Giglio Castello, un tuffo nella storia

Sempre maggio, ancora una giornata splendida. Colazione sul mare al bar del campeggio con cappuccio e brioche. Accarezzati da una fresca brezza mattutina, i raggi del sole già tiepidi ci preannunciano una giornata  calda.

Prendiamo la macchina per Giglio Castello, decidiamo di iniziare a esplorare l’isola del Giglio partendo dalla sua storia. Andiamo su in cima dove, a mo’ di vedetta, spicca uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia. Le sue mura appaiono ancora imponenti. Dopo aver parcheggiato ci avventuriamo subito lungo i camminamenti. Presi dalla smania di vedere entriamo dalla porta più vicina che poco dopo scopriamo essere la principale: un ingresso caratteristico con tre passaggi addossati a giganteschi massi di granito. Tra feritoie e trioni esploriamo i vicoli abbarbicati interrotti da scale e baschetti. Alla sommità del borgo, in Piazza XVIII novembre, si trova l’antica Rocca Pisana del XII sec. Sul lato ovest, in posizione dominante, si erge la graziosa chiesa di S. Pietro Apostolo, risalente al XV sec., restaurata nel Settecento in tipico stile tardo-barocco. Dopo aver scattato qualche foto qua e là, entriamo con una certa deferenza in quel luogo fresco e silenzioso le cui pietre trasudano cultura.

All’interno della chiesa si trovano oggetti di valore, quali due mirabili acquasantiere, un elegante altare di marmo policromo e un presbiterio impreziosito dai busti di S. Mamiliano e S. Pietro Apostolo. Sulle cappelle laterali veniamo colpiti da tre splendide tele firmate dai fratelli Nasini (XVII sec.). Ma tra tutto ciò che ci circonda siamo magneticamente attratti da una grande teca colma di preziosità. Si tratta della Cappella del Crocefisso che custodisce cimeli artistici e devozionali, provenienti dalla Cappella di Papa Innocenzo XIII, che ne fece dono, nel 1725, al suo segretario Olimpio Milani, nativo del Giglio.

Tra i tesori esposti, dipinti del Seicento di scuola veneta e fiorentina, candelieri, calici in argento casellato; il reliquario con il velo della Madonna, appartenuto a Urbano VIII, le reliquie di S. Giuseppe e di Urbano, e la magnifica reliquia d’argento del 1724 con l’ulna destra di S. Mamiliano, da sempre venerato dai Gigliesi. Tra tutto, al centro della teca, spicca in evidenza un pregevole crocifisso d’avorio. Sulla sinistra della piccola cappella, in bella mostra, si posso invece notare armi saracene, con impugnatura d’argento e intarsi d’oro, a testimonianza della fuga dei tunisini dopo l’ultimo assalto del 1799.

Usciamo dalla piccola chiesetta un po’ assorti e la luce forte ci fa socchiudere gli occhi, ci sediamo un poco sulla gradinata e chiacchierando guardiamo  il mare all’orizzonte. Poi, dopo un caffè e qualche sbirciatina ai carinissimi negozi nascosti tra le stradine, riprendiamo la nostra passeggiata. Vicino alla chiesa un bel pozzo dalle colonne squadrate sta nel centro di un piazzale, proseguiamo lungo le mura dell’abitato, ed è impossibile non fermarsi per ammirare la vista mozzafiato sulle isole di Giannutri, Montecristo, Elba e Corsica.

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