Alicudi e Filicudi, in cerca di pace nelle Eolie selvagge

Alicudi e FilicudiCC Emanuele Longo

Sono la dimostrazione di come non servano quindici ore di volo all’altro capo del mondo per trovare una fetta di paradiso: nel nostro Mediterraneo ce ne sono almeno due porzioni. Stiamo parlando delle due isole Eolie più primitive e autentiche, imperdibili per gli schiavi del mare alla ricerca di spazi incontaminati e baciati dal solo sciabordio delle acque.

Alicudi e Filicudi. La prima, la più isolata a ponente dell’Arcipelago del fuoco, è un perfetto tronco di cono, conosciuta anticamente come Ericusa, ossia ricca d’erica. La seconda, più allungata grazie al promontorio di Capo Graziano, era chiamata Phoenicusa, piena di felci. Sorelle gemelle per vocazione, queste due isole sono uno degli ultimi approdi dove l’equilibrio tra uomo e natura è rimasto cristallizzato. Pensate che la rete elettrica nelle case è arrivata appena vent’anni fa. Il modo migliore per godersele è ovviamente in barca. Ma anche solo muniti di gambe, l’esperienza è indescrivibile. Per cui, se siete nei paraggi e avete controllato il bollettino meteo per bene (se c’è vento, dal Maestrale allo Scirocco è impossibile avvicinarsi, così come ripartire) fatevi un regalo: sbarcate e godetevi queste oasi di pace.

Porto di Alicudi

© Ghost in the Shell

Alicudi, la magica isola impervia

È di fatto un cratere ormai spento: mentre si guadagna l’isola lo sguardo è catturato dal Filo dell’Arpa, il monte che digrada verso l’acqua con coste ripide che si immergono nelle profondità marine. Raggiunto il porticciolo nella parte orientale dell’isola, l’unica abitata, si incontrano le tipiche case bianche oliane, cubi bianchi con ampie terrazze guarnite di colonne rivolte a sud-est (chiamate epulere) che si arrampicano sui terrazzamenti di ulivi e capperi tra le pendici del vulcano, sfidando la fisica, anelando al cielo. Le risa dei bambini, le barche, tirate a secco su una lingua di spiaggia di ciottoli, il profumo dell’erica e della lavanda al sole. La prima cosa da sapere è che dopo lo sbarco a Scalo Palomba l’unico mezzo di locomozione saranno i vostri piedi, a parte gli scecchi (gli asini nel dialetto siculo) che ringrazierete – benedetti! – per il trasporto bagagli: niente strade per veicoli di qualunque genere, nemmeno biciclette. Solo affascinanti vicoletti e scalinate di pietra lavica (i princhi) costruite nel corso dei secoli, per andare alla scoperta di panorami emozionanti. Per raggiungere il cratere della Montagnola, gambe in spalla per 3 orette buone di camminata percorrendo una strada lastricata di pietre; si può passare anche per il Serro della Farcona, costeggiato da notevoli precipizi. Altra tappa è la frazione di San Bartolo, famosa per la chiesa dedicata al patrono delle Eolie, dove la terrazza regala un’emozione di quiete e pienezza indimenticabile, senza dimenticare il Timpone delle Femmine, un antico fortino dove si nascondevano donne e bambini durante le incursioni dei pirati. Per gli appassionati di pesca subacquea (ricciole e cernie vi aspettano) le immersione consigliate sono attorno allo Scoglio della Jalera.

In tutto gli agglomerati sull’isola sono sei: Bazzina, preferibilmente raggiungibile con una barca, Contrada Pianicello, abitata da una colonia di tedeschi, Contrada Sgurbio, ad est dell’isola con solo 5 case che hanno i nomi dei cinque sensi, la già nominata San Bartolo, Contrada Tonna e Alicudi porto, dove si trovano, come ogni piccolo paese d’altri tempi che si rispetti, le uniche due botteghe di generi alimentari e l’ufficio Postale. Se non siete amanti delle escursioni e del camminare in generale, cercate la vostra base in basso, verso il porto: Casa Mulino, Casa Silvana o l’Ericusa, unico hotel sull’isola, sono quello che fa per voi. Altrimenti, siate audaci e optate per una sistemazione aggrappata alle pendici dell’isola insieme agli arcudari, magari in una villa panoramica come La casa dell’Ibiscus. In qualunque caso, è bene sapere che la vita qui è spartana, ma ricca di sapore. Gustatela, osservando un momento di vita quotidiana che pare una foto d’epoca, mentre sbocconcellate come ciliegie i migliori ciuciunchi, i fiori del cappero, deliziandovi di uno splendido mare.

