Jeju, Sud Corea: l’isola vulcanica patrimonio UNESCO

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Dicono che sia un misto di Hawaii, isole greche, Disneyland. L’isola vulcanica di Jeju, si trova in Sud Corea ed è un patrimonio UNESCO che offre, contemporaneamente, spiagge e palme, cactus, filari di aranci, spettacoli circensi, campi da golf, fondali per lo scuba diving e tutto quello che vi aspettate da un paradiso marino, attrezzato per le vacanze più esclusive o per le più pretenziose lune di miele.

I panorami vulcanici la fanno da padrone: il monte più alto e l’Hallasan (1950 m.) ed è tutta zona protetta con flora e fauna autoctone, introvabili altrove. Nella zona orientale si apre lo spettacolare cratere vulcanico Ilchulbong che compete con la poco distante isola di Udo, dove impressionanti scogliere di lava solidificata spiccano sul bianco avorio delle spiagge.

Sulla costa Sudorientale, la scogliera di Yongmeori stupisce per i risultati dell’erosione sulle rocce, mentre la cordigliera del Sanbangsan, costellata di grotte, vi regala un tempio rupestre con tanto di fonte dell’eterna giovinezza (almeno, così si dice in zona).

A Manjaggul trovate il più lungo canale lavico del mondo (patrimonio UNESCO), e ovunque villaggi, musei del folklore, parchi con sculture e varie opere d’arte open air, e curatissimi giardini zen.

La temperatura dell’acqua è la più calda che si possa trovare in Corea e c’è anche una barriera corallina a Seogwipo che non ha nulla da invidiare a quelle coloratissime degli arcipelaghi tropicali.

Maratone, triathlon, eventi sportivi, barbecue all’aperto, resort di lusso e sistemazioni economiche: nell’isola sembra davvero esserci di tutto. Ecco allora un concentrato di quello che, se non altro, va considerato imperdibile, tenuto conto che i centri principali sono due: Jejusi a Nord e Seogwipo a Sud.

Jeju

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Samseonghyeol, ad esempio, è un tempio di Jejusi, la cui particolarità sono tre buchi nel pavimento da cui spuntarono nientemeno che i progenitori dei tre principali clan in cui si suddividono gli abitanti dell’isola, per cui capirete l’importanza culturale del sito.

A 6km a Sud da Jejusi, Mokseogwon è al contempo parco ed esposizione di arte contemporanea: le opere sono costituite da rocce e piante combinate tra loro da mani umane esperte e sensibili. Protagonista vegetale è la radice di jorok, un albero che si trova solo qui e che per la popolazione locale è simbolo di longevità.

Sulla costa ovest potete adagiarvi mollemente al sole sulla spiaggia di Iho, dalla sabbia di un curioso color che varia dal grigio al giallo, raggiungibile comodamente con la linea di autobus che parte dalla stazione bus della città.

Altra attrazione naturalistica nei pressi della città è la scogliera di Yongduam, sul litorale ovest: molto gettonata tra i turisti coreani, lascia in genere meno affascinati gli stranieri; ma bisogna riconoscere un certo fascino alle formazioni basaltiche della lava solidificatasi sul mare, per cui una puntatina la merita.

Se siete interessati invece alle architetture tradizionali, a Jejusi non dovete perdere la ricostruzione fedelissima dell’antico palazzo della dinastia Joseon, dove aveva sede il centro ammnistrativo della regione, il Mok. Di fianco, il Gwandeokjeong, altrettanto vetusto (XV secolo), altrettanto ufficiale: qui venivano ricevuti ambasciatori stranieri, con tanto di feste e banchetti pubblici.

Da Seogwipo, con una passeggiata di 15 minuti verso East, si arriva alle cascate di Jeongbang Pokpo: l’unica cascata in tutta l’Asia che precipita direttamente nel mare da 23 metri di scolgiera. Il primato è molto meno suggestivo del colpo d’occhio, che è invece superbo. La Cheonyijeon Pokpo precipita da 22 m., e la trovate a 15 minuti di cammino verso ovest. Però non sempre è visibile: dipende dalle piogge. Ma la passeggiata in mezzo alla foresta vale la gita, anche se trovate solo un modesto ruscello al posto della cascata.

Sempre ad Ovest di Seogwipo, sul mare, a 2 km, potete vedere il maestoso Oedolgae – un pilastro nautrale di basalto, risultato della solita colata lavica: una leggenda locale vuole che un generale coreano molto ingegnoso abbia allontanato i Mongoli invasori vestendo il pilastro di 20 m. da soldato, facendo credere l’isola difesa da un invincibile gigante.

Come arrivare a Jeju. Ci si può arrivare anche con il traghetti, ma la via più usuale è aerea. Ci sono collegamenti coi principali aeroporti coreani. Dal 2006 lavora anche una linea locale, la Jejuair, economica e efficiente.

Dove dormire a Jeju. L’offerta è quanto mai eterogenea, dagli ostelli e affittacamere come l’Arthouse, tra le meraviglie naturali del Manjanggul, e il Lefthander Guesthouse a Jeju City; ai resort di lusso di Jungmun, la cosiddetta “città dei turisti”, come il Lotte Hotel e The Shilla Jeju. Per una via di mezzo, Dreaming Forest Pension Seogwipo e Feliz Town.