Segesta e Selinunte, nemiche storiche nell’antica Sicilia

Segesta e SelinuteCC Sarah Murray

Ai Greci la Sicilia piaceva parecchio. Ecco perché hanno lasciato fior fiori di testimonianze e resti monumentali che ancora oggi svettano sulla cima di colline e da lì diffondono il loro fascino di luoghi al di fuori del tempo. Segesta e Selinunte ne sono un esempio, due città il cui annoso conflitto andò ad alimentare la lotta tra Greci e Cartaginesi per il controllo della Sicilia. I Cartaginesi si allearono prima con Selinunte, mentre la nemica era alleata con Atene; poi con Segesta e distrussero Selinunte, che fu ricostruita e distrutta ancora una volta, mentre Segesta crollò al cospetto del tiranno di Siracusa. Tra una distruzione e l’altra, andiamo alla scoperta dei resti di queste due antiche nemiche.

Segesta

Segesta oggi è una città fantasma, non più abitata da parecchi secoli. Non avrete difficoltà a immaginare i resti ricchi di storia brulicanti di vita. L’antica città si trova sul monte Barbaro nel comune di Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani. Fondata dagli Elimi, antico popolo siculo dalle origini incerte, è stata poi soggetta a dominazione ellenica e romana. Camminando lungo i pontili al di sopra di antiche fortificazioni e resti di altre civiltà la sensazione è quella di fare un viaggio nella storia. Bellissimo è il tempio di Segesta, magnifico esempio di stile dorico in ottimo stato di conservazione. Non da meno è il teatro greco scavato nella roccia che probabilmente risale alla metà del V secolo e che poteva ospitare circa tremila spettatori. È coreograficamente situato sulla cima del monte Barbaro, vi aspetta perciò una scarpinata per raggiungerlo, soprattutto se ci arrivate dopo aver visitato il tempio, che si trova dalla parte opposta, ma ne vale la pena. Il teatro è stato restaurato di recente e viene utilizzato in occasione di eventi teatrali che rievocano la Sicilia antica come quelli che si tengono in occasione del Segesta festival, tra fine luglio e fine agosto. Dell’antica città sono note anche le fortificazioni con la Porta di Valle, i resti di alcune costruzioni medievali e poi l’agorà e la “casa del navarca” con delle decorazioni raffiguranti la prora di una nave risalenti al periodo greco.

Selinute

Selinute | CC Hans Suter

Selinunte

In eterna competizione con Segesta era Selinunte, a una sessantina di chilometri e a una cinquantina di minuti di distanza. Il suo nome deriva da Sélinon, una specie di prezzemolo selvatico molto diffuso nella zona. Venne rasa al suolo nel 409 a.C. dai Cartaginesi e da Annibale che dopo essersi fatto pagare il riscatto per lasciare in pace la città, ne saccheggiò i templi e ne distrusse le mura. L’area archeologica, grande circa quaranta ettari, si trova nel comune di Castelvetrano ed è suddivisa in zone. Vi consigliamo di arrivarci auto muniti per godere appieno di tutto ciò che ha da offrirvi. Una delle zone più interessanti è sicuramente l’acropoli, dove troneggiano gli imponenti resti di numerosi templi di ordine dorico e di fortificazioni a strapiombo sul mare con un effetto davvero suggestivo. Lasciate la macchina nel parcheggio davanti all’entrata e inoltratevi in quella che un tempo era il cuore pulsante della città: poco distante dall’ingresso vi accoglierà la Torre di Polluce, costruita sui resti di una torre più antica per difendersi dalle incursioni saracene. Poi seguite il percorso segnalato dai cartelli per andare all’inseguimento dell’antica anima di Selinunte. Degna della vostra attenzione è anche la necropoli disseminata di tombe scavate nel tufo e camere coperte dove sono stati rinvenuti anfore e pithoi. Alcuni terremoti avvenuti in passato hanno in parte danneggiato alcuni edifici, ma molti sono stati restaurati. Fra questi uno dei più interessanti è il Tempio di Hera, che si trova sulla collina orientale assieme ad altri templi minori come quello di Hekate. C’è poi la collina Gaggera con il santuario della Malophòros e la collina Mannuzza con l’antico abitato, sempre raggiungibili in auto. Durante gli scavi sono stati ritrovati parecchi reperti per lo più conservati nel Museo Nazionale Archeologico di Palermo, tranne il celebre Efebo di Selinunte che si trova nel Museo comunale di Castelvetrano.

Come arrivare. Da Palermo, lungo la Palermo-Trapani trovate l’uscita Segesta. Da Trapani, invece, oercorrete l’A29 direzione Palermo e uscite allo svincolo di Segesta. Segesta è a circa 50 km da Selinunte, per raggiungerla basta imboccare la A29 in direzione Mazara del Vallo e uscire al casello di Castelvetrano.

Dove dormire. Consigliamo l’Hotel Relais Angimbé, una casa rurale nei pressi delle rovine di Segesta con piscina e terrazza panoramica. Per chi vuole spendere meno, c’è Villa Del Bosco azienda agricola biologica un po’ difficile da raggiungere.