Coste Filicudi

© Ghost in the Shell

Filicudi, silenzio e relax con socialità

Distante all’incirca dodici miglia marine dall’aspra Alicudi, troviamo l’altra meta remota delle Eolie, Filicudi. Segnata da antiche colate laviche si mostra aspra,  rocciosa, con lineamenti fatti di coste vertiginose, modulate da grotte, faraglioni, insenature, e isolotti. È nella parte sudorientale che si fa più dolce, permettendo gli insediamenti umani sin da tempi remoti, come i resti archeologici del villaggio preistorico sulla punta Capo Graziano ci ricordano.

Filicudi regala un mare indescrivibile, ma conoscerla significa esplorarne anche l’interno.
Qui una strada asfaltata percorsa da auto la trovate, lunga ben 7 km, che dal porto arriva a Val di Chiesa, dove sorge la chiesa dedicata a Santo Stefano, fino a Pecorini a Mare, con il suo piccolo molo. Perché, però, perdersi tutta l’attrattiva e non percorrere le vecchie mulattiere, suggestive e ricche di profumi come quello del finocchietto selvatico, che vi portano a Canale e Rocca Ciavoli tra gli ospitali abitanti? Per ammirare poi uno stupendo panorama sull’arcipelago, ci si inerpica fino alla Fossa delle Felci, punto più alto dell’isola, raggiungibile da Val di Chiesa, proprio grazie ai sentieri punteggiati di fichi d’india, ginestre e macchia mediterranea.

È Pecorini Mare comunque il ritrovo dell’isola: piccolo borgo tra mare e montagna che d’estate viene preso d’assalto dalle barche per accaparrarsi una boa. Magari solo per prendersi un aperitivo in costume e ciabatte al mitico Saloon dei Triolo o viziarsi con un prelibato piatto a La Sirena o all’Invidia: tipo l’irreplicabile pasta con una sorta di pesto fatto di pomodorini, mandorle e basilico. Per non parlare del pesce. Un indirizzo nell’entroterra è certamente Villa la Rosa , dove oltre a deliziarvi con gustosi manicaretti caserecci, si balla all’interno del discobar. Per soggiornare si possono scegliere appartamenti in affitto, come A’ Tana , oppure hotel come La Canna o Phenicusa.

Ed eccoci arrivati al capitolo mare, vera meraviglia dell’isola: le giornate in barca ne esaltano la natura di fuoco. Se non state veleggiando con la vostra compagnia è possibile fare escursioni con dei piccoli gozzi che possono essere affittati da soli oppure insieme ad altre persone. A Pecorini ci sono, oltre allo Yachting club e un lido sul mare realizzato nel 2011 perfettamente integrato nella natura che accarezza le acque cristalline, il Lidalina, due centri nautici presso i quali noleggiare barche, scooter e attrezzature per immersioni: I Delfini e Marcopolo. Si possono così raggiungere alcune delle spiagge più belle dell’isola, come Valle Muria oppure Praia Vinci dove ci si arriva solo in barca. Assolutamente da fare le gite allo Scoglio del Giafante, conseguenza di un’eruzione vulcanica della quale è rimasta solo la colonna lavica del centro, e alla famosa Grotta del Bue Marino vicino a Punta Perciato. Famosa sia per i giochi di luce incantevoli ma soprattutto grazie ai flutti del mare che paiono i muggiti di un bue. A poca distanza si erge lo Scoglio della Canna, molto amato dai subacquei per i coralli e le spugne. Il tramonto, romantico e suggestivo, ce lo si gode da Stimpagnato, con la Canna ed Alicudi a esaltarne i colori.

Come arrivare: Alicudi e Filicudi sono raggiungibili con collegamenti marittimi da Palermo, Milazzo, Messina, Reggio Calabria, Napoli e da Patti Marina, tramite aliscafo o traghetto. I collegamenti subiscono variazioni stagionali, ed alcuni sono completamente sospesi durante la stagione invernale. Consigliabile quindi verificare con le compagnie di trasporto, come Siremar o NGI, la tratta.

Info utili: ad Alicudi non esistono banche né bancomat, quindi regolatevi. Anche a Filicudi non è così semplice prelevare: l’unico bancomat si trova nel cortiletto del bar ristorante da Nino al porto. Ad agosto su entrambe le isole ormai c’è il “tutto esaurito”: scegliete un altro periodo per visitarle, magari tra aprile e giugno, oppure provvedete per tempo.