Leh, custode spirituale del Ladakh

welcome to leh

Leh, India on the road

Lasciata Keylong, ultimo baluardo di società civilizzata, e l’ultima ‘famosa’ pompa di benzina, ci prepariamo a perderci nei meravigliosi scenari himalayani.

Ormai, tra Nepal e India, è circa un mese che guidiamo le nostre moto attraverso vedute spettacolari, ma qua, sulla Manali-Leh “highway” ogni curva offre uno scorcio diverso, ogni raggio di sole sembra volerci regalare nuove vedute, imprimendole nelle nostre menti e assicurandole eternamente alle nostre memorie.

Nonostante gli inevitabili guasti meccanici, ricorderò queste giornate con piacere particolare; i monsoni hanno smesso di assediarci, il clima è fantastico e lo spirito rigenerato. Procediamo su piste di terra battuta tutto il giorno, visto il piacere della guida  fermare le moto ci risulta difficile, corriamo da una valle all’altra, passo dopo passo, tornante dopo tornante. Ci sentiamo liberi; ci sentiamo vivi.

Le moto, con l’aumentare dell’altitudine, iniziano ad arrancare. Sappiamo che qua manca l’ossigeno, ce ne rendiamo conto solo respirando, tutt’ora mi chiedo come un carburatore dell’88 abbia potuto superare quelle altitudini; l’unica spiegazione va al di la della logica e parla di spiriti himalayani, ma questa è un’altra storia…

Raggiunta la cima del passo Baralacha La (4980m) la sensazione è irreale: vista a 360° sulle cime himalayane, sotto di noi il minuscolo sentiero che ci ha accompagnato fin da Manali, di fronte le immense vallate che ci porteranno a Leh, non ci sono parole. Quei due minuti giustificano l’intero viaggio.

Affrontiamo la discesa dal passo: le discese sono ancora meglio delle salite in quanto finalmente le moto non hanno problemi di potenza e noi possiamo smettere preoccuparci e goderci la traversata. È una giornata splendida (come quasi tutte superato Rohtang La) e guidiamo fino al tramonto; ora il sole è quasi completamente sparito dietro alle nostre spalle e noi siamo ancora in mezzo al nulla.

Fortunatamente, proprio quando iniziamo a pensare di dover guidare tutta la notte, scorgiamo un agglomerato di 4/5 piccole tende bianche, immediatamente fermiamo i mezzi e raggiungiamo l’accampamento. Qui sono disponibili a ospitarci per la notte e addirittura hanno una bombola di gas con la quale cucineranno del riso e chapati, mai notizia fu più apprezzata.

Trascorsa la notte davanti a un grande fuoco, bevendo chai bollente e scambiando storie di viaggiatori, dormiamo malamente un paio d’ore e ci rimettiamo in marcia; il nostro campo è situato a circa 4800m di altitudine e tra il freddo vento himalayano e il mal d’altitudine, dormire risulta improbabile.

Appena lasciato il campo (Sarchu), passiamo il controllo documenti da parte della polizia indiana; stiamo entrando in Kashmire e quindi in Ladakh.

Un’altra giornata passa veloce mentre guidiamo liberi e felici. Consapevoli ormai di avercela quasi fatta, decidiamo di fare una tirata e raggiungere Leh entro sera. Inutile dire che a Leh quella sera non ci saremmo arrivati. Superati i grandi passi Nuchili La (4900m) e Lachalung La (5065m) siamo costretti a fermarci presso un accampamento locale, Pang. Va sostituito il carburatore e altri componenti di una moto, fortunatamente siamo attrezzati per evenienze simili, ma anche stanotte dormiremo in una tipica tenda laddaka. Non ne siamo entusiasti, ma festeggiamo con rum e vino indiano il fatto di trovarci al riparo in una tenda con del cibo a disposizione, e soprattutto di essere riusciti a riparare la moto.

india on the road

Passata una delle notti più difficile della mia vita (circa 5000m, in una tenda sbrindellata), ci svegliamo prestissimo, siamo tutti provati dalla nottata, ma felici ed euforici perché la meta è prossima. Il sole è già alto e noi siamo sicuri di andare verso Leh.

Finita la routine di manutenzione e carico delle moto siamo pronti ad affrontare l’ultimo tratto della mitica Manali-Leh, forse il più bello: l’ultimo passo tra noi e la meta, Taglang La (5328m), per il resto si tratta di un’enorme pista sabbiosa al centro della valle. Le ottime condizioni stradali ci permettono di correre veloci, affiancati, ci sentiamo davvero invincibili.

Superato anche l’ultimo passo il paesaggio cambia per l’ultima volta, ci troviamo a 3500m circa e la vegetazione ricomincia a occupare il fondo della valle, dove scorre il fiume Indus; anche le rocce e le montagne che costantemente ci accompagnano hanno cambiato colore, qui sono rossastre, si possono chiaramente osservare gli strati di diverse epoche storiche. Ci colpisce la saggezza e la grandezza di montagne come queste. Non si può che rimanerne ammaliati e provare un senso di profondo rispetto.

Anche la temperatura, man mano che discendiamo dal passo, inizia a salire; tutto sembra favorire le condizioni di vita umane. Si iniziano infatti a distinguere i primi templi sulla strada e, avvicinandosi a Leh, anche qualche pittoresca abitazione. Siamo arrivati, ormai nulla ci può fermare.
ladakh

Leh: eccoci, finalmente stiamo entrando in città.

Immediatamente ci sentiamo frastornati da tutta questa gente, rumori e caos generale, rimaniamo fermi nella via principale, ci guardiamo intorno, siamo increduli. Come bambini che davanti al regalo tanto desiderato, rimangono talmente scioccati da non riuscire nemmeno ad aprirlo.

Scorto un ristorantino ci fiondiamo a bere e mangiare, e con la pancia piena tutti riacquistiamo la lucidità necessaria a trovare una guest house. Passeremo la serata a girare questa fantastica cittadina, dimenticata da tutti, senza internet o linea telefonica, isolati dal resto del mondo. Un posto che sembra uscito da un libro di favole, incantevole di giorno così come di notte, romantico, spirituale e guardiano di una consapevolezza passata.

È come se qua gli aspetti negativi del divenire umano non venissero assimilati alla vita, permane una sorta di purezza congelata nelle nevi himalayane che 10 mesi l’anno isolano completamente la città.

Durante tutto il viaggio ho avuto l’impressione di correre a ritroso nel tempo, ma a Leh il tempo credo che si sia fermato per davvero, come se qualcuno avesse voluto farci accorgere di quello che ci perdiamo normalmente, che la vita può essere più semplice, e nello stesso tempo più soddisfacente, che non abbiamo sempre ragione noi, che c’è ancora molto da imparare, che si vive una volta sola e che questa vita è comunque troppo corta.

Ho passato circa una settimana a Leh, qui ho trovato la pace, un assaggio di vera felicità, insieme ad amici da ogni dove. Da solo ho affrontato il passo più alto Kardung La (5602m) e proprio dal tetto del mondo l’ho osservato, ci ho pensato e non ho saputo. Non ho saputo, ma ho capito che quel momento resterà dentro di me per sempre, tatuato sotto pelle fino alla fine dei miei giorni. Mi ha cambiato la vita.

Leh