Arte Sella, dove la natura si fa arte

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Arte Sella: Alfio Bonanno, Chiocciola

Alfio Bonanno: Chiocciola (2012) – © Arte Sella foto di: Giacomo Bianchi

Immaginate un bosco in cui gli alberi si dedichino all’arte contemporanea. Sì, proprio così: un bosco in cui la Natura faccia arte. Avrete visto, sparsi qua e là per il mondo, parchi e spazi aperti eletti a scenografia in cui contenere e conservare opere d’arte – del resto, qualsiasi parco o giardino all’italiana fin dal Rinascimento è stato concepito come “scrigno verde” in cui le opere d’arte interagiscano col paesaggio; direte che non c’è niente di nuovo. Invece no: dovete immaginare un bosco in cui la natura stessa, il legno, le pietre trovate sul posto, le piante che crescono lì, quell’ambiente preciso si trasformi, col tempo, secondo il processo naturale e il passare delle stagioni, in opera d’arte, assecondando prima e sviluppando poi secondo una linea inaspettata e imprevedibile un suggerimento impostato da un artista umano.

Vi sembra un sogno da studente di Brera con una coscienza ecologista ipertrofica?

Be’, questo posto esiste. Arte Sella si trova in Trentino, per la precisione in Val Sella.

Siamo a Nord dell’Altopiano di Asiago, in Valsugana: risalendo il Brenta, se, incrociando il torrente Moggio, imbocchiamo la valle incuneata tra la Cima della Caldiera, il Monte Ortigara, le Cime Dieci, Undici, Dodici e il Monte Gomion, ci ritroviamo in 6000 ettari di paradiso, senza un vero e proprio centro urbano principale – malghe, rifugi, case di villeggiatura, alberghi, sì, ne troverete, ma è l’ambiente a farla da padrone.

La dolorosa storia della Prima Guerra Mondiale (l’Ortigara è ricordato ad esempio in uno dei più bei canti degli Alpini, il tragico “Ta-Pum”) sembra lontana, di fronte alla maestosa bellezza del paesaggio; ma forse è bello pensare che, proprio dove si sia sfogato il peggio dell’Uomo, oggi si possa celebrare una delle migliori attività umane, quella creativa.

Arte Sella: Alois Steger - Spirale

Alois Steger: Spirale (2011) – © Arte Sella foto di Giacomo Bianchi

Allora eccoci presso la Malga Costa, ufficialmente nel comune di Borgo Valsugana, ma siamo in realtà sulla SS47 a una decina di km da Borgo Valsugana, a 990 m. di quota. È una passeggiata di 2 km. sul versante del Monte Armentera – calcolate una mezza giornata per la visita (a seconda della stagione: l’area è visitabile in qualsiasi giorno dell’anno – escluso Natale – purché la neve vi permetta di arrivarci!).

Negli Spazi livioRossi, in Via Ausugum 55, in Borgo Valsugana, troverete tutte le indicazioni necessarie ad orientarvi: è la sede dell’Associazione ArteSella ed è anche un palazzo storico (della famiglia Rossi da generazioni) perfettamente restaurato.

E pensare che quando tutto è nato, nel 1986, da un sogno di Carlotta Strobele, Emanuele Montibeller ed Enrico Ferrari, sul parco generosamente messo a disposizione dalla stessa Strobele, la gente del luogo li pigliava per matti. Si diceva: “Fare Arte Sella”, come a dire “fare uno strambezzo”. Ma con l’aiuto di Jacob De Chirico e l’Associazione Amici di Borgo, presieduta da Livio Rossi, già nel 1990, alla terza edizione, Arte Sella era ormai per tutti sinonimo di evento, di iniziativa unica per valorizzare il territorio. Sono passati di qui più di 300 artisti, internazionalmente noti, e la suggestione magica del posto ha attirato attori, musicisti, scrittori: Marco Paolini, Elisa, Lorenzo Cherubini, i Marlene Kuntz, Goran Bregovic, Vinicio Capossela, il grande violoncellista Mario Brunello (che qui ha creato la sua “Fucina”), Alessandro Baricco coi “suoi” ragazzi della Scuola Holden – tutti hanno trovato (e continuano a trovare, in molti casi) ispirazione e spunti creativi.

Arte Sella: Cameron Hockenson - Ciclo Riproduttivo

Cameron Hockenson: Ciclo Riproduttivo (2010) – © Arte Sella foto di Giacomo Bianchi

Ora, a passare di qui, tra alberi secolari e ampi pascoli d’altura, ci si imbatte in lavori di nomi del calibro di Jaakko Pernu, Francois Lelong, Giuliano Orsingher, Roy F. Staab, Thierry Teneul, tanto per citarne qualcuno, per un totale di 45 opere. I materiali con cui sono fatte provengono tutti dal territorio circostante: gli artisti non hanno alterato l’ambiente, hanno recuperato quello che gli serviva – sassi, rami, foglie, terra – raccogliendolo lì attorno e poi lasciandolo alla rielaborazione successiva degli agenti atmosferici e dei cicli naturali. La sensazione che si prova è davvero quella di essere parte di un’idea nuova del rapporto tra l’Uomo e il Mondo che gli è stato dato a disposizione – forse addirittura un concetto diverso di Ecologia: non più solo salvaguardia dell’ambiente; ma una ricerca di come vivere “con e nella” natura, ricreandola col rispetto di chi chiede una collaborazione, non con la protervia di chi impone la propria visione mutando la sostanza di quel che lo circonda.

È soprattutto nella Cattedrale Vegetale che quest’idea diventa realtà – spettacolare e magica. Tre navate di dodici metri di altezza e una superficie di 1220 metri quadrati, quattrocentoventi colonne di sostegno, cinquecento anelli, tremila ramoscelli intrecciati, 80 colonne: una vera e propria cattedrale gotica progettata dall’architetto Giuliano Mauri che… ancora non c’è! Tra vent’anni, quando gli alberi piantati saranno cresciuti, la Natura, avrà completato il genio dell’Uomo.

E lo stupore sarà ogni giorno diverso.