Dien Bien Phu, verso il confine tra Vietnam e Laos

Dien Bien Phu, confine Vietnam e LaosFoto di Pilip (CC)

Questo articolo fa parte del viaggio di Davide in Indocina. Leggi l’itinerario completo qui »

Se siete in cerca di una città piena di cose meravigliose da vedere, monumenti da fotografare e prelibatezze da mangiare, questo posto NON fa per voi.

Dien Bien Phu non è un paese per turisti. Città simbolo della resistenza e dell’orgoglio del Vietnam, isolata rispetto al centro del Paese, è famosa tra i turisti soprattutto per il mercato dove si vende carne di cane. Noi ci fermiamo sulla strada per il Laos.

Facciamo un salto indietro: siamo tra le montagne del Vietnam, a Sapa, e partiamo alla volta di Dien Bien Phu, un viaggio che si rivela tutt’altro che agevole: 300 km per dodici ore di traversata lungo le montagne, un pulmino che sbalza continuamente tra rocce impervie e foreste tropicali. Un viaggio faticoso, attraverso villaggi non segnati sulla mappa lungo linee di confine immaginarie (per noi) e reali (sulle cartine). Costeggiamo il confine tra Vietnam e Cina e poi di nuovo a sobbalzare in uno spartito sonoro senza fine. Durante le pause scendiamo dal pulmino, un po’ il mal di mare, un po’ di stupore per i territori fuori dal mondo: capanne, banchetti di frutta, cielo blu intenso. Compriamo della frutta dai bambini lungo la strada – facciamo conoscenza del frutto del dragone – e ripartiamo. La distanza sembra infinita come le strade sterrate in mezzo alle valli, come i tornanti che avvolgono le terrazze coltivate a riso. Alla fine, invece, con una stanchezza quasi da allucinazioni arriviamo a Dien Bien Phu.

Battaglia di Dien Bien Phu

Foto di Pilip (CC)

Strana accoglienza della città, siamo al tramonto, le strade sono semideserte, chiedere informazioni sa tanto del classico “trovare l’ago nel pagliaio”. Lo troviamo e riusciamo a sistemarci in un presunto albergo che in realtà è una casa, tre letti singoli che uniamo perché vengano fuori quattro posti per dormire. Farsi ospitare dai locali è una bella occasione per spendere pochissimo (tra i 3 e i 5 euro) e rimpinguare le tasche degli abitanti: se però capitate qui a vostra insaputa e odiate adattarvi non disperate, esistono anche gli hotel come per esempio l’Him Lam Hotel, struttura lussuosa per gli standard del luogo in Him Lam Ward, a 10 km dal mercato centrale; il prezzo per una camera doppia con colazione inclusa è sui 25 euro.

Dien Bien Phu è salita agli onori della cronaca per la battaglia finale in cui la popolazione del Vietnam ha cacciato i francesi nel 1954, inizio del declino della potenza coloniale francese in Indocina. A celebrare l’evento e l’orgoglio nazionale il monumento alla Vittoria che domina la città e il museo con tutto il racconto della battaglia.

La sera abbiamo l’occasione di fare un giro, goderci la tranquillità del posto e osservare la forte differenza degli abitanti rispetto ad Hanoi: più sospettosi, un po’ meno accoglienti, meno abituati a vedere ‘visi bianchi’. Giriamo a lungo prima di riuscire a trovare un posto che ci dia da mangiare, ci siamo un po’ attardati per riposare e intorno alle 9 pare tutto chiuso. Alla fine ci salva lo Yen Ninh, ristorante vegetariano in So nha 64, to 1, phuong Tan Thanh: non un pasto indimenticabile ma un brodo e delle verdure sono meglio di niente in quello che percepiamo come un deserto intorno a noi.

Prendiamo informazioni per partire l’indomani alla volta del confine con il Laos ma ci aspetta una bella sorpresa: è stagione di piogge, sono giorni di brutto tempo e l’unico bus per il nord del Laos non c’è e nessuno sa bene quando riprenderà servizio. Le opzioni sono aspettare che smetta di piovere, noleggiare un auto con autista, avventurarci in taxi fino alla prima barriera ad alcuni km dal confine e da lì partire verso l’ignoto. Dato che la prima opzione potrebbe lasciarci anche 3/4 giorni a Dien Bien Phu e stravolgere un po’ tutta l’idea del viaggio, dato che l’opzione noleggio auto e conducente è carissima (ci costerebbe oltre 200 euro a testa), optiamo di scegliere per il taxi e l’ignoto…

Dopo la cena non esattamente appagante ma più che sufficiente torniamo nella nostra stanza ad ascoltare il rumore della pioggia battere sul tetto e a pensare all’indomani. Cosa ci attenderà? La mattina decidiamo di partire subito e di non recarci al mercato dove si racconta vengano uccisi e scuoiati live i cani per poi essere venduti all’etto. Più che una questione di stomaco è l’adrenalina del viaggio che continua, unita alla preoccupazione di non riuscire a raggiungere un villaggio laotiano al di là del confine prima che faccia notte. Arriva il taxi, partiamo.

L’avventura di Davide in Indocina continua. Nel prossimo articolo attraverserà il confine con il Laos. Scopri di più »