremità della punta San Francesco dove sorge l’omonima Cattedrale, passando per la cosiddetta Chianca Amara, la roccia su cui si dice che il corsaro saraceno Dragut abbia fatto decapitare migliaia di viestani, fino a raggiungere la via Mafrolla dove le tante botteghe artigiane e boutiques hanno preso il posto delle bancarelle hippies. La stagione sta finendo, ma Vieste è ancora piena di vita e i locali dove trascorrere la serata sono ovunque a portata di mano. Ci fermiamo per cena al Ristorante Del Porto, un’ottima alternativa è il Pelikano.

Baia delle Zagare

L’indomani sotto il cielo azzurro facciamo la gita in barca che in mezza giornata percorre le 15 miglia di costa scoscesa da Vieste a Mattinata, ricca di scenari suggestivi dove tra pini d’aleppo e macchia mediterranea si nascondono le torri d’avvistamento. Arriviamo in barca quasi a toccare le più belle spiagge ed entriamo a volte per accessi angusti, nelle affascinanti Grotte dai nomi fantasiosi che evocano leggende marinare (i biglietti della gita si acquistano nei chioschi del porto).

Il pomeriggio, dando ragione al detto “Scirocco chiaro e Maestrale scuro, maltempo sicuro”, il tempo peggiora. Camminiamo lungomare fino all’affascinante spiaggia deserta di Castello battuta dal forte vento e da onde alte e poderose. Qui sorge dal mare l’inconfondibile simbolo di Vieste, il monolite di roccia bianca Pizzomunno, dal nome del giovane pescatore che, secondo una delle tante leggende di questo enorme faraglione, si è tramutato in pietra per il dolore d’aver perso l’amata Cristalda, trascinata negli abissi dalle sirene accecate di gelosia. Si dice che ogni 100 anni Cristalda ritorni al suo Pizzomunno per una nuova notte d’amore…

La vacanza di Carla in Gargano continua… A breve un’escursione nella Foresta Umbra