Itinerario tra i ponti di Firenze

Ponti Firenze

Parafrasando Erodoto, potremmo dire che Firenze è “dono dell’Arno”: sorta nel punto più agevolmente guadabile delle rive del fiume, si è sviluppata, fin dall’epoca etrusca, proprio grazie alla sua posizione centrale e al collegamento fluviale. Andiamo per ponti, allora: un itinerario di Firenze lungarno di 2.6 km. molto pittoresco ci farà rivivere la storia della città, oltre che a fare splendide foto.

Cominciamo dal Ponte San Ferdinando, quello più a Est. Cominciamo in realtà con un fantasma, perché non esiste più: oggi il suo posto è stato preso dal Ponte di San Niccolò, che è stato costruito in cemento armato sul sito di quello precedente, minato dai Tedeschi nel 1944 durante la loro ritirata. È un vero peccato, perché quello originario, costruito nel 1837 quando ancora la Toscana era un Granducato, era un ponte in ferro, tenuto su da cavi di acciaio, che faceva il paio col Ponte San Leopoldo, alle Cascine, a Ovest (oggi Ponte alla Vittoria): stessa sorte, stessa bellezza perduta. Oggi i due ponti in cemento armato, resistenti, ma molto più banali, segnano il confine est-ovest del centro storico e ricordano le disgrazie della Seconda Guerra Mondiale.

Seguiamo il Lungarno della Zecca Vecchia verso il ponte Alle Grazie. Nel 1227, quando Firenze era ancora un Comune, l’allora Podestà Rubaconte da Mandello fece tirar su nove arcate, robustissime, che avrebbero resistito a tutte le peggiori e più devastanti alluvioni del fiume. C’erano delle cappellette ad ogni pilone e in una era ospitata un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa (faceva, appunto, “le grazie”). Delle altre, qualcuna era adibita a bottega, mentre nelle restanti si erano ritirate a meditare delle monache, che praticamente avevano dato vita a un vero e proprio convento, tutto sul ponte. Doveva essere molto suggestivo; ma poi: nel 1347 ampliano Piazza Mozzi e si mangiano due arcate, nel ‘400 spostano il convento, nell’800 buttano giù tutte le cappelle per far passare il tram, riducono le arcate a sei costruendo i lungarni e tirano via persino la cappelletta con la Madonna, portandola a riva, dov’è adesso, in un oratorio costruito ad hoc. Alla fine i Nazisti lo fanno saltare e la ricostruzione viene fatta in cinque arcate, con struttura di cemento e rivestimento in pietraforte. In un ponte, tutta la storia. Attraversatelo: sull’altra sponda, due splendidi giardini da visitare – il Parco Baldini e il giardino di Palazzo Serristori.

E soprattutto c’è da fare la più classica delle foto al Ponte Vecchio, col centro storico di Firenze dietro. Ci arrivate seguendo il Lungarno Torrigiani. Di Ponte Vecchio non vi dirò nulla: troverete informazioni storiche su qualsiasi cartello, guida, wikipedia. Basterà dire che era il ponte preferito da Hitler e che grazie a questo, dice la leggenda popolare, è stato risparmiato dalle mine. Per il resto, preferisco darvi due dritte genuine su dove andare a mangiare e dove dormire, qui. Restate oltrarno: prendete Via De Guicciardini e girate a destra in Via Dello Sprone. Arriverete in una piazzetta nascosta, Piazza della Passera. Vi dico solo: questa un tempo era zona di bordelli. Oggi è un’isoletta felice che molti turisti si perdono. Andate alla Trattoria Ai Quattro Leoni, e godetevi il mangiar toscano; oppure, ancora più fiorentinamente, alla Tripperia Il Magazzino (piazza della Passera 2/3 – tel. 055.215969), dove vi servono solo trippa e lampredotto e da dove uscirete irrimediabilmente conquistati dai Fiorentini e dal loro gusto di vivere. Consigliati da fiorentini doc. Per dormire, scegliere tra hotel o appartamenti a Firenze vicino al Ponte Vecchio vi permetterà di respirare appieno la magica atmosfera della città.

visitare Firenze: itinerario dei ponti

Attraversato Ponte Vecchio, seguendo gli Acciaiuoli, arrivate al ponte di Santa Trinita, a valle. Badate che si legge “Trìnita”, con l’accento sulla prima “i”: non fate figuracce coi fiorentini. Lo considerano il ponte più elegante di tutta Europa: sta di fatto che il disegno è di Michelangelo. Tre volte ad arco di catenaria, dalla resistenza statica eccezionale. Pareva un ponte maledetto: la prima versione del 1252 era crollata dopo pochi anni; rifatto nel 1259 era crollato di nuovo sotto il peso della folla accalcata per uno spettacolo sull’Arno; quelli dopo, via con le piene del fiume. Solo Michelangelo sembrò risolvere il problema. Peccato poi che la barbarie nazista riuscì ad avere la meglio anche sul grande artista. Quello che vediamo oggi è la ricostruzione del dopoguerra, “com’era e dov’era”.

Arrivati infine al Ponte della Carraia – ennesima ricostruzione in cemento di un capolavoro del ’500 – guardiamoci indietro e consoliamoci così: aggredita, violentata, distrutta e ricostruita, la bellezza di Firenze è più forte di qualsiasi scempio e continuerà a stupire finché l’Arno continuerà a scorrere sotto i suoi ponti. Sì, è retorico, lo so, ma con Firenze ci voleva. Per tornare coi piedi per terra, visto che si sarà fatta sera, andate ancora “di là d’Arno”, nel quartiere di San Frediano, tra locali dove si fa musica dal vivo e si gustano piatti sani (cercate in Piazza Tasso i carciofi del ristorante Al Tranvai e poi, all’angolo con Via Vasco Pratolini, il Circolo Aurora): celebrate così la vitalità e la bellezza di Firenze. Meno retorico, molto più divertente.